Germania ostaggio dello smog

Redazione
13/12/2010

da Berlino Pierluigi Mennitti Sembrava la soluzione definitiva per combattere l’inquinamento nelle città: creare in centro un’ampia zona verde, limitare...

Germania ostaggio dello smog

da Berlino
Pierluigi Mennitti

Sembrava la soluzione definitiva per combattere l’inquinamento nelle città: creare in centro un’ampia zona verde, limitare o vietare del tutto il transito delle auto, realizzare parcheggi a pagamento per scoraggiare l’utilizzo del mezzo privato e incentivare quello pubblico.
In Germania le chiamano Umweltzonen, letteralmente zone ambientali. A seconda delle città e delle restrizioni imposte, ci si accede con uno speciale permesso o con una targhetta verde che testimonia la presenza nei tubi di scarico di sofisticati filtri che limitano l’emissione dell’ossido di carbonio. Simili misure sono state adottate in questi ultimi anni in molte città europee e anche italiane.

Berlino sommersa dalle polveri sottili

Adesso uno studio dell’Adac, l’Aci tedesca, traccia un primo bilancio: deludente. Come ha riportato la Welt, il 13 dicembre, «gli effetti prodotti sono di gran lunga inferiori rispetto alle attese di politici ed ecologisti». L’analisi è stata condotta in tre grandi città della Germania: Berlino, Monaco e Stoccarda.
Nella capitale, ha sottolineato il quotidiano, dall’anno scorso le polveri sottili sono addirittura aumentate, nonostante da gennaio sia entrato in vigore l’obbligo di circolazione con una vignetta verde all’interno del Ring (l’anello ferroviario che circonda la città, una sorta di raccordo anulare su cui si muovono i treni metropolitani), lasciando al palo tutte le auto più vecchie che non dispongono di sistemi catalizzati.
Al Neckartor di Stoccarda, i livelli massimi di emissione consentiti sono stati già superati in 90 giorni dell’anno in corso. E anche a Monaco, sulla Landshuter Allee i giorni “fuorilegge” sono 58, già sei in più rispetto al 2009 e mancano ancora le settimane delle feste natalizie. Una normativa europea del 2005 permette solo 35 giorni di sforamento, poco più di un mese. In tutte e tre le città monitorate, il limite è già stato abbondantemente superato.

Per adeguare le auto fino a 1000 euro di spesa

«Le zone verdi non hanno portato i successi attesi», ha dichiarato convinto il presidente dell’Adac, Peter Meyer, «e i nostri test, che hanno messo a confronto la qualità dell’aria delle zone a traffico limitato con quelle senza restrizioni, non hanno mostrato differenze significative». Meyer non l’ha mandata a dire: «Si tratta di un fiasco, di una vera e propria bidonata».
La Welt ha interpellato anche l’Ufficio federale per i beni ambientali, che si è dimostrato più prudente nella valutazione dell’efficacia dei sistemi adottati: «Ogni anno registriamo risultati diversi, dipende dalle condizioni meteorologiche», ha affermato un responsabile, «a Berlino, per esempio, l’introduzione della vignetta verde ha consentito di ridurre i giorni di sforamento da tre a cinque l’anno».
Come risultato non pare, obiettivamente, un gran successo. Ma l’assessore all’Ambiente della capitale, Katrin Lompscher della Linke, tiene duro, anche se non cita le fonti: «L’emissione di fuliggine dovuta al traffico degli automezzi si è ridotta di un terzo».
Le misure per contenere l’inquinamento prodotto dal traffico sono state piuttosto costose per i cittadini privati, che hanno dovuto adeguare i motori delle proprie auto alle nuove norme con spese che hanno raggiunto anche oltre 1000 euro a testa, a seconda dei modelli di vetture, e per le casse pubbliche: tutti gli autobus e gli automezzi pubblici di una certa età sono stati costretti a rientrare in officina per essere attrezzati con filtri e catalizzatori.
Alcune conseguenze sono state però paradossali: a fronte di una riduzione dell’emissione di fuliggine si è riscontrato un aumento di quella dell’ossido di azoto. E dall’inizio del 2010, l’Unione europea ha introdotto dei limiti: in un anno, non possono essere gettati nell’aria in media più di 40 microgrammi per metro cubo. «È già oggi evidente», ha sostenuto la Welt, «che questo limite verrà superato anche all’interno della zona verde di Berlino».

Il diesel nel mirino degli ambientalisti

C’è chi punta l’indice contro i motori diesel. Per il capo dell’associazione Deutsche Umwelthilfe, Jürgen Resch, andrebbe introdotta una nuova vignetta, questa volta blu, con la quale certificare ulteriori filtri a veicoli pubblici e privati alimentati a diesel, capaci di limitare le emissioni di ossido d’azoto: «Mi appello al governo, affinché introduca il nuovo sistema e sovvenzioni i costi necessari».
Ma adesso, oltre al presidente dell’Adac, cominciano a non fidarsi neppure i politici. Se appare scontato il rifiuto dei liberali che, per bocca del loro esperto parlamentare Patrick Döring, invitano a «non rendere gli automobilisti più insicuri con nuove vignette», più sorprendente appare la cautela dei Verdi.
Il presidente della Commissione dei trasporti del Bundestag, Winfried Hermann, pur considerando in principio buona la proposta, avverte: «In questo caso, però, sarebbe bene verificarne prima l’efficacia».