Perché i guai del premier giapponese e del presidente sudcoreano agitano gli Usa

Lorenzo Lamperti
06/02/2024

Tokyo e Seul sono i pilastri della strategia asiatica di Washington in chiave anti-cinese. Ma lo scandalo sui finanziamenti che ha travolto il partito di Kishida e le voci di corruzione sulla moglie di Yoon stanno destabilizzando le leadership dei due Paesi. Mettendo a rischio l'equilibrio disegnato dagli States. Lo scenario.

Perché i guai del premier giapponese e del presidente sudcoreano agitano gli Usa

Hanno litigato a lungo, l’anno scorso hanno fatto finalmente la pace, ma ora rischiano di andare in crisi entrambi. Giappone e Corea del Sud sono i due pilastri della strategia asiatica degli Stati Uniti, i perni del sistema di alleanze di Washington. Un sistema sempre più importante, vista l’accelerazione della competizione strategica con la Cina. Dopo anni e anni di guerre commerciali e scontri diplomatici, lo scorso anno Tokyo e Seul hanno superato le ataviche incomprensioni, che affondano le radici nella richiesta di risarcimenti da parte sudcoreana per gli abusi del periodo della dominazione coloniale giapponese. Il disgelo è stato accolto con grande giubilo dagli Stati Uniti consapevoli che solo con un rapporto positivo tra le due potenze medie orientali si può pensare davvero di “contenere” Pechino. Tanto che il riavvio dei rapporti è stato suggellato proprio su suolo americano, nel summit trilaterale di Camp David dello scorso agosto con Joe Biden, Fumio Kishida e Yoon Suk-yeol.

Perché i guai del premier giapponese e del presidente sudcoreano agitano gli Usa
Joe Biden con il primo ministro giapponese Fumio Kishida e il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol (Getty Images).

Il premier Fumio Kishida travolto dallo scandalo finanziamenti al Partito liberaldemocratico

Ora, però, sia il premier giapponese sia il presidente sudcoreano sono in difficoltà. E i loro problemi, prettamente interni, rischiano di ripercuotersi anche sul fronte regionale e internazionale. Partiamo dal Giappone, dove si è peraltro recata in questi giorni in visita la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Kishida, diventato premier nell’ottobre del 2021 dopo l’omicidio di Shinzo Abe e il breve interregno di Yoshihide Suga, traballa ormai da mesi. Già a dicembre ha dovuto effettuare un importante rimpasto di governo, il terzo in pochi mesi. Il motivo? Uno scandalo legato a finanziamenti al Partito liberaldemocratico (Pld), di cui è presidente. Si tratta della forza politica che governa quasi ininterrottamente il Giappone da decenni. Via il segretario capo di gabinetto e portavoce del governo Hirokazu Matsuno, così come il ministro del Commercio e dell’Industria Yasutoshi Nishimura, quello degli Affari Interni Junji Suzuki e quello dell’Agricoltura Ichiro Miyashita. Rimossi anche diversi viceministri esponenti della fazione Seiwa Seisaku Kenkyuukai, quella un tempo guidata dall’ex premier Abe. Tutti avrebbero evitato di dichiarare al fisco cifre più o meno ingenti raccolte durante eventi di finanziamento elettorale, le famose cene con cui vengono incassate somme anche importanti attraverso i biglietti di ingresso. La mossa non è bastata. A inizio gennaio è stato arrestato Yoshitaka Ikeda della Kochikai, la stessa fazione guidata fino a lì da Kishida, la più grande del partito. Secondo gli inquirenti, la fazione di Kishida non avrebbe dichiarato circa 30 milioni di yen di vendite di biglietti del partito e altre entrate nei rapporti sui fondi politici dal 2018 al 2020. L’ex tesoriere della fazione ha ammesso alla squadra investigativa speciale della Procura distrettuale di Tokyo di non aver incluso le entrate nei rapporti. Il premier si è prima dimesso dalla guida della sua fazione, poi ha preso l’imprevista decisione di scioglierla. Un tentativo disperato di ritrovare la fiducia dell’opinione pubblica, nel frattempo caduta a picco. Nel frattempo, voci di protesta si sono levate dai membri di altre due fazioni, guidate rispettivamente dal vicepresidente del partito Taro Aso e dal segretario generale Toshimitsu Motegi. Se i due si ribellano, le fondamenta dell’amministrazione Kishida verranno scosse. Tanto che ormai si fanno apertamente i nomi sui media sul suo successore. A settembre sono in programma le elezioni interne ai liberaldemocratici. Appare tutt’altro che scontato che Kishida (il cui gradimento secondo l’ultimo sondaggio di Kyodo è precipitato al 24,5 per cento) possa riuscire a mantenere la poltrona. E attenzione, la presidenza del partito significa anche candidatura a premier alle prossime elezioni generali che si terranno tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Kishida potrebbe dunque perdere il posto, con proprio Motegi e l’ex ministro della Difesa Taro Kono tra i favoriti a raccoglierne il testimone.

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Il primo ministro giapponese Fumio Kishida (Getty Images).

La presidenza Yoon rischia di uscire azzoppata dopo le voci della presunta corruzione della first lady Kim Keon-hee

Non va molto meglio a Yoon, eletto presidente della Corea del Sud nel marzo del 2022 con uno scarto minimo. Il prossimo 10 aprile sono in programma le elezioni legislative per il rinnovo dell’Assemblea nazionale (il parlamento unicamerale), dove l’opposizione del Partito democratico appare favorita. La presidenza Yoon rischia di uscire dalle urne ancora più azzoppata di come non sia ora. A sfavore del leader conservatore c’è uno scandalo ancora più personale di quello che sfiora Kishida. E riguarda sua moglie Kim Keon-hee. La first lady ha stretto un rapporto con il pastore coreano-americano Choi Jae-young, che ha più volte visitato la Corea del Nord e si è proposto come una sorta di “consigliere” sui rapporti con Pyongyang. Ma in un incontro del 2022, Choi sostiene di aver sentito Kim impegnata in una conversazione telefonica che riguardava questioni di Stato delicate. Allarmato dalla natura della presunta discussione, decide di registrare segretamente il loro successivo incontro, utilizzando una telecamera spia nascosta in un orologio da polso. Durante il secondo incontro con Kim, Choi le avrebbe regalato una borsa Dior del valore di 3 milioni di won (2240 dollari). Sia la borsa che la telecamera nascosta sono state fornite dal sito di notizie di sinistra Voice of Seoul, noto per la sua ferma opposizione al governo Yoon. Il sito ha pubblicato il video alla fine di novembre. Nelle immagini si vede la first lady discutere con Choi che dice a Kim di aver portato un regalo, al quale lei risponde: «Perché continui a comprare questi oggetti? Per favore, non comprare cose così costose». Sebbene il trasferimento a Kim non sia chiaro, la borsa continua a essere appoggiata sul tavolo in sua presenza. Parlando con i media stranieri, Choi ha detto di essere stato spinto unicamente dal diritto del pubblico di conoscere la presunta corruzione. Afferma di aver inviato un messaggio a Kim in anticipo, avvisandola che avrebbe portato la borsa e il pastore sostiene che non ci sono stati tentativi di rifiutarla o restituirla in seguito. Una vicenda poco chiara, anche perché si inserisce in un clima di veleni. Lo scontro politico in Corea del Sud è molto aspro e a inizio gennaio il leader dell’opposizione Lee Jae-myung è stato accoltellato durante un comizio a Busan. Ne è uscito indenne, ma i democratici accusano i conservatori di governare in modo anti democratico. Allo stesso modo, la maggioranza accusa l’opposizione di voler influenzare le elezioni con quelle che definisce fake news o «trappole» come quella della borsa di Dior.

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Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol e la moglie Kim Keon Hee (Getty Images).

Gli Usa temono contraccolpi strategici 

Fatto sta che Kishida e Yoon non se la passano bene. La Casa Bianca, che è riuscita a coinvolgerli in un drastico rafforzamento dell’alleanza trilaterale in materia di difesa e sicurezza nonché a farli partecipare sempre più attivamente nel sistema di partnership della Nato, osserva con preoccupazione. Temendo contraccolpi strategici sul fronte che sta più a cuore a Washington, convinta che sia Pechino il suo principale rivale. Sperando non diventi un vero nemico.