Celebrazione al Quirinale del Giorno del ricordo

Celebrazione al Quirinale del Giorno del ricordo

09 Febbraio 2019 12.04
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«Celebrare il Giorno del ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda guerra mondiale e l'inizio della Guerra fredda». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella commemorando al Quirinale la tragedia delle Foibe definita «un capitolo buio della storia nazionale e internazionale che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente».

MATTARELLA CONTRO I NEGAZIONISTI

«Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare», ha precisato il capo dello Stato, «di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni». Il presidente ha quindi ricordato che solo dopo la caduta del Muro di Berlino – «Il più vistoso, ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea», è stata avviata «una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione» che «ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione».

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«L'IDEALE EUROPEO VA INCORAGGIATO»

Mattarella ha insistito sull'importanza dell'Europa e dell'ideale europeo che «è stato ed è tuttora per tutto il mondo, un faro del diritto, delle libertà, del dialogo, della pace. Un modo di vivere e di concepire la democrazia che va incoraggiato, rafforzato e protetto dalle numerose insidie contemporanee». Insidie, ha spiegato il presidente, che «vanno dalle guerre commerciali, spesso causa di altri conflitti, alle negazioni dei diritti universali, al pericoloso processo di riarmo al terrorismo fondamentalista di matrice islamista, alle tentazioni di risolvere la complessità dei problemi attraverso scorciatoie autoritarie». Forse una tirata d'orecchi a Matteo Salvini e alla sua linea dura contro la Francia. Al posto delle devastazioni delle guerre mondiali del Novecento, di cui le Foibe sono parte, ha sottolineato il presidente, «c'è l'Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, che ha eliminato al suo interno muri e guerre. Oggi popoli amici e fratelli collaborano insieme nell'Unione europea per la pace, il progresso, la difesa della democrazia, la prosperità».

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LA TRAGEDIA DEI PROFUGHI ITALIANI

Dopo le stragi nelle Foibe, ha ricordato il capo dello Stato, «i circa 250 mila profughi, che tutto avevano perduto, e che guardavano alla madrepatria con speranza e fiducia non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti». La macchina dell'accoglienza e dell'assistenza «si mise in moto con lentezza, specialmente durante i primi anni, provocando agli esuli disagi e privazioni. Molti di loro presero la via dell'emigrazione, verso continenti lontani. E alle difficoltà materiali in Patria si univano, spesso, quelle morali: certa propaganda legata al comunismo internazionale dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l'avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani».

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