Giappone duro, Noda lotta per le isole contese

Redazione
24/08/2012

Le isole non si mollano, non senza lottare fino alla fine. Il Giappone ha promesso «la massima determinazione» sui contenziosi...

Le isole non si mollano, non senza lottare fino alla fine. Il Giappone ha promesso «la massima determinazione» sui contenziosi territoriali aperti con Cina e Corea del Sud, insieme al rafforzamento della vigilanza dell’ arcipelago, fin nei punti più periferici.
Il premier Yoshihiko Noda ha mostrato i muscoli nella serata del 24 agosto, nella conferenza stampa convocata ad hoc e trasmessa in diretta tv, sfoderando un diverso approccio a fronte di una opinione pubblica sorpresa dal braccio di ferro con Seul.
VISITA «ILLEGALE» DA SEUL. Ha invitato la Corea del Sud ad allentare le tensioni dopo la visita (definita «illegale») del 10 agosto fatta dal presidente Lee Myung-bak alle isole Dokdo/Takeshima, agendo «in maniera saggia e prudente: non hanno prove, dovrebbero affidarsi al giudizio della Corte internazionale di giustizia sulla sovranità».
Al governo non è andato giù il rifiuto della lettera di protesta che il premier aveva scritto a Lee dopo il blitz alle isole contese e per i duri commenti sull’imperatore Akihito.
La missiva, rispedita al mittente e rifiutata da Tokyo, è giunta il 24 agosto al ministero degli Esteri nipponico ‘per posta ordinaria’, dopo l’impraticabilità della via diplomatica.
POSSIBILI MISURE AGGIUNTIVE VERSO SEUL. Noda, sollecitato da una spinta bipartisan, potrebbe decidere misure aggiuntive verso Seul. In conferenza stampa ha glissato su una domanda specifica, ma il ministro delle Finanze Jun Azumi ha osservato in mattinata che la situazione è a un livello tale che «i giapponesi non possono considerare più l’economia e la politica come separate».
Nel mirino, l’accordo sull’acquisto reciproco di bond per consolidare i legami economici e quello di currency swap in scadenza a ottobre, il cui importo è salito nel 2011 da 13 a 70 miliardi di dollari, aiutando Seul a gestire le turbolenze finanziarie partite dall’Eurozona.
TOKYO VUOLE LE SENKAKU. Sul fronte Senkaku, il premier ha assicurato il rafforzamento della sorveglianza («ci saranno mezzi adeguati») nelle acque intorno alle isole amministrate da Tokyo e rivendicate da Pechino, definendo «incredibile» che sia stato consentito agli attivisti cinesi di sbarcare lo scorso 15 agosto.
Sullo spinoso dossier, l’incognita resta il governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, dopo la richiesta di sbarco per il 29 agosto presentata al governo centrale: in conferenza stampa ha spiegato di voler inviare tecnici, biologi e politici locali.
«Vogliamo fare gli opportuni rilievi anche in ottobre e in quell’occasione io intendo andarci», ha detto Ishihara.
Anche in mancanza di permesso: «Se sarò arrestato? Sono liberi di farlo», ha risposto, deciso all’acquisto di 3 isole (Uotsuri, Kitako e Minamiko) per rafforzare la sovranità di Tokyo.