Vita Lo Russo

Giappone, carne fuorilegge

Giappone, carne fuorilegge

06 Novembre 2011 13.50
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L’azienda energetica responsabile della gestione dell’impianto di Fukushima danneggiato dal cataclisma dello scorso 11 marzo, la Tepco, si è trovata costretta nei giorni scorsi a confermare un’altra verità che non avrebbe mai voluto confessare: la probabile fissione nucleare delle barre di materiale atomico contenute nel reattore numero 2 della centrale giapponese. 
L’evento è comprovato dal rilascio in atmosfera di residui da combustione di uranio come lo xenon, così il governo di Tokyo ha alzato l’asticella sulla sicurezza della contaminazione sugli alimenti.
LA CONTA DEI BECQUEREL. Dal prossimo anno quindi fare la spesa in Giappone dovrebbe diventare un’attività più sicura, ma la lista dei prodotti da poter mettere nel carrello è destinata ad assottigliarsi. I primi che rischiano di entrare nella lista dei fuorilegge sono diversi tipi di carne di manzo, pesci, verdure e latticini.
Tutti alimenti borderline, con una valore di becquerel (l’unità che misura il decadimento radiottivo di un prodotto contaminato e quindi ne stabilisce il grado di pericolosità), vicini a 400.

Le nuove regole sulla sicurezza alimentare

In Giappone, un alimento che ha più di 500 becquerel (bq) per chilo è illegale. Il limite era stato fissato in fretta e in furia dall’esecutivo nipponico all’indomani dell’incidente nucleare, assicurando di riaggiornarlo quando fossero stati più chiari i dati sulla contaminazione.
Promessa mantenuta: il 28 ottobre, con in mano rilievi più aggiornati, il governo ha deciso di abbassare, a partire dal prossimo aprile, il tetto massimo dei becquerel a 400 per chilogrammo di prodotto.
BISTECCA FUORILEGGE. Dagli ultimi dati infatti, la carne di manzo della prefettura di Iwate, i funghi dell’area di Tochigi, lo Smelt e il Tribolodon Hakonensis, due pesci simili al persico provenienti dal lago Akagionuma nella prefettura di Gunma, sono alimenti da cerchiare col rosso visto che hanno presentato valori di becquerel compresi fra 500 e 800 per chilogrammo, e sono stati dichiarati illegali.
Se si scende di un gradino nella lista della contaminazione, le varietà di carni di vitello aumentano in maniera esponenziale. Anche se i becquerel riscontrati sono legali (tra i 400 e i 300), i divieti che dovrebbero partire in primavera li escluderebbero dalla lista dei commestibili.
SPINACI E SOIA SOTTO OSSERVAZIONE. Una contaminazione lieve, invece, è stata riscontrata su grano saraceno, riso, mais e orzo. Stesso discorso per latte e derivati che tanta preoccupazione avevano scatenato tra i giapponesi del Tohoku nei giorni dopo il terremoto. Oggi sembrato ritornati a valori accettabili.
Ma l’ortofrutta resta osservata speciale. I semi di soia, ad esempio, che per loro natura hanno una certa tendenza a concentrare gli isotopi instabili, hanno presentato tracce di cesio. Così come gli spinaci, una verdura a foglia larga per eccellenza assorbe le radiazioni contenute nelle piogge.

Il nodo dell’esposizione indiretta

In questo ricalcolo però, le autorità hanno escluso la contaminazione che determinati tipi di alimenti potrebbero causare anche senza un effettivo contatto con l’uomo. Un’operazione, secondo gli esperti poco accurata perché non tiene conto dell’esposizione ai campi coltivati o agli allevamenti. Cioè quelle non legate all’assunzione e all’ingerimento diretto del cibo.
«Non riesco a capire perché il governo abbia deciso di non calcolare l’esposizione esterna come fattore di rischio», ha detto il dottor Eisuke Matsui, che dirige il Gifu Environmental medicine research institute. L’esperto di radiologia ha confermato che il consumo di alimenti contaminati è più pericoloso rispetto all’esposizione, ma quest’ultima non è da considerarsi priva di rischi.
RISCHI MOLTIPLICATI PER L’INFANZIA. «Pensate ai bambini delle città di Fukushima o Minamisoma, dove c’è un livello relativamente alto di radiazioni nell’ambiente», ha detto Matsui. «Ogni indice sulla radioattività deve tenere in considerazione l’esposizione totale e non solo il limite di alimenti contaminati che si possono consumare». La cifra riguardante l’esposizione complessiva infatti è rimasta ferma a 100 millisievert, ipotizzando appunto 100 anni di vita per essere vivente, con un massimo di un millisievert all’anno.
Secondo la Commissione internazionale per la protezione radiologica, una dose cumulativa di 100 millisievert aumenta il rischio di morire di cancro dello 0,5 per cento. Ma molti scienziati concordano che quel valore, per i bambini, dovrebbe essere moltiplicato di divese decine di unità.

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