Lorenzo Andraghetti

Giovanni Favia spiega la metamorfosi del M5s

Giovanni Favia spiega la metamorfosi del M5s

Dieci anni fa, il 7 giugno 2009, venivano eletti i primi consiglieri comunali delle civiche lanciate dal Blog. Accadeva anche a Bologna. L’ex leader emiliano racconta la deriva e la grande illusione del movimento.

07 Giugno 2019 11.50

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Sono passati esattamente 10 anni da quando i primi rappresentanti proto-grillini entrarono nei Comuni. Era l’8 giugno 2009, il Movimento 5 stelle ufficialmente non esisteva ancora – sarebbe stato fondato il 4 ottobre di quell’anno al teatro Smeraldo di Milano – e alle elezioni si erano presentate le liste civiche Beppegrillo.it.

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IL PROGETTO DELLE LISTE CIVICHE DOPO IL PRIMO V-DAY

Beppe Grillo aveva lanciato il progetto delle liste civiche subito dopo il primo V-Day di Bologna del 2007: i Meetup, fino ad allora semplici assemblee che organizzavano piccoli eventi, potevano scendere in campo col simbolo del Blog, quello con la “V” rossa. Un misto tra la “v” del film V per Vendetta e la “v” del Vaffa tanto gridato da Grillo sui palchi all’epoca. «I cittadini devono entrare in politica direttamente», arringava il comico. «Per la loro tutela e per quella dei loro figli».

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COSÌ BOLOGNA DIVENNE “CAPITALE” GRILLINA

Quell’anno vennero presentate circa 80 liste civiche Beppegrillo.it in tutta Italia. Solo 40 superarono lo sbarramento del 3%. Una di queste a Bologna che da quel momento divenne la “capitale” grillina. Il risultato generale di quella tornata amministrativa fu un po’ deludente per i Meetup. Sembrava che l’effetto V-Day fosse scomparso. Soltanto in Emilia-Romagna il M5s era riuscito a piazzare qualche consigliere a Cesena (Natascia Guiduzzi), Forlì (Raffaella Pirini) e Ferrara (Valentino Tavolazzi). A Bologna, per 28 voti, entrò Giovanni Favia, che presto divenne il primo leader nazionale del Movimento (oltre a Beppe Grillo. Gianroberto Casaleggio era ancora nell’ombra).

GIOVANNI FAVIA E LA FESTA PER IL 3%

I sondaggi davano Favia al 1,8%. Alla prima proiezione, con 10 sezioni scrutinate, la lista civica Beppegrillo.it di Bologna si attestava al 2,9%. Dopo circa 50 sezioni era al 3,3%. E da quel momento, fino alle 5 del mattino, sarebbe oscillato tra il 3,1% e il 3,3%. Quel lunedì pomeriggio, tutti gli attivisti (quasi tutti candidati nella lista) si erano ritrovati con le bandiere davanti a Palazzo D’Accursio sotto lo sguardo incredulo di cittadini e giornalisti. Nessuno aveva mai visto esultare per un 3%. Giovanni Favia, a 28 anni, entrava in Consiglio comunale, mentre Rifondazione comunista e Gianfranco Pasquino erano clamorosamente rimasti fuori. La serata finì all’alba del martedì con spumante, trenini in Piazza Maggiore e bagno nella fontana del Nettuno. Il primo passo fu sicuramente il più difficile di tutti. E quel risultato sicuramente il più emozionante. Un anno dopo Favia ripeté il bis in Regione toccando il 7% delle preferenze. Ma quella seconda “vittoria” fu diversa, il risultato era quasi scontato. Nel 2009 invece nessuno avrebbe puntato un centesimo sull’ingresso in Consiglio comunale.

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Giovanni Favia e Beppe Grillo durante la campagna elettorale per le Comunali 2009.

«GRILLO HA PORTATO IL BULLISMO IN POLITICA»

Il M5s nasceva sotto una forma di assemblearismo post ’68 ma con la novità del web. Era a forte vocazione ambientalista con un programma elettorale a tratti no global. Non era un partito, era un movimento totalmente orizzontale, almeno a parole. Negli anni l’autoritarismo interno e il disegno di Gianroberto Casaleggio sarebbero emersi lentamente e inesorabilmente, travolgendone definitivamente i connotati. Da allora la politica è cambiata, ma in peggio, come ammette lo stesso Favia: «Grillo ha inserito il bullismo in politica. Oggi se un leader è vincente è perché fa il bullo. L’ha seguito Matteo Renzi, e oggi anche Carlo Calenda ha successo in tivù per questo motivo, per non parlare di Matteo Salvini».

PARTITO AZIENDA E AZIENDA PARTITO

Se nel 2009 il nemico era Silvio Berlusconi, che generava indignazione per i suoi modi, «oggi il M5s ha sdoganato un’indignazione per questioni ancor più basse», continua Favia. «Berlusconi aveva creato un partito azienda, ma lo aveva dichiarato fin da subito con i suoi. Oggi il marketing di Casaleggio si è fatto politica ma non era stato messo in chiaro quando io, a 28 anni, decisi di dedicare la mia vita a quel progetto».

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IL TRIONFO DELLA MEDIOCRITÀ

Nel Meetup bolognese i partiti erano visti come l’ufficio di collocamento per mediocri e i grillini si sentivamo un’élite illuminata. «Oggi i mediocri sono l’emblema del 5 stelle. Tra l’incubo espulsione con gogna mediatica, le cliccarie per scegliere i candidati, l’opacità e il verticismo interno di Casaleggio e Di Maio…non si salva più niente», sostiene l’ex consigliere pentastellato.

LA DELUSIONE E IL TRADIMENTO

Potendo tornare indietro, Favia non investirebbe più nel Movimento. «Noi, con ingenuità, abbiamo creato qualcosa che oggi è drammatico», ammette. «Non lo rifarei. Però col senno di poi è facile. Avrei dovuto aderire solo a un progetto trasparente e con obiettivi chiari. Ci siamo fidati di due persone, Grillo e Casaleggio, che giocavano al poliziotto buono e cattivo. Non avrei dato la mia vita a 28 anni per loro due, anche se questa esperienza mi ha dato tanto». Come capire «la differenza tra essere spettatore e protagonista. Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto uscire dall’ignoranza». La delusione più grande, però, è verso gli uomini. «La politica ha tirato fuori il peggio da molti di loro», spiega Favia. «Tanti hanno scelto la fama e i soldi piuttosto che la coerenza, l’etica. Hanno tradito gli amici. Se ricominciassi oggi perderei meno tempo con con tanta gente che oggi a 38 anni riesco a capire meglio».

UNA DEMOCRAZIA DI FACCIATA

Da movimento no global e ambientalista all’alleanza di governo con la Lega salviniana. È stata la mancanza di democrazia interna a portare a questa metamorfosi? Favia non lo crede. «L’assenza di democrazia interna in sé non era il problema. Se l’avessero detto subito, alcuni se ne sarebbe andati, altri lo avrebbe accettato. Il problema era vendersi come iper democratici e organizzare un movimento verticista. Aver cambiato le regole in corso d’opera è stato viscido. La prepotenza del bulletto che ti elimina con un clic se gli pesti mezzo callo, e lo squallore che c’era negli uffici di Milano l’avevo capito nel 2011, ma non sapevo come comunicarlo. Dopodiché la delusione è arrivata per tanti e oggi vediamo al governo qualcosa che non ha nulla a che fare con quello che iniziò 10 anni fa».

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Commenti: 1

  1. Ho vissuto quel periodo con Giovanni, posso confermare che qurl senso di dissoluzione dei rapporti umani é stato reale, e ha portato gradualmente da un movimento spontaneo e naturale a una tribú totemica dedita alla sistematica tutela della ortodossia. Forse è stato inevitabile, in assenza di regole e totale mancanza di cultura politica. Poi il consenso ha travolto tutto e tutti, costringendo a quella deriva populista che oggi è sotto gli occhi di tutti. Ha travolto persino Grillo stesso, al punto che ora desidera solo disfarsi in tempo della creatura che lui stesso ha partorito.

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