Dalle tende al design d’esterni di lusso: storia di Gibus

Gabriele Lippi
30/03/2020

Un'azienda nata localmente all'inizio degli Anni '80 è cresciuta trasformandosi. Ma senza mai perdere il contatto con le sue radici.

Dalle tende al design d’esterni di lusso: storia di Gibus

Una lunghissima attività, quasi quarantennale, partita dalla produzione di tende da sole e proseguita verso il design da esterni di lusso senza mai dimenticare le proprie origini. Dal locale al globale, la storia di Gibus è quella di una piccola impresa del Nord Est capace di farsi grande anche unendosi ad altre realtà dello stesso settore. «Siamo nati nel 1982», racconta l’amministratore delegato Alessio Bellin, figlio del fondatore Gianfranco, «Negli anni l’azienda è cresciuta, alla fine degli Anni ’80 si è unita ad altre quattro aziende distribuite sul territorio nazionale per co-fondare il marchio Gibus. Poi, nel 2012, queste aziende si sono fuse per costituire formalmente la Gibus Spa».

Qual è il vostro modello di business?
Il nostro modello è un B2B2C. Produciamo prodotti per outdoor design che vengono venduti all’utilizzatore finale, privato o azienda, per usi di tipo residenziale ma anche business. Lo facciamo, però, appoggiandoci a un network distributivo che intermedia la vendita. Gibus ha creato più di 10 anni fa il format denominato Gibus atelier, un format di dealer autorizzati e affiliati che sono rappresentanti commerciali dell’azienda presso il consumatore finale. Li formiamo e loro vendono, installano e si occupano della manutenzione.

Quali sono i vostri volumi di business in Italia e all’estero?
Abbiamo chiuso il 2019 con 40,9 milioni di euro di profitti, 27,8 dei quali in Italia (68%) e 13,1 milioni all’estero. Il nostro export avviene principalmente nei mercati europei. I principali sono quelli di lingua francese e tedesca, Francia, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Germania e Austria.

Quali sono stati i risultati dell’ultimo esercizio?

Abbiamo registrato il record di sempre per i ricavi, con una crescita di oltre il 20% sul 2018. A livello di marginalità è stato un anno altrettanto positivo, con un margine operativo lordo di 5,6 milioni di euro, in crescita del 21,5%. Anche l’utile netto è cresciuto di più del 20% arrivando a 2,8 milioni di euro. Il tutto a fronte di un calo significativo della posizione finanziaria netta, fatto che denota una fortissima generazione di cassa anche al netto della raccolta di capitale avvenuta attraverso la quotazione.

Quali sono stati i segmenti trainanti?
La crescita è stata trainata da due linee di prodotto in particolare, su cui abbiamo puntato e investito di più: il lusso hi-tech, quindi pergole bioclimatiche, cresciuto del 46%, e la linea sostenibilità zip-screen, con più del 27% di crescita. Mettiamo un grandissimo focus nella ricerca e sviluppo, siamo una Pmi innovativa, investiamo annualmente più del 3% del fatturato in ricerca e sviluppo, abbiamo un team interno di ingegneri che trattano la meccatronica, forniamo prodotti performanti e prestazioni eccezionali. Il design è un altro asset molto importante, soprattutto per i prodotti della fascia del lusso.

Quando e perché avete scelto di quotarvi in AIM?
L’idea è nata circa un anno prima della quotazione, avvenuta nel giugno 2019. Ci siamo approcciati grazie alla convivenza con un fondo di private-equity, che ha avuto una quota di minoranza e ci ha aiutato a strutturare l’azienda con una forte spinta verso l’internazionalizzazione. Abbiamo riacquistato le quote dal fondo e ritenuto di fare un ulteriore passo verso la maturazione e strutturazione della nostra azienda con la quotazione. Da una parte per raccogliere capitale da reinvestire per continuare a crescere, dall’altra per ottenere un ritorno in termini di immagine e credibilità aziendale per proporci nei mercati internazionali, con competitor che hanno dimensioni superiori alle nostre.

Come state affrontando l’emergenza coronavirus?
Siamo un’azienda prettamente industriale, con una produzione al 100% made in Italy nei nostri stabilimenti che sono al momento fermi per il decreto ma pronti a ripartire non appena le condizioni lo permetteranno. Proseguiamo quelle strategiche e di sviluppo, con tutti i nostri uffici che seguono in smart working i progetti a medio e lungo termine. Siamo organizzati con le precauzioni e i dispositivi Dpi che avevamo già implementato al di là e prima che fossero imposti dalla normativa, dal distanziamento tra i lavoratori alla sanificazione quotidiana. Continuiamo a pianificare questo tipo di processi perché quando ci permetteranno di riaprire, molto probabilmente avremo comunque l’obbligo di proseguire con queste profilassi ancora per un medio periodo.

Come pensate di rilanciarvi a crisi terminata?
Il nostro mercato rimane comunque molto ricettivo in questo periodo. Il consumatore finale che pensa al nostro prodotto, in realtà, in questo periodo è a casa e ha molto tempo per pensare a come migliorare il proprio giardino o la propria terrazza. Continuiamo a fare preventivi e ampliamo il nostro bouquet di prospettive di vendita.