Il Giornale ha deciso di chiudere la redazione di Roma

Il Giornale ha deciso di chiudere la redazione di Roma

19 Marzo 2019 14.57
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Nuova tegola per il quotidiano fondato da Indro Montanelli. La Società europea edizioni ha comunicato al cdr la chiusura della redazione romana de Il Giornale. 18 giornalisti e tre poligrafici impiegati nella sede capitolina hanno tempo fino al 30 aprile per trasferirsi a Milano. Immediata la presa di posizione di tutti il giornalisti. Il Comitato di redazione (Cdr) e la Rappresentanza sindacale unitaria (Rsu) hanno proclamato per il 19 marzo una giornata di sciopero per protestare contro la decisione unilaterale della Società europea di edizioni

IL COMUNICATO DEL CDR: MANAGMENT POCO COLLABORATIVO

«Le rappresentanze sindacali», si legge in un comunicato stampa, «deprecano e respingono la decisione, arrivata dopo mesi di trattative sulla riduzione del costo del lavoro giornalistico, durante le quali i dipendenti del quotidiano hanno dimostrato la massima disponibilità. Ai dipendenti poligrafici una ipotesi analoga era stata semplicemente ventilata e mai neppure formalizzata». «L'azienda», hanno scritto ancora i giornalisti, «con un vero e proprio ricatto, mette i lavoratori e le loro famiglie davanti alla scelta secca tra le dimissioni e il trasferimento coatto da Roma a Milano. La chiusura della redazione del giornale si configura come una rappresaglia di un management poco abituato a relazioni industriali collaborative».

«TRAMONTO DI UNA LUNGA STAGIONE EDITORIALE»

«La soppressione della redazione romana», concludono, «rappresenta la perdita di un punto riferimento culturale e politico e segna il tramonto di una lunga stagione editoriale. La scelta non porta alcun beneficio economico ai conti del quotidiano, anzi rischia di relegarlo ad un ruolo di foglio senza più ambizioni nazionali. La redazione di Roma è sempre venuta incontro alle esigenze economiche e strutturali de Il Giornale, con un progetto riuscito di integrazione sul lavoro di desk tra Roma e Milano».

L'EDITORE: «DECISIONE PRESA DAL SOLO CDA»

Secca e telegrafica la controreplica dell'azienda: «Facendo riferimento alle notizie di stampa relative alla chiusura della sede romana de il Giornale, l'Editore precisa che la decisione è stata presa dal Consiglio di Amministrazione della Società Europea di Edizioni, tenutosi, ieri, 18 marzo. Senza l'avallo di persone estranee al CdA». Il chiarimento è arrivato con una nota l'amministratore delegato della Società Europea di Edizioni, Andrea Favari.

TIMORI PER LA POSSIBILE VENDITA DELLA TESTATA

Per il gruppo editoriale si tratta dell'ennesima tegola dopo mesi di incertezza. L'ultimo sussulto in ordine di tempo aveva riguardato l'allarme del cdr per la possibile vendita del gruppo, in particolare esprimendo «profonda preoccupazione per le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Mondadori Ernesto Mauri».«Il manager del gruppo che ha una partecipazione del 36% della Società europea edizioni», scrivevano i giornalisti del quotidiano il 14 marzo scorso, «ha spiegato che con l'azionista di maggioranza sta studiando un piano per la riduzione del costo del lavoro. Ha parlato di non meglio precisati ammortizzatori sociali, di decisioni "meno traumatiche" da trovare "attorno a una tavolo" e del costo del lavoro che non si adegua alle mutate condizioni del mercato».

IL CDR: GIÀ SEGNALATI I COSTI DA TAGLIARE

Il cdr nel suo comunicato ha puntato il ditro contro Mauri spiegando che «negli ultimi anni il costo del lavoro del Giornale è costantemente calato, così come l'organico, che è ormai ridotto all'osso se confrontato con quello degli altri grandi quotidiani nazionali» e ricordato al manager che «i giornalisti hanno individuato e segnalato all'azienda una serie di sprechi e costi che è possibile ridurre, se non azzerare, visto che non sono funzionali alla realizzazione del prodotto e pesano in modo considerevole sul bilancio. Quindi anche sugli azionisti Mondadori, che ne saranno informati nella sede più opportuna».

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SI TRATTA SU POSSIBILI CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ

Per quanto riguarda le soluzione, ha continuato la nota, «si fa presente presente all'Ad di Mondadori che dal dicembre scorso il Cdr ha dato disponibilità a trattare su un piano di solidarietà ed esodi incentivati, ma l'azienda ha risposto con rinvii e silenzi imbarazzanti. Sono passati quattro mesi e altre perdite economiche che colpiranno gli azionisti del Giornale e anche il portafogli degli azionisti Mondadori. Ma non per colpa dei giornalisti del Giornale».

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L'AFFONDO CONTRO L'AD DI MONDADORI

«Per giornalisti che guadagnano stipendi non molto lontani dai minimi tabellari», ha concluso il cdrm «appare incredibile che un Ad che guadagna circa 2 milioni di euro l'anno bonus a parte (2,7 milioni nel 2017) proponga come unica soluzione – per sanare una perdita che per quanto tocca a Mondadori risulta inferiore al suo incasso annuo del 2017 – la vendita di una testata storica dell'editoria italiana senza alcuna riflessione sul suo rilancio».

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