Barbara Ciolli

La Germania trema per gli omicidi dell’estrema destra

La Germania trema per gli omicidi dell’estrema destra

Il sospettato per la morte del governatore Lübcke è legato da 25 anni ai neonazi. Dal 2015 sono state ferite diverse figure pubbliche dalla parte dei migranti. Come la sindaca di Colonia accoltellata.

18 Giugno 2019 06.00

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L’omicidio in Germania del politico regionale Walter Lübcke è una brutta storia, per l’importanza del caso la procura generale federale ha rilevato l’inchiesta avviata dalla procura locale di Kassel. Dopo l’arresto nel weekend del sospettato di 45 anni Stefan E. con «chiari rapporti con gli ambienti di estrema destra almeno nel passato», la pista dell’attentato politico è diventata molto probabile. Le informazioni sull’uomo filtrate dagli ambienti investigativi sono circostanziate: il settimanale tedesco der Spiegel ne conosce anche l’identità, i quotidiani Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) e Bild hanno anticipato dettagli analoghi con molte indiscrezioni. Lo avrebbe incastrato l’esame del suo Dna, coincidente con le tracce rimaste sul corpo di Lübcke. Il fermato avrebbe diversi precedenti penali per attacchi anche con esplosivi agli alloggi dei richiedenti asilo. Il movente del caso Lübcke resta da appurare, ma tutto fa pensare al peggio. Anche perché l’esponente dei cristiano-democratici (Cdu) come Angela Merkel, era noto nel suo Land dell’Assia per aver sposato con fermezza le politiche di accoglienza della cancelliera.

SOTTO SCORTA DOPO LE MINACCE

Prese le difese sui profughi nell’estate del 2015, Lübcke era stato attaccato su Internet dai simpatizzanti del movimento anti-islamico Pegida in una dura campagna di odio. Amministratore comunale dagli Anni 80 e da 10 anni governatore del distretto di Kassel (uno dei tre dipartimenti regionali del Land), aveva invitato chi non condivideva i valori cristiani di aiutare chi è in difficoltà «a lasciare il Paese in qualsiasi momento», ricevendo indietro parecchi auguri di morte. Anche a una manifestazione dei Pegida a Dresda nell’ottobre successivo Lübcke fu minacciato di morte e finì temporaneamente sotto scorta dalla polizia. Amministratori del Land a lui molto vicini, come il suo vice Hermann-Joseph Klüber (Cdu) – ex procuratore generale e vice-presidente della polizia dell’Assia – hanno riferito di minacce subite da Lübcke anche dai cosiddetti Cittadini del Reich. Un piccolo gruppo eversivo, sottovalutato per anni dall’antiterrorismo, con tesi deliranti che si è armato illegalmente e che, come altri elementi del sottobosco delle estreme destre tedesche, frequenta i raduni dei Pegida nella città dell’Est capoluogo della Sassonia.

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La folla ai funerali di Lübcke, da 10 anni amministratore regionale della Cdu nell’Assia, in Germania. GETTY.

TRA I NEONAZI CON LE INIZIALI DI HITLER

Il fermato per l’omicidio di Lübcke avrebbe contatti con militanti del gruppo neonazista Combat 18 (i numeri della prima lettera dell’alfabeto A e della ottava H, le iniziali di Adolf Hitler) e graviterebbe da 25 anni in ambienti xenofobi. Se confermata, l’omicidio di Lübcke, ucciso il 2 giugno scorso a 65 anni da un colpo alla testa sul terrazzo della sua villa a Kassel, sarebbe il più grave attentato politico da parte di estremisti di destra dall’ingresso in Germania di un milione di richiedenti asilo di quattro estati fa. Ma, come riportato da Lettera43.it, non sarebbe l’unico: nel novembre del 2017, un sindaco del Land multietnico del Nord-Reno Westfalia, attaccato all’Assia, fu pugnalato alla gola all’uscita di un chiosco del kebab. Come Lübcke, anche il 57enne Andreas Hollstein militava nella Cdu e aveva dichiarato il suo comune Altena, di circa 20 mila abitanti, aperto agli stranieri, diventando un bersaglio degli estremisti xenofobi. Coautore del libro Mein Kampf – Contro le destre, Hollstein si era battuto per aver dato un tetto a un centinaio di richiedenti asilo in più della quota prevista, ricevendo da Merkel il Premio nazionale all’integrazione.

LA SINDACA DI COLONIA ACCOLTELLATA

Rimarginate ferite, il primo cittadino di Altena ha proseguito con l’accoglienza, «il compito della politica non è alimentare l’odio, ma unire la società». Parlato come il sindaco di Rottenburg sul Neckar Stephan Neher (sempre in quota Cdu), che in piena attesa dell’esito delle indagini per la morte del compagno di partito e amministratore, si è detto pronto «a mandare degli autobus fino in Sicilia», per prendersi i 53 migranti (10 di loro sono stati fatti sbarcare a Lampedusa per ragioni umanitaria) dell’ultima nave della Sea Watch bloccata nel Mediterraneo. Come Kiel e Berlino, la cittadina del Baden Württemberg fa parte dei 60 Comuni tedeschi che si sono autoproclamati «porti sicuri» da quando il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha iniziato a chiudere i porti della penisola. Al Congresso del 13 giugno scorso della rete, i sindaci accoglienti della Germania hanno ribadito che le loro città sono aperte, perché «solo da gennaio 2019 sono morti in mare centinaia di esseri umani». Tra loro spicca la sindaca di Colonia Henriette Reker (Cdu), accoltellata nel 2015 come Hollstein da un 44enne xenofobo durante la campagna elettorale.

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L’attacco nel 2015 al sindaco di Colonia, Henriette Reker (Cdu), durante la campagna elettorale. GETTY,

GRAVE SCONTRO POLITICO E SOCIALE

«Senza avere risposte concrete», un’estate fa Reker e altri sindaci hanno scritto una lettera alla cancelliera cristiana-democratica, per chiedere al governo di farsi carico dei migranti salvati in mare. Della rete “porti sicuri” tedeschi fanno parte Amministrazioni di sinistra (Spd, Linke e Verdi) ma anche dei conservatori democristiani di Merkel, spesso al governo con in Verdi in Land aperti come l’Assia, il Nord-Reno Westfalia e il Baden Württemberg. Reker, Neher, Hollstein e lo scomparso Lübcke hanno finito per scontrati con gli stessi vertici dell’Unione della Cdu-Csu (il ramo bavarese dei popolari) al governo con la Spd. Sono il volto della metà buona della Germania in lotta contro le sirene populiste dell’estrema destra, care anche al ministro dell’Interno Horst Seehofer (Csu) che Merkel è costretta a tenersi per non far cadere l’esecutivo. E sono anche la prova del drammatico scontro sociale e politico in atto, anche nell’Est, dove è forte la presa dell’estrema destra Alternative für Deutschland (AfD). Alcuni amministratori locali sono stati costretti a dimettersi o a fare le valigie e spostarsi altrove con le famiglie, per sfuggire alle intimidazioni dei naziskin: auto bruciate e minacce di morte come contro Lübcke.

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Commenti: 1

  1. Fonti attendibili riportano che pare sia stato Salvini. Arrestatelo!

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