La battaglia contro la balbuzie di Giovanni Muscarà

La battaglia contro la balbuzie di Giovanni Muscarà

10 Marzo 2019 09.30
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Immaginate di avere l’incubo del vostro nome, di non saperlo pronunciare, di preferirgli il silenzio. Immaginate i muscoli facciali che scattano come per prendere una rincorsa, producendo con fatica sempre lo stesso suono. Giovanni Muscarà quelle sensazioni le conosce bene. Messinese trapiantato a Milano, 36 anni, è stato balbuziente sin dalla nascita e ha convissuto con questo problema – chiamarla malattia è ancora un tabù – fino a pochi anni fa, quando ha iniziato un percorso che non solo lo ha portato a guarire, ma persino a fondare il VivaVoce Institute, un centro specializzato proprio per la cura della balbuzie. Sentirlo parlare a Roma InConTra è un vero piacere, il suo racconto ha la consistenza di chi ha lavorato sodo per arrivare fin lì. I segni del passato ci sono, specie alle orecchie di chi conosce la sua storia, ma vengono surclassati dalla tenacia che ha reso fluido quel che prima non lo era.

IN ITALIA CI SONO QUASI 1 MILIONE DI BALBUZIENTI

In Italia i balbuzienti sono quasi 1 milione, l’80% uomini, una marea silenziosa, che troppo spesso tende a rintanarsi nel silenzio dell’imbarazzo o nell’ansia del nervosismo. Tra questi, 150 mila circa sono minori, certamente i più fragili e quelli su cui il silenzio forzato pesa come un macigno. «Ricordo come se fosse ieri la mia prima interrogazione al liceo», racconta Muscarà a Enrico Cisnetto, «quando tutta la classe si sbellicava dal ridere vedendomi annaspare, mentre la professoressa di latino e greco guardava per terra per non ridermi in faccia». Nell’88% dei casi la balbuzie regredisce naturalmente entro i sei anni di età, per gli altri le difficoltà rimangono e rischiano di influire in modo terribile nella formazione della personalità e nella capacità di relazionarsi. Muscarà quegli anni se li ricorda bene, e ne parla con disarmante autoironia: «Al bar al posto del caffè ordinavo un “lungo”, perché sapevo che pronunciando la lettera C ci avrei messo tre quarti d’ora. Oppure prima di un appuntamento con una ragazza bevevo due-tre birre, per essere più sciolto».

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I PROGRESSI OTTENUTI CON UN PERCORSO RIABILITATIVO

Tanto sereno è il racconto di oggi, quanto difficile è stato vivere balbettando. Una difficoltà non attenuata neanche dall’esempio positivo di illustri predecessori – da Paolo Bonolis a Luca Laurenti, fino a Lewis Carroll (l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie), re Giorgio VI (quello de Il discorso del re) e persino Mosè – ma semmai resa più aspra dalle gag comiche sui balbuzienti, a partire dall’odiata scena di Un pesce di nome Wanda.

Sarà stata la voglia di levarsi di dosso questa insopportabile etichetta, oppure la cocciutaggine quasi nevrotica di voler pensare in grande, sta di fatto che oggi Giovanni parla veloce come un treno, tanto da meritarsi un «sei davvero travolgente» da parte di Cisnetto. E lo fa grazie a un lungo percorso riabilitativo, focalizzato in particolare sul controllo motorio, a partire dai muscoli facciali. Un metodo vincente, attuato all’interno del VivaVoce Institute, il centro medico specializzato nel trattamento riabilitativo della balbuzie che Muscarà ha fondato nel 2011 per aiutare i tanti che vogliono ripercorrere la sua storia positiva. Come quel giovane paziente che approcciava le ragazze in discoteca presentandosi con il primo nome che gli passava in mente, di certo non quello reale troppo complicato per un balbuziente. Magari la tattica avrà avuto anche successo, ma vuoi mettere il suono meravigliosamente normale del proprio nome? Giovanni. L’ex balbuziente.

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