Giornata della Memoria, perché quest’anno non farò la maratona social di Jewish humor

Lia Celi
27/01/2024

So bene che l’antisemitismo millenario sfociato nella Shoah non c’entra nulla con quello che sta avvenendo in Medio Oriente. Ma quest'anno provo un disagio profondo. Gettare in pasto al web tribalizzato l’antica lezione dell'umorismo ebraico, ancora prima che inopportuno è uno spreco. Meglio tenerla in serbo per auspicabili tempi di pace. O di meno guerra.

Giornata della Memoria, perché quest’anno non farò la maratona social di Jewish humor

Forse sto invecchiando, o forse il mondo sta invecchiando, anche peggio di me. Io non riesco a diventare vecchia imparando sempre qualcosa di nuovo, come raccomandava Cicerone; da parte sua il mondo sembra invecchiare disimparando ogni giorno qualche nozione che si supponeva profondamente assimilata: che la pace è un bene prezioso, che in una guerra non ci sono vincitori, che l’odio è seme di altro odio, la più nefasta delle piante carnivore. Il ritmo dell’imbarbarimento è così vertiginoso che non riesco a stargli dietro, e l’arma di resistenza umana in cui avevo creduto tanto da dedicarle una gran parte della mia vita oggi mi appare spuntata, o addirittura imbarazzante. Uso “oggi” in senso proprio, perché è il 27 gennaio, giornata della Memoria, che per 12 anni ho celebrato sui social a modo mio, cioè postando battute di autori di origine ebraica. Un omaggio al popolo perseguitato per due millenni e massacrato nella Shoah, e che è stato capace di elaborare nelle sofferenze un tipo particolare di umorismo, sottile e indistruttibile, in cui la self-deprecation finisce per ribaltarsi contro i persecutori. Il ridente stoicismo chiamato Jewish humor ha fatto scuola anche fra i non ebrei, perché è in grado di parlare a tutti gli esseri umani: ogni individuo, in un modo o nell’altro, ha conosciuto nella sua vita, anche se episodicamente l’esperienza del dolore, dell’esclusione e della sopraffazione.

La vitalità dell’umorismo ebraico, fiorito all’epoca dei ghetti, dei pogrom zaristi e perfino nei campi di sterminio

Ogni anno setacciavo i miei libri e il web in cerca di nuovo materiale, e lo trovavo immancabilmente, spulciando fonti classiche ma anche contributi contemporanei, segno incoraggiante della vitalità dell’umorismo ebraico, fiorito nell’epoca dei ghetti, dei pogrom zaristi e perfino nei campi di sterminio, oltre che naturalmente nelle comunità di emigrati, che hanno regalato al mondo dello spettacolo generazioni di comici, battutisti e sceneggiatori, dai fratelli Marx a Sacha Baron Cohen. La mia iniziativa del 27 gennaio è sempre stata accolta sostanzialmente bene, salvo critiche occasionali per il fatto che postavo solo battute di autori ebrei – evidentemente a qualcuno era sfuggito il significato della Giornata della Memoria – o perché «su certe cose non è proprio il caso di ridere». Ma alla fine erano più numerosi quelli che mi ringraziavano per una commemorazione rispettosa ma originale di cui erano chiari i sottinteso: la superiorità morale delle vittime sui carnefici e l’impegno comune per combattere ogni tipo di discriminazione e di violenza basata sull’etnia, la religione o l’ideologia.

Giornata della Memoria, perché quest'anno non farò la maratona social di Jewish humor
L’ingresso del campo di sterminio di Auschwitz Birkenau (Getty Images).

Gettare in pasto al web tribalizzato l’antica lezione del Jewish humor, ancora prima che inopportuno è uno spreco

Quest’anno però provo un grande senso di fatica, un disagio viscerale che non riesco nemmeno io a spiegarmi fino in fondo. So bene che l’antisemitismo millenario sfociato nel genocidio nazifascista degli ebrei d’Europa non c’entra nulla con quello che sta avvenendo in Medio Oriente, c’entra piuttosto con i suoi velenosi contraccolpi in alcuni settori dell’opinione pubblica occidentale, in cui la solidarietà con i palestinesi è un nuovo abito che ricopre il vecchio ributtante zombi. Ma la sadica carneficina del 7 ottobre firmata Hamas è quanto di più simile alle atrocità dei cosacchi e nazisti sia accaduto agli ebrei dal 1945. La risposta del governo Netanyahu da reazione comprensibile è diventata subito cieca e dissennata rappresaglia su decine di migliaia di innocenti, inclusi gli ostaggi israeliani ancora prigionieri a Gaza. Mi viene il dubbio che gettare in pasto al web tribalizzato l’antica lezione del Jewish humor – la più-che-umana dignità dello spirito umano –, ancora prima che inopportuno sia uno spreco, meglio tenerla in serbo per auspicabili tempi di pace, o di meno guerra.

Giornata della Memoria, perché quest'anno non farò la maratona social di Jewish humor
Palestinesi in fuga dalla città di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza (Getty Images).

In questo momento sia in Israele sia a Gaza c’è chi si ostina malgrado tutto a credere nel sorriso

La rinuncia potrebbe deprimermi, se non sapessi che anche in questo momento, sia in Israele che a Gaza, fra la rabbie e le lacrime e sotto le bombe c’è chi si ostina malgrado tutto a credere nel sorriso, seppure amaro, come arma di sopravvivenza. Hen Avigdori, autore e scrittore comico israeliano, il 7 ottobre ha perso tre familiari nella strage del kibbutz Be’eri, sua moglie e sua figlia 12enne sono state prese in ostaggio. Eppure quando la tivù pubblica lo ha chiamato a collaborare a un programma per risollevare l’umore della popolazione traumatizzata, non si è tirato indietro. «Non si dovrebbe ridere di ciò che è avvenuto e sta avvenendo a noi e ai palestinesi», ha detto, «ma bisogna sforzarsi di guardare le piccole cose di cui ancora si può ridere, altrimenti c’è solo pianto, solo dolore». Il conduttore satirico egiziano Bassem Youssef, sposato a una palestinese di Gaza, in un’intervista alla Bbc è andato oltre: «Bah, questi palestinesi drammatizzano sempre, dicono “gli israeliani ci stanno uccidendo”. Ma non muoiono mai, i palestinesi, resistono a tutto. Mia moglie, ad esempio: ho tentato di ucciderla tre volte. Ma lei usa i nostri figli come scudi umani e non riesco a torcerle un capello». Umorismo macabro, self-deprecation, uso paradossale degli stereotipi: gli stessi ingredienti delle migliori battute ebraiche.

Giornata della Memoria, perché quest'anno non farò la maratona social di Jewish humor
Le foto delle vittime della carneficina compiuta da Hamas il 7 ottobre (Getty Images).