Germania, così si scrive il patto di grande coalizione

Barbara Ciolli
14/03/2018

Merkel e gli altri leader di governo tedeschi hanno redatto e firmato quasi 200 pagine di programma. Accade dagli Anni 60. Una lunga marcia, con due mesi di trattative per evitare furberie e ribaltoni.

Germania, così si scrive il patto di grande coalizione

Il 14 marzo 2018, quasi mezzo anni dopo il voto nazionale del 24 settembre scorso, in Germania Angela Merkel ha giurato per il quarto mandato da cancelliera, confermata dal parlamento. Stavolta e per la prima volta c'è voluto molto più del solito per raggiungere un'intesa tra i partiti per il governo e nell'assemblea dei legislatori più grande di sempre (il numero dei deputati varia per eccesso per mantenere, secondo la legge elettorale, una ripartizione proporzionale nonostante una quota di candidati eletti su base maggioritaria), Merkel è passata con 35 voti in meno della Grande coalizione che rappresenta.

177 PAGINE DI ACCORDO. Pazienza, alla cancelliera è sempre successo e gli scontenti poi erano più che mai preventivati, nella convivenza tra cristiano-democratici e sociali (Cdu-Csu) e socialdemocratici (Spd) più obbligata che si ricordi. Anche il severo ex ministro delle Finanze, diventato capo del parlamento, Wolfgang Schäuble ha ricordato a Merkel la «strada dura davanti». Non di meno fanno invidia ai politici italiani le foto della cancelliera e dei leader dell'ala bavarese dei conservatori (Cdu) e dei socialdemocratici, mentre sorridono solelvati dopo la firma del Trattato di grande coalizione di 177 pagine, concordate punto per punto, che li legherà per i prossimi quattro anni.

Proprio così: prima dell'avventura di un nuovo governo i partiti tedeschi coinvolti – non solo di larghe intese, anche esecutivi tra conservatori e liberali o tra socialdemocratici e Verdi – redigono insieme un programma di governo che sottoscrivono come Trattato di coalizione. In passato la procedura è stata criticata come eccessivamente vincolante e tacciata di incostituzionalità, ma ha garantito alla Germania governi stabili, anche tra coabitanti indigesti: anziché dopo, si litiga prima. Come lo scorso autunno, quando il leader dei liberali (Fpd) Christian Lindner ha mandato a monte i primi colloqui per un governo tra la destra tedesca e i Verdi. Mai era successo e mai strappo è stato più duro.

PATTO ANTI-RIBALTONI. Ma una volta accordati, è fatta. Se in Germania cade un esecutivo è per un affaire o impegni traditi con gli elettori, non per ribaltoni. Chi lo sfascia si prende la responsabilità di aver violato un punto dell'accordo: tutto è messo nero su bianco. Il partito che cambia idea si assume il rischio della non coerenza, che tra i tedeschi è ancora una virtù: vedesi la rovinosa caduta di Martin Schulz, da leader della Spd (poi dimissionario) e astro nascente del Merkel IV (ministro degli Esteri in pectore e probabile vice-cancelliere) a deputato semplice del Bundestag, per aver rinnegato il suo tre volte – in campagna elettorale, subito dopo il voto e anche durante le trattative tra Cdu-Csu, Fpd e Verdi – «mai al governo con Merkel».

L'ex capo dell'Europarlamento Schulz ha spinto per mettere tra i primi punti del trattato gli investimenti per la crescita sia in Germania sia nell'Ue

Ogni Trattato di coalizione ha un titolo avveniristico e altisonante, sintesi della linea e degli obiettivi dei programmi, che di tanto in tanto dà ai paludati governi tedeschi l'appeal collettivista dei piani quinquennali cinesi (ma li fanno ancora anche l'Iran e la Corea del Nord) di staliniana memoria. «In marcia verso il rinnovamento. La via della Germania nel 21esimo secolo», è per esempio il nome del pamplet del programma di accordo, nell'ottobre del 1998, per l'esecutivo tra socialdemocratici e Verdi. Nel 2005, per la prima grande coalizione con Merkel, Cdu-Csu e Spd scelserso: «Insieme per la Germania. Con coraggio e umanità».

I LEITMOTIV DEI TRATTATI. I titoli successivi sono stati più sobri («Crescita, formazione e coesione», per l'esecutivo di centro-destra del 2009, e «Forgiare il futuro della Germania», per la grande coalizione del 2013). Mentre per le ultime larghe intese, nonostante le premesse di convivenza forzata, si è tornati a una visione di slancio: «Una nuova partenza per l'Europa – Un nuovo dinamismo per la Germania – Una nuova tenuta per il nostro Paese». L'impulso al cambiamento è stato dato, nelle trattative, soprattutto dall'ex capo dell'Europarlamento Schulz, che ha spinto per inserire tra i primi punti del trattato gli investimenti sia per la crescita e l'occupazione interna sia per l'economia dell'Unione europea.

Un Leitmotiv premesso anche nelle 28 pagine, sottoscritte a gennaio al termine dei colloqui preliminari, da pilastro all'accordo poi completo di un mese dopo. In ogni Trattato di coalizione si definiscono dettagliatamente i programmi di tutti i ministeri: nell'ultimo, in tema immigrazione, è fissato di non superare i 220 mila ingressi l'anno e, in tema di sostegno alle famiglie, specificato che il contributo statale per figlio aumenterà di 25 euro al mese entro il 2021. È un patto tra i partiti e con i cittadini, quest'ultimo sottoposto dalla Spd anche al referendum tra i circa 460 mila iscritti. Le promesse non si volatizzano dopo del voto ma, limate dal compromesso, vengono impresse nel programma di governo. A buona memoria degli elettori a fine legislatura.

TRASPARENZA VOLONTARIA. Si decanta tanto in Italia la serietà dei tedeschi. Mettere per iscritto gli impegni presi non è obbligatorio neanche per loro: una pratica avviata nel 1961 da cristiano-democratici e sociali e liberali e ormai consuetudine, ora più che mai che la governabilità è a rischio anche in Germania, e tuttavia non indicata nella Costituzione. Niente prescrive – né vieta – anche in Italia Trattati di coalizione: per accordarsi su 200 pagine di solito a Berlino impiegano due mesi. Se Lindner avesse detto sì, anche nel 2017 i tedeschi avrebbero avuto un nuovo governo a novembre, dalle Legislative che di regola si tengono sempre a settembre. Ma davvero nell'Italia dei patti occulti (Nazareno, Bicamerale, voto di scambio) si può rinunciare alla politica di tutto e del contrario di tutto?