Gheddafi goes to Hollywood

Federica Zoja
29/09/2010

Il senato indaga sugli interessi del colonnello negli Usa.

Gheddafi goes to Hollywood

Adrien Brody, Forest Whitaker e Michey Rourke. Attori di fama internazionale che hanno in comune un dettaglio, per il momento, tralasciato dalle cronache: l’aver recitato in pellicole prodotte dalla famiglia Gheddafi.
Attraverso la casa di produzione Natural Llc, di base a Los Angeles, il clan del colonnello libico Muammar Gheddafi sta penetrando con successo nel mercato cinematografico americano.

Nel mirino del senato i rapporti con la Bp 

L’investimento non è cosa nuova e risale al luglio del 2009, quando uno dei figli del presidente libico, Saadi, 37 anni, un passato da calciatore archiviato a favore del mondo degli affari, è entrato nella compagine societaria di Natural Llc come membro di maggioranza.
Il 29 settembre si è tornato a parlare di Natural Llc perché gli interessi economici di Tripoli negli Stati Uniti sono sotto la lente di ingrandimento della commissione Esteri del senato americano, impegnata a investigare sulle condizioni del rilascio del terrorista libico Abd El Baset Al Megrahi, coinvolto nella strage di Lockerbie.
Secondo la commissione, i rapporti fra il governo libico e il colosso petrolifero Bp potrebbero, infatti, aver influenzato le sorti di Al Megrahi. Da qui l’interesse per la penetrazione libica negli Usa.

C’è un ebreo al timone di Natural Llc

Dalla sua fondazione, a tenere le redini della casa di produzione è stato, pare con buoni risultati, Matty Beckerman, 34 anni, americano di famiglia ebrea, entrato in contatto con Saadi su una spiaggia delle Mauritius, come riporta il sito americano di informazione The Daily beast.
Nel suo primo anno di vita, Saadi Gheddafi ha finanziato tre progetti cinematografici, fra cui Isolation, un thriller la cui protagonista si risveglia in una stanza d’ospedale isolata perché contagiata da un virus letale.
Una pellicola destinata al circuito dell’home video, che ha fatto parlare di sè non tanto per la qualità quanto per una stravaganza verificatasi sul set: nessun membro della famiglia Gheddafi ha mai seguito le riprese, nonostante una sedia vuota da regista con il nome del clan libico fosse sempre presente sul set.
Per la famiglia Gheddafi non si tratta del primo investimento nel mondo dell’entertainment e dei media: il fondo sovrano Lybian investment authority controlla, infatti, il 10% di Quinta communications, società di produzione televisiva e cinematografica controllata al 68% dal tycoon tunisino Tarek Ben Ammar, il 22% della quale appartiene all’italiana Fininvest.