Germania, stranieri raus!

Redazione
12/10/2010

Di Pierluigi Mennitti Si infiamma in Germania il dibattito sull’immigrazione. Tutto è iniziato lo scorso fine settimana, quando in un’intervista...

Germania, stranieri raus!

Di Pierluigi Mennitti

Si infiamma in Germania il dibattito sull’immigrazione. Tutto è iniziato lo scorso fine settimana, quando in un’intervista al settimanale Focus il capo della Csu (il partito bavarese gemello della Cdu) e presidente della Baviera, Horst Seehofer, ha avanzato l’ipotesi di una moratoria per i cittadini stranieri provenienti da culture diverse rispetto a quella tedesca, in particolare turchi e arabi.
Critiche feroci gli sono piovute per l’intero weekend non solo dagli esponenti dei partiti d’opposizione (Spd, Verdi e Linke) ma anche dalle file della propria maggioranza, primo fra tutti il vicecancelliere liberale Guido Westerwelle.
Iniziata la nuova settimana, sono scesi in campo i pezzi pesanti. A cominciare da Angela Merkel, intervenuta a margine di una visita in Bulgaria per ridimensionare la portata delle parole del leader bavarese. Come ha scritto lo Spiegelil 12 ottobre, la cancelliera ha minimizzato rilevando che «le osservazioni di Seehofer erano limitate soltanto alla questione della forza lavoro» e che «la Germania resta una patria ospitale e aperta». Dichiarazioni diplomatiche, volte a spegnere sul nascere l’incendio divampato.

Merkel tra due fuochi

Due, come ha notato lo Spiegel, le preoccupazioni della Merkel. La prima, evitare che su questo argomento, divenuto sensibile dopo lo spiazzante successo editoriale del libro dell’ex membro della Bundesbank Thilo Sarrazin (La Germania si autodistrugge) il dibattito prenda una piega troppo emotiva.
La seconda, togliere alla componente più conservatrice della Cdu (e della consorella Csu) nuove armi di polemica interna dopo le controversie sul discorso del presidente della Repubblica Christian Wulff che, nel giorno del ventennale della riunificazione, aveva detto: «L’islam appartiene alla Germania come il cristianesimo e l’ebraismo». Da qui la decisione, in perfetto stile Merkel, di aggirare il contenuto delle dichiarazioni di Seehofer e offrirgli una qualche copertura politica.

«Non abbiamo bisogno di culture differenti»

Che qualche burrascosa telefonata sia però intercorsa nel frattempo fra Sofia e Monaco, lo ha testimoniato la parziale marcia indietro innescata dallo stesso leader bavarese. Il quotidiano Die Welt ha riportato una sua dichiarazione dell’11 ottobre, nella quale da un lato ha negato di aver mai pronunciato la parola “moratoria” («Leggete bene l’intervista a Focus» ha detto, «e scoprirete che quella parola non è mai uscita dalla mia bocca»), dall’altra, rifiutando di porgere le scuse alla comunità turca che gliele aveva richieste, ha ribattuto: «È d’altronde mio dovere porre questioni concrete, anche se spiacevoli, che riguardano il futuro del nostro Paese e con le quali dobbiamo confrontarci».
Tutto un gioco di forzature giornalistiche? A rileggere con attenzione le parole del governatore a Focus si può ritrovare questa considerazione, che è un po’ il cuore della diatriba: «È noto che gli immigrati che giungono dalla Turchia o dai Paesi arabi abbiano difficoltà a integrarsi e da questo traggo in ogni caso la conclusione che non abbiamo bisogno di nuove immigrazioni provenienti da Paesi che appartengono ad altre culture rispetto alla nostra».

Lo spettro della xenofobia

Lo stesso Spiegel, però, ha avanzato anche un’altra ipotesi: proprio la paura del sorgere di un partito di estrema destra, come quello di Geert Wilders in Olanda o di Heinz-Christian Strache in Austria, può spingere il duo Merkel-Seehofer a una sorta di gioco delle parti accogliendo, nei limiti del ragionevole, preoccupazioni e timori che aleggiano in parte dell’opinione pubblica tedesca.
E ha pubblicato, nell’edizione del 12 ottobre particolarmente ricca sull’argomento, un sondaggio della rete televisiva Ard secondo il quale l’ostilità nei confronti dell’Islam è in crescita fra i cittadini tedeschi: il 37% degli intervistati ritiene che il Paese starebbe meglio senza l’Islam, il 35 teme che questa religione possa ulteriormente diffondersi.

Ma i turchi snobbano la Germania

Timori contraddetti però dalla realtà. Il quotidiano Berliner Morgenpost di ispirazione conservatrice, si è appoggiato a recenti statistiche della speciale agenzia federale per evidenziare come negli ultimi tempi il flusso di immigrazione si sia invertito.
Nell’ultimo anno, a fronte di 721 mila ingressi sono state registrate 734 mila partenze: un saldo negativo di 13 mila persone. Un’occhiata ai Paesi di provenienza ha riservato altre sorprese: 123 mila immigrati provengono dalla Polonia, 56 mila dalla Romania, 30 mila da Stati Uniti e Turchia, 29 mila dalla Bulgaria. A eccezione dei turchi, ironizza il Morgenpost, tutti gli altri appartengono a culture i cui valori sono più che compatibili con quelli tedeschi. E per quanto riguarda i turchi, la tendenza si è capovolta dal 2006: da allora sono più i turchi che rientrano in patria, attratti dalla crescita economica della Mezzaluna, che quelli che dalla Turchia si muovono verso la Germania.

Immigrati qualificati cercasi

Un’ultima citazione però è per l’intervista realizzata dalla Süddeutsche Zeitungal direttore dell’agenzia federale per il lavoro, Frank-Jürgen Weise, secondo il quale la Germania ha bisogno di politiche di immigrazione mirate ad acquisire forza lavoro qualificata.
A fronte del calo demografico e della difficoltà di riqualificare tutti gli attuali disoccupati (circa tre milioni), Weise ha proposto di istituire una sorta di graduatoria a punti, come in Canada, per valutare meglio i titoli di studio degli stranieri. «Ma poi bisognerà convincerli a venire qui», conclude, «giacché nel mondo globalizzato molte aziende offrono lavori interessanti anche nei loro Paesi» .