Cosa ha detto Tria sull’aumento dell’Iva e il suo ruolo nel governo

Il ministro dell'Economia intervistato dal Fatto Quotidiano: «Non è possibile abbassare le tasse, far crescere la spesa e tenere le aliquote ferme». Draghi? «In Italia può dare un grande contributo».

30 Aprile 2019 04.29
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«Il bilancio dello Stato è di circa 800 miliardi di euro. Queste sono le risorse e la politica deve decidere come usarle. Ridurre le tasse, tagliare la spesa e ritoccare l’Iva? Qualcosa va fatto. Non è possibile abbassare le tasse, far crescere la spesa e tenere l’Iva ferma». Parola del ministro dell'Economia Giovanni Tria, intervistato dal Fatto Quotidiano in edizione cartacea.

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Il titolare del Tesoro («da giovane ero maoista, di estrema sinistra, poi di idee liberali») ha detto di sentirisi «un professore di Economia e non un tecnico». Perché «chi fa parte di un governo è un politico» e «il ministro tecnico non esiste». Ha parlato anche del presidente della Bce Mario Draghi, il cui mandato scade in autunno. Nel nostro Paese, ha detto Tria, una figura del suo calibro da annoverare «tra i protettori dell’Europa» può dare «un grande contributo, se ne ha voglia. Non farà il pensionato, suppongo. Ha di fronte tante carriere, vedremo se sceglie di impegnarsi in Italia».

«MAI MINACCIATE LE DIMISSIONI»

Quanto invece alla propria permanenza nel governo M5s-Lega, Tria ha chiarito di non aver mai minacciato le dimissioni: «Le dimissioni si danno, non si minacciano. Questo giochino politico e giornalistico fa danni all’Italia. Io non ho niente da perdere, ero all’università, stavo per andare in pensione. Resto finché sono utile. Certo, spesso la notte non dormo perché il peso del mio ruolo è enorme, condiziona milioni di persone, ma sono fedele al giuramento sulla Costituzione. Mi ha convocato la politica». E in ufficio la prima cosa che fa è controllare lo spread: «Perché utile a capire se abbiamo sbagliato qualcosa o qualcosa di imprevisto s’è verificato sui mercati».

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«SIRI? L'AVVISO DI GARANZIA NON BASTA»

Tria non si è sottratto alle domande nemmeno sul caso Siri, il sottosegretario leghista alle Infrastrutture indagato per corruzione e che il M5s vorrebbe far saltare. La posizione del ministro dell'Economia, però, è molto più vicina a quella del vicepremier Matteo Salvini: «Io ho una regola di principio: un avviso di garanzia non basta per provocare le dimissioni». Sul fronte dell'immigrazione, invece, le opinioni sono divergenti: «Chiudere i porti non risolve il fenomeno. Io non sono un credente, ma le uniche parole sensate le ha pronunciate papa Francesco: in Libia vanno creati i corridoi umanitari. Pure in questa circostanza l’Europa s’è dimostrata assente.

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