Perché il climate change minaccia il Mediterraneo

Il riscaldamento globale ha come effetto l'espansione di mari e oceani. E quindi l'innalzamento del livello delle acque. I rischi che corre il nostro bacino.

04 Luglio 2019 06.49
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Sfumato l’obiettivo emissioni zero entro il 2050 dell’Ue, la strada della lotta ai cambiamenti climatici appare ora sempre più in salita. E cresce la preoccupazione fra gli esperti per le conseguenze del vertice Ue di Bruxelles dello scorso 20 giugno: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia si sono infatti opposte al rilancio dell’azione sul clima, stoppando la formulazione della proposta che includeva l’annullamento delle emissioni entro il 2050.

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IL FALLIMENTO EUROPEO

«Essenzialmente», spiega a Lettera43.it il climatologo dell’Enea Gianmaria Sannino, «l’Europa è stata vista fino a oggi come il continente che ha spinto più degli altri verso un’economia a bassissima emissione di carbonio. Il fatto che ora venga meno all’impegno è senza dubbio destabilizzante a livello internazionale». Con l’eliminazione della data per il passaggio a un’economia «climaticamente neutrale», infatti, sembra entrare in crisi la leadership del Vecchio Continente sulle misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici. «Tra l’altro», continua Sannino, «solo a metà maggio, la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera è stata di 415 parti per milione. Tradotto, significa che su 1 milione di molecole d’aria, riconosciamo 415 molecole di CO2». Sembrano poche ma non è così. Bisogna infatti tenere presente che le molecole di CO2, responsabili dell’effetto serra, sono cresciute tantissimo dal 1860, quando se ne trovavano 280, a oggi.

Il circolo delle acque nel Mediterraneo.

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LA TEMPERATURA MEDIA È CRESCIUTA DI UN GRADO

Con l’aumento delle molecole di CO2, la temperatura media della Terra sta crescendo di un grado, passando da 33 a 34 gradi centigradi. «Il caldo che sperimentiamo in questi giorni», sottolinea Sannino, «è senza dubbio anomalo. E proprio adesso che abbiamo compreso il problema, la politica viene meno. Il messaggio che passa è che anche l’Europa non crede poi tanto all’idea del cambiamento climatico. E questo è devastante». Gli effetti della mancata mitigazione del clima sono destinati infatti ad avere un impatto significativo sullo stato idrogeologico del Pianeta. A cominciare dall’innalzamento del livello del mare. Il calore in eccesso prodotto dal 1860 a oggi, infatti, grazie all’aumento sistematico della CO2 in atmosfera, è stato assorbito dagli oceani per ben il 93%.

Anche le coste del Mediterraneo sono a rischio.

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L’ESPANSIONE DEI MARI

«Gli oceani hanno aumentato la loro temperatura», continua Sannino, «seppure in maniera più contenuta, avendo una capacità termica molto più grande di quella dell’atmosfera». L’eccesso di accumulo di calore ha cominciato a farsi sentire con l’aumento del livello del mare. Tutte le sostanze che assorbono calore tendono infatti ad accrescere il loro volume, e il mare non fa eccezione: avendo assorbito una quantità di calore immensa, ha cominciato a rispondere dilatandosi. «Detto in maniera semplice», continua l’esperto, «almeno il 50% dell’innalzamento dipende dall’espansione dei mari prodotta dall’assorbimento del 93% di tutto calore in eccesso, a fronte di un assorbimento del 7% da parte dell’atmosfera. L’altro 50% dipende invece dallo scioglimento dei ghiacci».

Entro il 2100 le acque potrebbero innalzarsi fino a un metro e mezzo.

UN METRO E MEZZO IN PIÙ ENTRO IL 2100

Un problema che non può essere sottovalutato. Il livello del mare infatti continuerà ad aumentare, «indipendentemente dal fatto che applicheremo o meno l’Accordo di Parigi», mette in chiaro Sannino. Entro il 2100 si prevede un innalzamento fino a un metro e mezzo. «Naturalmente», puntualizza l’esperto, «il livello del mare non cresce allo stesso modo in tutte le parti del mondo, visto che non è caldo nella stessa maniera. Per questo, alcune zone del Pianeta vedranno l’effetto in maniera molto più evidente».

OCCHI PUNTATI SUL MEDITERRANEO

Il Mediterraneo, in particolare, viene considerato un hot spot climatico, cioè un punto particolarmente suscettibile ai cambiamenti. «Questo ci deve spingere ancora di più a trovare soluzioni», mette in chiaro Sannino, «pensando a interventi mirati per proteggere le nostre coste a rischio inondazione». E quanto costerà anche economicamente all’Ue non è ancora quantificabile

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