Gianni De Michelis è morto

Gianni De Michelis è morto

Dal 1976 al 1993 deputato socialista, più volte ministro e protagonista degli Anni 80, aveva 78 anni. La carriera, il legame con Craxi, le discoteche, Mani Pulite e il ritorno in politica al parlamento europeo: un ritratto.

11 Maggio 2019 08.35

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Gianni De Michelis è morto. Dal 1976 al 1993 deputato socialista, più volte ministro e protagonista della Prima Repubblica, si è spento all'età di 78 anni. Era malato da tempo e da qualche giorno era ricoverato all'ospedale di Venezia per il peggioramento delle sue condizioni di salute. La famiglia ha fatto sapere che i funerali si terranno in forma strettamente privata.

PILASTRO DEL PARTITO SOCIALISTA

Nato a Venezia il 26 novembre 1940, laureato in Chimica industriale, De Michelis è stato docente universitario. La sua carriera politica inizia nel 1964 con l'elezione a consigliere comunale del capoluogo veneto e con il successivo incarico di assessore all'Urbanistica. Nel 1969 diviene componente della direzione socialista e poi responsabile nazionale dell'organizzazione del partito.

TUTTI GLI INCARICHI MINISTERIALI

Ricopre più volte l'incarico di ministro: alle Partecipazioni statali nel secondo governo Cossiga e nel governo Forlani, riconfermato alla guida dello stesso dicastero nei governi Spadolini e nel V governo Fanfani. Diventa poi ministro del Lavoro e della previdenza sociale durante i due governi presieduti da Craxi. Nel governo De Mita è vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri nel VI governo Andreotti nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino e della conseguente riunificazione tedesca, che De Michelis considera «la pietra angolare sulla quale costruire il nuovo edificio di un'Europa unita».

Nel nostro Pantheon c'è lui: Gianni De Michelis

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LE PASSIONI MONDANE E IL TRATTATO DI MAASTRICHT

Da ministro degli Esteri deve affrontare l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq il 2 agosto 1990. L'Onu impone l'embargo economico al Paese invasore e nell'ambito di questa iniziativa l'Italia manda tre navi nel Golfo Persico, cui si aggiungono otto aerei da guerra e una fregata. Nell'aprile 1991 Andreotti, alla guida del suo VII governo, riconferma De Michelis alla Farnesina. Sempre da ministro degli Esteri, De Michelis ha firmato per l'Italia il Trattato di Maastricht. Molti tuttavia lo ricordano per le sue passioni mondane: amava andare in discoteca, corteggiare le donne e portava i capelli lunghi. Dopo il coinvolgimento in Mani Pulite e il ritiro dalla politica attiva, viveva ai Parioli circondato dai libri. Suo il motto più volte citato: «La cultura è il petrolio d'Italia, e deve essere sfruttata».

MANI PULITE E IL CONTO "SCOPA"

De Michelis disse anche che «se Craxi era Garibaldi, io ero il suo Cavour». Negli Anni 80 l'Italia accumula debito pubblico e si "libera" dall'austerity degli Anni 70. A Venezia inizia il turismo di massa e nasce il consorzio Venezia Nuova: il Mose, costato 20 miliardi di lire, viene calato in acqua il 3 novembre 1988. L'opera non è stata ancora completata. Nel 1992 l’inizio di Tangentopoli fa cadere uno dopo l'altro tutti i big della Prima Repubblica. In Svizzera viene scoperto il conto "Scopa", che raccoglie una serie di tangenti, e De Michelis si eclissa dalla vita pubblica. Alcuni imprenditori vengono arrestati e svelano il sistema delle mazzette venete: il cosiddetto "Patto dei due Dogi" in base al quale ogni appalto pubblico veniva assegnato, in proporzione ai successi elettorali, ad aziende vicine alla Dc o al Psi, che poi provvedevano a sdebitarsi con i due partiti.

L'ELEZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO NEL 2004

Nel 2001 De Michelis – condannato in via definitiva a 1 anno e sei mesi patteggiati per corruzione nell'ambito delle tangenti autostradali del Veneto e a sei mesi patteggiati per lo scandalo Enimont, pena sospesa con la condizionale – ritorna in politica insieme al figlio di Bettino Craxi, rifonda il Psi e si allea con la Casa delle libertà guidata da Silvio Berlusconi. È segretario per sei anni, poi nel 2004 viene eletto al parlamento europeo con 34 mila preferenze. Nel 2009 diventa consulente di Renato Brunetta, ma si tiene lontanto dalle luci della ribalta. Il fratello Cesare, morto a 74 anni nel 2018, era presidente della casa editrice Marsilio.

IL RICORDO DI STEFANIA CRAXI

«Gianni è stato un grande uomo di governo e un compagno leale di mio padre, nella buona e nella cattiva sorte, a cui non fece mai mancare la sua vicinanza negli anni dell'esilio tunisino», ha detto Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia. «Genio e sregolatezza, visionario lucido con lo sguardo sempre proteso oltre il confine, è stato innanzitutto un socialista generoso e coraggioso che ha saputo attraversare anche le stagioni più infami e buie della storia del Paese con la schiena dritta, senza abiure, difendendo sempre il ruolo e il primato della politica. Per me è stato un amico sincero. Le sue sferzate e le sue letture mancheranno a tutti noi e al Paese».

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