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Chi rema contro a una nomina europea per Giorgetti

Chi rema contro a una nomina europea per Giorgetti

Se Salvini e Di Maio non vedono l’ora di spedirlo a Bruxelles, sull’eventuale trasloco del sottosegretario pesa il veto di Mattarella. Che non può perdere l’unico mediatore del governo gialloverde.

26 Giugno 2019 10.00

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Matteo Salvini lo vorrebbe mandare a Bruxelles. Luigi Di Maio non vede l’ora che liberi il suo ufficio a Palazzo Chigi. Ma sulla strada di Giancarlo Giorgetti verso il posto di commissario europeo c’è un macigno, un veto, di proporzioni bibliche: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non vuole che il potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio si muova da Roma. E non è detto che la cosa dispiaccia al Gianni Letta della Lega. 

UN MEDIATORE IN EUROPA E NELLA MAGGIORANZA

Il ragionamento che fanno al Colle è molto semplice: privo di Giorgetti, il governo Conte perde l’unico politico in grado di colloquiare con le autorità europee, ascoltato e rispettato dalla Bce così come dalle maggiori cancellerie europee; capace di fare da collegamento tra il fronte gialloverde, i poteri economico finanziari e le parti sociali. Senza dimenticare il suo ruolo di mediatore nella stessa maggioranza che spesso – da pompiere – l’ha spinto a riportare a più miti consigli gli incendiari Salvini e Di Maio.

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Ma accanto a questi ragionamenti di sistema al Quirinale ne fanno un altro molto più prosaico: con Giorgetti lontano dai confini patri, Mattarella non avrebbe più alcun canale di dialogo con il Capitano. Il quale non ha mai fatto mistero di temere le manovre del presidente della Repubblica per modificare la compagine governativa e il suo probabile no a elezioni anticipate.

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I MOTIVI PER RESTARE IN ITALIA

Dal canto suo Giorgetti aspetta di vedere come evolverà il quadro politico. Chi lo conosce, dice che mai e poi mai abbandonerebbe la rete di contatti che ha creato in Italia. Ma sa bene che Salvini fa sempre più fatica a sopportare il fatto che i poteri forti di questo Paese (o quel che ne rimane) preferiscano parlare (e trattare) con il sottosegretario piuttosto che con il leader. Senza contare che Bruxelles è lontana anni luce dalle procure che hanno messo nel mirino dal Carroccio. In quest’ottica, va letta in una chiave diversa la polemica a distanza tra lo stesso Giorgetti e il presidente della commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, sui minibot. In quel «Ancora gli date retta» scandito domenica 23 giugno, c’è un implicito messaggio al mondo politico ed economico italiano: se mi mandano in esilio nella capitale Ue, la Lega può sostituirmi soltanto con personaggi come Borghi. 

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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