La crisi della Germania tra buchi nelle finanze, proteste e scioperi

Stefano Grazioli
15/01/2024

I ferrovieri hanno incrociato le braccia chiedendo aumenti salariali. Gli agricoltori bloccano il traffico con i trattori contro la riduzione delle sovvenzioni. I medici di base si lamentano. Mentre la coperta del governo Scholz si fa sempre più corta. Senza contare i sondaggi di gradimento in picchiata per il cancelliere e i ministri degli Esteri e dell'Economia. La locomotiva d'Europa ormai è solo un ricordo.

La crisi della Germania tra buchi nelle finanze, proteste e scioperi

Non c’è più la Germania di una volta. Non da oggi, ma già da un pezzo. L’inizio del 2024 ha solo confermato una volta in più come i tempi siano cambiati. Solo nell’ultima settimana i ferrovieri hanno scioperato per tre giorni, con il sindacato Gdl a chiedere aumenti salariali e una riduzione delle ore di lavoro anche per dare respiro a un sistema che se non è al collasso ci si sta avvicinando: cattiva gestione manageriale, problemi tecnici, ritardi colossali che fanno imbufalire i tedeschi. Poi ci si sono messi anche gli agricoltori con proteste di massa in tutto il Paese. Migliaia di trattori hanno bloccato strade e autostrade per manifestare contro la riduzione delle sovvenzioni. Il governo del cancelliere Olaf Scholz ha già messo una pezza, anche se l’opposizione, guidata dai conservatori della Cdu/Csu, partiti di riferimento di contadini e allevatori, soffia sul fuoco. E ancora in questo caso sempre i tedeschi, stavolta non passeggeri, ma automobilisti, sono stati costretti ad affrontare giornate di passione. Gli scorsi mesi erano stati i giovani ambientalisti di Last Generation a incollarsi le mani sull’asfalto bloccando ovunque il traffico, facendo saltare i nervi a pendolari e vacanzieri. Incazzati come bestie, avrebbe detto Gioele Dix.

La crisi della Germania tra buchi nelle finanze, proteste e scioperi
La protesta degli agricoltori in Germania (Getty Images).

Il buco da 60 miliardi nelle finanze e l’aumento del divario tra ricchi e poveri

Il 2023 si è appena chiuso per la coalizione semaforo (Spd, Verdi e Liberali) con la scoperta di un buco da 60 miliardi nelle finanze, questione di calcoli sbagliati che ora stanno mettendo Scholz e compagni in difficoltà per soddisfare tutti, non solo ferrovieri e agricoltori. La coperta tedesca sarà anche lunga, ma se la stagione invernale, metaforicamente, proseguirà qualcuno soffrirà il freddo: si lamentano i medici di base, oberati dal lavoro, che riceveranno un contentino dal ministro della Sanità Karl Lauterbach, ossia più rimborsi che però secondo le assicurazioni alla fine dei conti verranno pagati dai pazienti. Il sistema tedesco ha retto la pandemia, ma non è esente da imperfezioni. E soprattutto non è gratis. Il ministro delle Finanze Christian Lindner, classico liberale attento ai conti, preferisce una condotta attenta a favorire il proprio elettorato più che la solidarietà necessaria di questi tempi. Secondo l’ultimo report del Wsi, Istituto economico e sociale della Fondazione Böckler, il divario tra ricchi e poveri in Germania continua ad aumentare. Nel 2022 il 16,7 per cento dei tedeschi è stato considerato povero (con uno stipendio sotto i 1.200 euro mensili), contro il 15 per cento del 2019. Pandemia, guerre e pessimi governi in successione non hanno fatto che peggiorare la situazione. Dopo 16 anni dell’eterna Angela Merkel, da oltre due anni governa a Berlino la sinistra – o presunta tale – di socialdemocratici e verdi, a braccetto con i liberali. Un’alleanza colorata che a giudicare dai sondaggi ai tedeschi piace ora poco o nulla.

La crisi della Germania tra buchi nelle finanze, proteste e scioperi
Il ministro delle Finanze Christian Lindner (Getty Images).

La coalizione semaforo nei sondaggi arriva al 35 per cento, male Scholz Baerbock e Habeck

I tre partiti di maggioranza non mettono insieme oggi il 35 per cento, l’opposizione conservatrice moderata il 30 per cento e oltre il 20 per cento, tendenza crescente, va alla destra estrema dell’Alternative für Deutschland, pronta a fare il pieno alle Europee di giugno e alle Regionali d’autunno in tre Länder nell’Est del Paese (Brandeburgo, Turingia e Sassonia). Merito, o colpa, di Scholz, Linder e del duo di punta dei Verdi, il superministro dell’Economia Robert Habeck e quella degli Esteri Annalena Baerbock. In tempi di guerra, tra Ucraina, Israele e i soliti teatri in mezzo mondo, la Germania si presenta con la peggior ambasciatrice possibile, solo chiacchiere e distintivo, come avrebbe detto in questo caso Robert de Niro nei panni di Al Capone ne Gli intoccabili: Berlino ha perso ogni peso internazionale, incapace di influire anche solo minimamente in qualsiasi situazione, al guinzaglio di Washington come non mai. E non è un caso che Baerbock sia considerata dai tedeschi tra le peggiori figure sul parquet della politica, solo per il 31 per cento dei tedeschi sta facendo un buon lavoro, sempre meglio di Habeck (24 per cento), Linder (23 per cento) e del cancelliere (19 per cento). Un disastro, insomma. E così i tedeschi non possono fare altro che stare a guardare. Le elezioni nazionali sono ancora lontane, si terranno nell’autunno del 2025, a meno che non arrivi qualche mezzo terremoto a spegnere il semaforo magari già quest’anno.