Giannino flirta con Renzi

Redazione
18/08/2012

Porta chiusa per il Pdl, un’ipotetico avvicinamento alla Lega ma, soprattutto, un corteggiamento spietato ai democratici. I firmatari del manifesto...

Giannino flirta con Renzi

Porta chiusa per il Pdl, un’ipotetico avvicinamento alla Lega ma, soprattutto, un corteggiamento spietato ai democratici.
I firmatari del manifesto del giornalista Oscar Giannino considerano il Partito democratico come interlocutore principale e stanno flirtando, in particolare, con il sindaco di Firenze Matteo Renzi.
Non solo, Giannino e gli imprenditori Sergio Dompè, Nicoletta Miroglio e Antonio Costato e gli economisti Michele Boldrin, Luigi Zingales e Sandro Brusco hanno aperto da tempo un dialogo anche con il senatore Pietro Ichino e i quindici parlamentari favorevoli a far proseguire l’esperienza di Monti, come Enrico Morando e Paolo Gentiloni.
«NON CI POSSIAMO DEFINIRE LIBERALI». Lo ha confermato Europaquotidiano, cui Giannino ha spiegato di voler prendere le distanze dalla definizione ‘liberale’ per il nuovo partito:  «Aggettivo che ci siamo ben guardati dall’utilizzare e per ragioni precise. Prima di tutto perché proveniamo da culture diverse. Per dire, io ero repubblicano, Boldrin e Brusco comunisti».
E poi avrebbe portato al rischio di «apparire espressione di proprietari di grandi imprese e patrimoni» e votarsi «a un’eventuale formazione minoritaria ed elitista e a noi fare i quattro elitisti coi baffoni a manubrio e un partitino del sei % proprio non interessa».
«ASPETTIAMO UN PROCESSO DAL BASSO». «Al contrario», ha aggiunto, «vogliamo vedere se dal basso si mette in moto un processo che metta insieme pezzi diversi di rappresentanza per rilanciare il sistema paese».
I contatti con i democratici quindi (ma anche qualche esponente dei sindacati Uil, Cisl e Cgil), sono stati avviati ma non per fare campagna acquisti, ha continuato Giannino «quanto piuttosto per tentare di costruire logiche di dialogo su terreni comuni».
«DISTANTI DALLE SEGRETERIE IN ATTESA DI ALTRE FIRME». Manca invece una vicinanza con le segreterie dei partiti perché, ha spiegato il giornalista, bisogna attendere «che 20 mila aderenze pubbliche raccolte nelle prime settimane di agosto raddoppino, in modo da poter avviare un ragionamento più complessivo, al nostro interno e all’esterno».
Fonti vicine al segretario del Pd Pier Luigi Bersani hanno infine aperto gradualmente: «Osserviamo quello che accade, con la speranza di unire le forze dopo il voto, magari annunciando gli alleati prima delle elezioni».