Gianfranco si è sciolto

Redazione
14/12/2010

di Salvatore Cannavò Berlusconi ha vinto. E lo ha fatto nel modo a lui più gradito, con la sconfitta sul...

Gianfranco si è sciolto

di Salvatore Cannavò

Berlusconi ha vinto. E lo ha fatto nel modo a lui più gradito, con la sconfitta sul campo del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che, nella conta finale, ha perso tre deputati. Due, Maria Grazia Siliquini e Catia Polidori, hanno votato a favore del governo mentre il terzo, Silvano Moffa, non ha partecipato al voto in dissenso con il suo gruppo e ha lasciato la Camera durante la seconda chiama. Moffa era stato il protagonista dell’ultima mediazione, avvenuta tra domenica sera e lunedì, quella che gli era valsa l’appellativo di “colomba”.
Per questo, la sua defezione è per certi versi più grave di quella delle due deputate che all’ultimo minuto si sono decise a passare con Berlusconi. Due voti decisivi, sia chiaro, come decisivi sono stati quelli dei dipietristi Antonio Razzi e Domenico Scilipoti o anche quelli degli ex Pd Massimo Calearo e Bruno Cesario, facilmente etichettabili come compravendita.
Il “tradimento” di Moffa nei confronti di Fini è però più importante degli altri perché descrive una traiettoria che apre le porte alla possibile manovra berlusconiana. Moffa non ha tollerato il contenuto e lo stile del discorso che ha compiuto in aula il capogruppo di Fli, Italo Bocchino di cui ha chiesto le dimissioni.
Un discorso duro, quello del braccio destro di Fini, tipicamente antiberlusconiano con tanto di riferimenti agli affari personali del premier, ai “benefici” ricevuti dalla “prima Repubblica” in termini di frequenze tivù e terreni edificabili. Un discorso che ha cozzato con la tattica dialogante che Futuro e Libertà ha adottato in mattinata al Senato, un’astensione per permettere di non rompere del tutto con Berlusconi e la sua maggioranza. Il discorso di Bocchino, invece, ha fatto intravedere un’altra ipotesi, una ricostituzione del centrodestra senza e contro Berlusconi oppure un’intesa con le altre forze dell’opposizione, Pd e Idv in testa.

In bilico il terzo polo

 Fini, a caldo, ha puntato il dito contro i tre, ma ha anche sottolineato la fragilità del governo: «Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane». Una scommessa che dipende però da un punto decisivo, la tenuta del cosiddetto Terzo polo. Un progetto a cui i transfughi dell’ultimo minuto hanno mostrato di non credere preferendo rifugiarsi tra le braccia sicure di Berlusconi e che oggi dipende dalla tenuta di Futuro e Libertà e dalla convinzione dell’Udc.
Sulle posizioni di Moffa, infatti, ci sono altri deputati di Fli e buona parte del gruppo al Senato che non si è spaccato solo perché ha deciso di votare l’astensione. Nei prossimi giorni non mancherà il corteggiamento del premier verso queste posizioni che rappresentano un punto di appoggio per l’operazione più importante, l’apertura all’Udc. Appena il voto di fiducia si è concluso, tutti i dirigenti del Pdl hanno messo l’accento su questo aspetto, da Cicchitto a Frattini. Casini si disporrà al dialogo? A giudicare dal discorso tenuto oggi a Montecitorio la risposta dovrebbe essere di no.
Molti pensano però che prima o poi il leader dell’Udc voglia approfittare dell’occasione che gli si presenta ma in realtà la risposta dipende, anche per Casini, dalla tenuta di Fini e dalle chances che potrà avere il “terzo polo”. E qui si tratta di capire quali possibilità esistono di strutturare l’alleanza, dargli un programma e definire anche la leadership, come mostra di credere Rutelli. Si vedrà se questo sarà il cammino e se quindi Berlusconi ha davvero esaurito il suo ciclo o se invece potrà giovarsi di una seconda giovinezza recuperando i vecchi alleati.

La Lega punta all’allargamento della maggioranza

Chi si dispone, ancora per un po’, a osservare queste manovre, agitando il suo potere di veto, è la Lega che, con Roberto Maroni, sembra accettare l’ipotesi di allargamento della maggioranza come unica opzione per evitare il voto.
Nel vertice subito convocato da Berlusconi a palazzo Chigi, con Bossi e Tremonti, si parlerà esattamente di questo. Resta all’angolo, invece, il Pd di Bersani. Ha scommesso sull’asse con Fini e Casini e si trova a dover fare i conti con una sconfitta che non mancherà di riaprire il suo dibattito interno.
Tra chi pensa che le ipotesi di alleanze con il “terzo polo” siano una chimera e rilancia un’azione a vocazione maggioritaria del partito e chi pensa a strutturare l’alleanza con la sinistra di Nichi Vendola e con lo stesso Antonio Di Pietro.Una prospettiva che esce più forte dal voto di ieri e che spiega la “soddisfazione” di Vendola il quale vede allontanarsi il rischio di un governo “tecnico” che lo avrebbe estromesso dal gioco e che ridiventa un alleato inaggirabile per il centrosinistra.