Giochi di Prestigiacomo

Marianna Venturini
22/12/2010

Perché il ministro voleva lasciare il Pdl, ma non il dicastero.

Giochi di Prestigiacomo

Alla fine l’ha fatto. Ma solo per qualche ora. Stefania Prestigiacomo ha annunciato di voler lasciare il Pdl per aggregarsi al gruppo Misto. Dopo mesi di mal di pancia, il ministro dell’Ambiente aveva deciso di allontanarsi dal partito che le aveva dato molte preoccupazioni negli ultimi tempi, senza rinunciare però al dicastero.
La minaccia di addio poi è rientrata in tarda serata. In una nota diffusa da Palazzo Chigi si è precisato che tutto il caso sarebbe dipeso «da una sfortunata coincidenza e un difetto di comunicazione che hanno generato uno spiacevole incidente parlamentare. In serata, la Prestigiacomo e Cicchitto, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta, hanno chiarito ogni equivoco, superando l’incidente, scambiandosi un reciproco attestato di stima e di fiducia». Poi Prestigiacomo si è recata a cena dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
I FATTI. Tutto è avvenuto di fretta il 22 dicembre durante i lavori della Camera. Lo strappo è arrivato dopo il no dell’Aula alla legge sulla libera imprenditorialità. Il ministro Prestigiacomo aveva chiesto di soprassedere per un approfondimento sullo smaltimento dei rifiuti per le piccole imprese. Il testo era però difeso dalla maggioranza ma anche dal presidente della commissione Lavoro, Silvano Moffa (ex Pdl, poi Fli, ora Misto), e il rinvio è stato bocciato con solo tre voti di scarto, con la maggioranza che ha votato contro il governo e la minoranza che lo ha difeso. A quel punto, Prestigiacomo ha preso le sue carte e ha abbandonato l’Aula, mentre dai banchi del Pdl qualcuno le ha gridato: «Dimissioni, dimissioni».

«Non mi riconosco più in questo Pdl»

HA LASCIATO IN LACRIME. Visibilmente scossa e in lacrime, Prestigiacomo ha parlato con i giornalisti in Traslatlantico, dicendo di «non riconoscersi più nel Pdl». In polemica con il capogruppo del partito, Fabrizio Cicchitto, ha sottolineato: «Sono amareggiata per come sono andate le cose in Aula. Non mi riconosco più in questo Pdl, mi dimetto, me ne vado al gruppo misto, ma resto al governo. Ovviamente poi chiarirò tutto questo con il presidente Berlusconi». E ha aggiunto: «Di sicuro Cicchitto non può essere più il mio capogruppo».
Questa crisi è stata l’ultima di una serie di malumori che l’hanno vista molto spesso critica nei confronti del partito.  
La collega dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, aveva provato a trascinarla nel progetto di Liberamente, la fondazione che racchiude quattro ministri (oltre a Gelmini e Prestigiacomo ci sono quelli delle Pari opportunità, Mara Carfagna, e degli Esteri, Franco Frattini) ed è stata più volte indicata come valvola di sfogo per giovani esponenti del Pdl stanchi delle vecchie gerarchie. Ma non era bastato alla 44enne siracusana.
Che la politica fosse «il datore di lavoro più maschilista che ci sia», l’ex ministro delle Pari opportunità l’aveva capito da tempo. Forse già da quando conobbe Berlusconi nel dicembre del 1993, portata ad Arcore non ancora trentenne come fondatrice dell’Associazione giovani industriali di Siracusa.

Il ministro fa rotta verso Forza del Sud

Il perché di un gesto così plateale e inatteso viene spiegato in molteplici sfumature. Innanzitutto Prestigiacomo, siracusana doc, ha da sempre un legame fortissimo con il palermitano Gianfranco Micciché, fondatore del partito Forza del Sud. Con l’allontanamento dalla casa berlusconiana molti ipotizzano che proprio tra le fila del movimento ipermeridionalista potrebbe trovare accoglienza. Alla fondazione del movimento, il 30 ottobre 2010 a Palermo, Miccichè aveva detto: «La considero di Forza del Sud anche se rimarrà dov’è».
Non sembra invece che il suo nuovo approdo possa essere Futuro e libertà. Nonostante in passato Prestigiacomo e Gianfranco FIni siano stati più volte uniti in alcune battaglie, prima fra tutte il referendum sulla fecondazione assistita, il ministro berlusconiano non sembra intenzionata a trovare rifugio tra le braccia del peggior nemico del premier.
UN NUOVO GRUPPO ALLA CAMERA. Gli ottimisti arrivano a spiegare il gesto come dettato da un disegno più grande. Infatti, con il suo ingresso il gruppo Misto, composto dagli esponenti di Noi Sud di Arturo Iannaccone, i tre deputati di Responsabilità nazionale (leggi l’articolo) e i fuoriusciti da Fli, raggiunge quota 23 esponenti. Adesso, quindi, non solo può diventare un gruppo autonomo, ma avrebbe anche un personaggio forte e autorevole, la Prestigiacomo appunto, a cui fare riferimento.
La strategia servirebbe a corteggiare meglio alcuni dell’Udc che sono tentati dal passaggio con il Cavaliere ma sono frenati dal trattamento che hanno ricevuto i deputati transfughi durante il voto di sfiducia alla Camera del 14 dicembre.
Le minacce che ha ricevuto Scilipoti e il trattamento riservato agli altri sostenitori di Berlusconi avrebbero frenato la migrazione di qualche deputato centrista e il nuovo gruppo, dunque, potrebbe essere il contenitore adatto per raccogliere gli scontenti di Casini senza farli passare per traditori.

Le frizioni con il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto                            

Il principale indiziato dell’esasperazione della bionda siciliana è l’ex socialista Fabrizio Cicchitto. Non è la prima volta che, oltre alle lamentele sul partito, si sommano i fastidi nei confronti del capogruppo del Pdl alla Camera. Molti finiani, ora che sono lontani dal Pdl, dicono chiaramente che la gestione del gruppo parlamentare da parte di Cicchitto non è all’altezza del compito.
Un esponente del Pdl, parlando con Lettera43.it, ha detto: «Cicchitto ha un brutto carattere, non saluta nessuno, sta sempre per i fatti suoi e non riceve i deputati. Se fosse il manager di un’azienda sarebbe già stato sfiduciato, peccato che nel Pdl non ci siano queste logiche». Non è il ritratto ideale del capogruppo del partito che ha più eletti a Montecitorio.
I FINIANI SOTTOVALUTATI. Le sue mancanze sono state ancora più chiare quando ha sottovalutato la diaspora dei finiani, che per Cicchitto non sarebbero arrivati alla decina, mentre in realtà i deputati erano 36. Insomma, il capogruppo del Pdl non gode di molta stima e viene messa in dubbio la sua concretezza politica.
Tant’è che un anno fa Silvio Berlusconi aveva pensato di sostituire proprio Cicchitto con il più giovane e preparato Maurizio Lupi, vicepresidente di Montecitorio. Il progetto non è mai stato portato a termine e ai deputati fedeli ai dettami berlusconiani non è rimasta altro che la lamentela perenne.
Pochi minuti dopo l’allontanamento volontario del ministro dell’Ambiente, Cicchitto ha detto: «Ho il dovere in primo luogo di ascoltare i parlamentari del gruppo che hanno lavorato per lungo tempo a questo provvedimento senza che fosse venuta nessuna indicazione diversa».
A volte le percezioni possono essere molto differenti.

Il rapporto di ferro con Silvio Berlusconi

Il Cavaliere, dal canto suo, è furioso per la decisione di Prestigiacomo: dopo la boutade delle minacciate dimissioni di Mara Carfagna (leggi l’articolo), arrivate durante il vertice internazionale della Nato a Lisbona e rivelatesi una fiammata senza conseguenze, non era il momento adatto per un’altra polemica del partito e del governo.
L’ultima cosa che avrebbe voluto il presidente del Consiglio era una grana interna, soprattutto dopo la zampata che gli ha concesso di ottenere la fiducia il 14 dicembre alla Camera. «Prestigiacomo, come Carfagna, sarà fedele a vita al premier. Sono donne che devono a lui tutta la loro esistenza politica», ha detto a Lettera43.it un maggiorente del Pdl.  «Non era proprio questo il momento di fare le bizze, ha sbagliato. Comunque resterà con noi».
Come diceva Paola Cortellesi nell’imitazione di Prestigiacomo: «In Italia c’è solo una cosa meno considerata del ministero dell’Ambiente, il ministro dell’Ambiente».