Giappone, gli alberghi delle perversioni

Redazione
10/03/2013

Feticisti e sadici: a ognuno la sua stanza.

Sono tutti provvisti di parcheggi discreti, entrate riparate e poche finestre alle pareti. Ma la scelta non è facile, perché se ne trovano davvero per tutti i gusti.
Per i sadici ci sono stanze spoglie simili a camere a gas, fornite di ciotole dove far abbeverare il partner. Per chi si eccita con peluche e cartoni animati, ecco privé colorati ispirati ai manga. E per i voyeuristi esistono suite ricoperte di foto di amplessi in tutte le posizioni. Ognuno, in Giappone, ha il suo love hotel, l’hotel dell’amore (guarda la gallery). 
TUTTI I TIPI DI CLIENTELA. Nulla a che vedere con i motel occidentali, intendiamoci. Dagli Anni 70 gli alberghi dell’amore nipponici si sono moltiplicati, evoluti e specializzati, diventando una sorta di fast food delle perversioni, attrezzati per ogni tipologia di cliente.
Gli avventori sono i più vari: dai fidanzatini agli scapoloni, dalle coppie sposate fino ai viaggiatori di passaggio, visto che sono pure consigliati e recensiti nelle guide turistiche.
L’AMORE VINCE SULLA RECESSIONE. Nel mezzo della recessione che ha investito il Sol Levante, i love hotel sono rimaste una delle poche industrie floride. Perché capaci di adattarsi al mercato. Con la popolazione che invecchia e la natalità zero, l’ultimo trend guarda avanti: le nuove alcove del piacere, infatti, seguono le preferenze sessuali degli ultra 60enni.

Un’industria del relax da 40 miliardi di dollari

Il giro d’affari degli alberghi del piacere è di circa 40 miliardi di dollari.
Nel 2009, l’annus horribilis della crisi economica, la media degli avventori era di 2,5 coppie per stanza per notte. E molti businessman con gli occhi a mandorla facevano la spola verso la City di Londra a cercare investitori da attirare nel settore.
PREZZI E MODELLI PER TUTTI.  A Tokyo e nelle maggiori città nipponiche, gli hotel dell’amore occupano intere vie.
I prezzi oscillano tra i 28 e i 66 euro a notte, con picchi per le suite più attrezzate. Basta scegliere una camera sullo schermo all’ingresso per ottenere automaticamente la chiave, magari con l’aiuto di un portiere ben nascosto.
Le stanze, poi, possono essere iper accessoriate: oltre alla tivù fornita di dvd della migliore pornografia nipponica, si trovano saune e vasche idromasaggio, distributori di sex toys e vibratori di ogni misura, ma anche schermi per il karaoke e play station. Il relax è relax.
DEGNI DI UN ALBUM FOTOGRAFICO. I love hotel più sfiziosi, però, sono quelli che offrono ambientazioni fantasiose.
Nel 2006 la fotografa americana Misty Keasler immortalò le migliori in un libro. A Tokyo trovò la stanza del ragno: al centro un letto circolare circondato da specchi e sovrastato da ragnatele di catene da utilizzare a piacimento. Ma ci sono anche le camere palestra, con divaricatori colorati dove far sedere le fanciulle e ganci per appendersi alle pareti. E poi le camere-metropolitana che simulano i vagoni del metrò, con tanto di sedili, pali e leve di emergenza, utili a eccitare chi ama il peccato in pubblico.
L’AMORE NELLO STUDIO MEDICO. A Osaka invece si può soggiornare in una camera che ricorda pruriginosamente l’infanzia, con una giostra con i cavallini bianchi. Altri hotel offrono la classe di liceo: una scenografia con banchi di scuola, lavagne, gessetti e uniformi da liceali in gonnellina.
O ancora navicelle spaziali alla Star wars e studi medici dove giocare al dottore, con tanto di avvisi appesi alle pareti che ricordano di pagare l’assicurazione sanitaria.

Gli anziani scialacquano la pensione e chiedono i porno d’annata

Ormai i giapponesi tra feticismi, travestimenti e fumetti pornografici, ci hanno abituato (quasi) a tutto. Il boom dei love hotel, però, non può essere spiegato solo con le  numerose perversioni nipponiche.
Più che fantasia, si tratta di necessità. L’alta densità abitativa rende il mercato immobiliare giapponese proibitivo, i giovani fidanzati tendono a rimanere a casa dei genitori. Mentre le giovani coppie sposate si ritrovano in appartamenti con muri sottili come fogli di carta, pronti a resistere a un terremoto, magari, ma non ad attutire la passione del vicino di casa.
La cultura del decoro e della vergogna ha fatto il resto: niente effusioni per strada, niente inviti a casa ad amici e colleghi dell’altro sesso. Insomma, i love hotel sono nati per bisogno in una società che non lasciava spazi al sesso e lo relegava nelle riviste o registrava sulle videocassette. E così sono diventati un luogo comunemente frequentato.
LA NUOVA UTENZA DEGLI ANTA. Oggi però qualcosa sta cambiando. Un quarto dei 128 milioni di giapponesi ha oltre 60 anni.
E mentre il governo affronta quella che ormai è diventata un’emergenza sociale, i gestori degli alberghi dell’amore sono impegnati ad adattarsi al nuovo pubblico.
Secondo il quotidiano Shukan Post infatti gli ultra 60enni rappresentano ormai circa la metà degli avventori pronti a spendere a letto la pensione sociale e il molto tempo a disposizione. Molti alberghi hanno pensato tariffe ad hoc, ma gli anziani si vergognano dell’età e preferiscono non approfittarne. Altri allora hanno rinnovato strutture e servizi.
I SERVIZI CHE AIUTANO.  Il California Kaminarimon, nel quartiere Asakusa di Tokyo, per esempio, ha messo i corrimani alle pareti.
Hiromi Shimano, proprietario di una catena di alberghi, invece, ha dato ordine di utilizzare come colonna sonora rigorosamente la musica del periodo Showa, dagli Anni 30 al 1989. E ha fornito le stanze solo di porno d’annata, b-movie Anni 70 leggermente più spinti.
In qualche caso ha ordinato anche di inserire nel menù piatti caserecci e di accompagnare i clienti in camera. Non per sedurli, ma semplicemente perché non si confondano.