Elogio della follia di Gianfranco Micciché

Per molti è un pazzo perché dice a brutto muso che per Forza Italia è meglio un'alleanza con il Pd che l'abbraccio mortale con Salvini. Ma ha ragione lui. Speriamo che #Berlusconi si rilegga presto Erasmo da Rotterdam.

03 Maggio 2019 13.00
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Gianfranco Micciché è un ragazzaccio di 65 anni coi difetti e i vizi di quelli della sua età, un concentrato di tutte le rivoluzioni e restaurazioni delle generazioni successive al ‘68.

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È uno dei quattro amici al bar, ma non è finito in banca pure lui (magari quello è il fratello, uno dei più grandi banchieri d’Europa). Micciché è rimasto al bar, ha solo cambiato insegna: dalle barricate della estrema sinistra palermitana alla rivoluzione liberale di Silvio Berlusconi (in mezzo c’è stata una brillante carriera in Fininvest, come canalizzazione). Di bello Micciché ha che non ha cambiato niente di sé nel passaggio da una vita all’altra: stesso linguaggio, brutale e disarmante, stesso abbigliamento, a Roma si direbbe a dir poco ‘scaciato’. È tutto il contrario del dirigente Fininvest in completo scuro, è tutto il contrario del notabile siciliano in grisaglia doppiopetto.

MICCICHÉ DICE NO A UN'ALLEANZA CON LA DESTRA ESTREMA DELLA LEGA

Di Forza Italia Micciché è fondatore, sua è la paternità del leggendario 61 a 0 nella Sicilia dell’anno di grazia 2001. È stato ministro, viceministro, sottosegretario, anche qui alla rovescia delle carriere tradizionali: esordì come ministro e poi a scendere. Ora dirige il parlamento siciliano, e da quello scranno si muove come un capo di Stato, riceve delegazioni, posta foto di cerimonie solennissime che non hanno niente a che fare con l’ordinaria amministrazione. È un pazzo, via. E la conferma è nelle sue ultime interviste: a una Fi incolonnata in fila per due a riverire il Capitano, Micciché spiega a brutto muso che una forza liberale e cristiana non può abbracciare Matteo Salvini pena la sparizione elettorale.

Chi scrive pensa che il pazzo Micciché abbia ragione, ma la mia diagnosi non sarà validata perché l’estensore è considerato altrettanto pazzo

Ai sondaggisti impegnati, fatture alla mano, a celebrare il trionfo elettorale leghista prossimo venturo, il siciliano Micciché sbatte in faccia il pareggio nell’isola di Fi con la Lega. Allo stesso Berlusconi che invoca il ritorno del centrodestra, il folle Micciché spiega che il centrodestra è il centro più un po’ di destra, e se si invertono le proporzioni non è la stessa cosa: a una Fi rimpicciolita, il potentissimo Capitano non offre un’alleanza ma un contratto, per giunta di servitù. Infine Micciché, ormai stretto dai notabili forzisti nella camicia di forza, lancia l’ultimo vaticinio: meglio un’alleanza liberale nuova persino col Pd di una deriva populista dei forzisti accarrozzati alla Lega.

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E qui il sipario cade, resta da vedere dove Fi rinchiuderà il folle presidente siculo, magari in qualche castello normanno dotato di un po’ di personale di servizio per qualche cerimonia a beneficio dell’autostima. Ecco, chi scrive pensa che il pazzo Micciché abbia ragione, ma la mia diagnosi non sarà validata perché l’estensore è considerato altrettanto pazzo. L’unica speranza è che il paziente più illustre dell’ospedale San Raffaele abbia sempre sul comodino L'elogio della follia di Erasmo da Rotterdam che ha ispirato tutte le sue avventure.

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