Giallo alle Fiji

Redazione
17/10/2010

Da Londra Alessandro Carlini Da tempo Silesia Ikaniwai non si dedicava ad altro. Nemmeno lo splendido mare delle isole Fiji...

Giallo alle Fiji

Da Londra
Alessandro Carlini

Da tempo Silesia Ikaniwai non si dedicava ad altro. Nemmeno lo splendido mare delle isole Fiji che vedeva tutti i giorni, quando andava in ufficio, la attirava più.
Il lavoro di archivista le permetteva ampi momenti di relax, anche perché le Fiji non hanno scaffali sterminati di storia nazionale dove perdersi. Non sono di certo l’Italia. E il sole e la spiaggia di quel luogo incantevole sono un richiamo irresistibile anche per chi li conosce da sempre.
Eppure Silesia era interessata a una sola cosa: ritrovare la dichiarazione d’indipendenza del suo Paese, quella originale, il documento che, nero su bianco, sanciva la nascita di una nazione finalmente libera dal giogo britannico. Carte che rappresentano la prima Costituzione dell’isola, con tanto di firma della Regina Elisabetta II che, nel 1970, incaricò il figlio Carlo di recarsi nella capitale Suva e consegnare il Fiji Independence Order al governo locale. Dal 10 ottobre di quell’anno, le Fiji sono uno Stato indipendente, e proprio nei giorni scorsi si doveva festeggiare il 40esimo anniversario dello storico momento.
L’ultimo avvistamento dell’originale risaliva al 2005 e poi non se ne era saputo più nulla.Ma nonostante le notti insonni e le telefonate ai colleghi di ministeri e altri uffici pubblici, in una sorta di Chi l’ha visto? locale e nonostante le ore passate fra libroni e faldoni, Silesia non c’è la fatta.
Mentre tutto il Paese si preparava a festeggiare con fuochi d’artificio, tra discorsi pubblici e brindisi, l’archivista ha dovuto ammetterlo: «Abbiamo perso la dichiarazione d’indipendenza. Abbiamo cercato ovunque ma non l’abbiamo trovata».

La svolta autoritaria del Commodoro

Lo sgomento è sceso fra gli isolani, sia per la perdita dei preziosi documenti, che per l’umiliazione che ne sarebbe seguita. La festa si poteva anche fare, già che c’erano, ma intanto il governo si è dovuto inchinare ancora una volta all’ex madrepatria.
Le autorità di Suva si sono, così, rivolte agli archivi di Londra che, invece, custodiscono tutto gelosamente e hanno chiesto una copia del documento. «Nessun problema, ve ne mandiamo subito una» hanno riferito puntuali i funzionari di Sua Maestà, come se si trattasse di una bolletta del gas smarrita. Le celebrazioni così si sono trasformate in una farsa nazionale, che ha fatto ammettere a qualche nostalgico che, in fondo, quando c’erano i britannici, non si stava così tanto male.
Se si guarda alla storia recente delle isole questo è il minimo che poteva accadere. Il vuoto lasciato dalla scomparsa della dichiarazione si è aggiunto a quello istituzionale in un Paese che, dopo il colpo di Stato del 2006, non trova pace.
Il primo ministro, Frank Bainimarama, ha preso la palla al balzo e ha annunciato una serie di controverse riforme politiche. Da quando è salito al potere, con tanto di titolo di Commodoro, ha pensato, come prima cosa, di abrogare la carta costituzionale. Sì, proprio quella che si basa sulla dichiarazione perduta. Successivamente ha stravolto l’ordinamento nazionale: in pratica ha mandato a casa i giudici, messo il bavaglio ai media e dichiarato che non si terranno elezioni prima del 2014.
Così le Fiji sono state sospese dal Commonwealth, l’organizzazione delle ex colonie britanniche, e sono sempre più isolate dal resto del mondo. A ben guardare i fatti degli ultimi anni viene un dubbio: che non sia stato il Commodoro a far sparire la dichiarazione d’indipendenza?