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Giorgetti ha stroncato i minibot di Borghi

Giorgetti ha stroncato i minibot di Borghi

Il sottosegretario leghista commenta l’idea del del presidente della commissione Bilancio e compagno di partito: «Misura inverosimile. Se si potessero fare li farebbero tutti».

23 Giugno 2019 18.25

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«C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti»: così il sottosegretario leghista allo Sport, Giancarlo Giorgetti, ha commentato con una battuta l’idea del presidente leghista della commissione Bilancio della Camera, parlando a Losanna con i giornalisti.

LA BOCCIATURA DI TRIA

La stroncatura dell’influente sottosegretatio è arrivata qualche giorno dopo quella del ministro dell’Economia. «Sono un ministro e tutto quello che posso dire è che non abbiamo bisogno di questo strumento. Quello che posso dire è che nessuno nel governo vuole uscire dall’Eurosistema. Questo è sicuro», aveva detto Giovanni Tria in un’intervista al Financial Times. I debiti della p.a – assicurava – possono essere ripagati «normalmente, usando la nostra moneta, l’euro. Non abbiamo bisogno di altri strumenti valutari». La bocciatura dello strumento dei minibot è arrivata dalle istituzioni europee e da membri dell’esecutivo, ma il leader della Lega Matteo Salvini non ha ancora escluso di poterlo utilizzare in futuro.

BORGHI SPERA ANCORA DI USCIRE DALL’EURO

Borghi, il grande sponsor dei minibot, ha ribadito il 15 giugno la sua volontà di uscire dall’euro, «ma il governo si basa su un contratto in cui non c’è il ritorno a uno Stato pre Maastricht, com’era nel programma della Lega. E io da democratico mi attengo a quel contratto», spiega, assicurando che il minibot non serve a preparare il terreno per l’uscita dalla moneta unica: «Avevano detto tutti che l’euro è irreversibile. Se a distruggerlo bastasse una piccola cosa come il minibot…».

«I MINIBOT SONO SOLO UN AIUTO»

«I minibot sono solo un aiuto in caso di difficoltà nei pagamenti. Non sappiamo cosa può succedere. Supponiamo che ci sia un attacco hacker e si blocchi il sistema normale dei pagamenti: le carte di credito, le cose legate all’euro. Ci sarebbe un’alternativa pronta», osservava. «Una cosa è il piano B perché mediti di uscire, un’altra è avere un’esternalità positiva in caso ci fosse un gran casino. Un attacco economico, cose di questo tipo. Con un’alternativa la vita di un Paese sotto attacco diventa meno complicata».

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