Il salto di Quaglia e Delzio anti-governativo

Viste le sue mire, il presidente della Fondazione Crt, ex supporter di Chiamparino, deve fare i conti con la nuova nomenklatura del Piemonte. Mentre l'executive vice president di Atlantia e Autostrade critica il populismo gialloverde. Per ora solo sui libri.

27 Giugno 2019 11.48
Like me!

Il presidente della Fondazione Crt (nonché presidente dell’associazione fondazioni del Piemonte), Giovanni Quaglia, è stato riconfermato di recente per altri cinque anni al timone dell’ente sabaudo. E confermato anche tra i 27 membri del nuovo consiglio dell’Acri, l’organo di governo dell’associazione delle fondazioni. Inoltre l’anno prossimo Francesco Profumo potrebbe non venire confermato alla testa della Compagnia di San Paolo, dal momento che la sindaca Chiara Appendino, cui compete la nomina, ha già detto di non volerne sapere. Così stando le cose, Profumo decadrebbe anche da presidente Acri, e a succedergli potrebbe essere proprio Quaglia. Al nostro l’idea non dispiacerebbe affatto, al punto che nei salottini torinesi circola una battuta maligna: «C’è un Quaglia che si sente un condor».

Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt.

Tuttavia, sussurrano all’ombra della Mole, Quaglia ha un problema non piccolo con il nuovo governatore di centrodestra del Piemonte, Alberto Cirio, eletto a fine maggio col 49,2% dei voti. Alle ultime Regionali Quaglia si è speso per Sergio Chiamparino a Cuneo, della cui provincia Quaglia è stato a lungo presidente. Cirio non l’ha presa per nulla bene. Una bella grana per Quaglia, che deve accreditarsi con la nuova nomenklatura, e che è anche presidente di Ream, una Sgr immobiliare che punta molto su studentati e residenze per anziani. Ambiti su cui è fondamentale filare d’amore e d’accordo con la Regione.

Francesco Delzio, executive vice president del gruppo Atlantia e di Autostrade per l’Italia come direttore centrale delle relazioni Esterne (da francescodelzio.it).

LA RIBELLIONE DELLE IMPRESE AL POPULISMO GIALLOVERDE

I cinque stelle, ancora sul piede di guerra dopo la tragedia del ponte Morandi, minacciano di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, tirando però i Benetton per la giacca sulla pista del salvataggio di Alitalia. Mentre il titolo Atlantia va giù in Borsa. In questi giorni si dà un gran da fare Francesco Delzio, executive vice president del gruppo Atlantia e di Autostrade per l’Italia come direttore centrale delle relazioni Esterne, Affari istituzionali e Marketing di entrambe le società della galassia di Ponzano Veneto oltre a presiedere AD Moving (la concessionaria di pubblicità del gruppo autostradale). Oltre a dirigere il “traffico” dello storytelling grillino sul futuro di Atlantia, Delzio è impegnatissimo a lanciare tra eventi pubblici e talk in tivù il suo nuovo libro La Ribellione delle imprese (editore Rubbettino) uscito da poco in libreria.

LEGGI ANCHE: Alessandro Benetton vuole la presidenza di Confindustria

Nel saggio Delzio, che alcuni anni orsono in un empito glicemico Gianfranco Fini ebbe a definire «novello Sartre», racconta la rivoluzione in atto nel mondo degli imprenditori italiani. Cui non basta dover fare i conti con gli effetti della globalizzazione, delle guerre economiche tra Usa e Cina, e lo spread, ma hanno a che fare (oltre che con qualche problemino di comunicazione, specie quando crollano i ponti) anche con la politica populista di Lega e M5s, con la loro contestazione anti-Casta e anti-élite in cui accomunano «pubblico e privato, politica e impresa, rentier e produttori, finanza e industria, speculatori e investitori», che pone l’imprenditore in una «condizione di emarginazione sociale» di fronte un governo indifferente e irraggiungibile. Delzio si ribellerà non solo che sui libri a Luigi Di Maio?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *