Tria contro il sovranismo nordico: per gli investimenti la Bce può finanziare il deficit

Tria contro il sovranismo nordico: per gli investimenti la Bce può finanziare il deficit

Il ministro dell'Economia ha ribadito che Roma rispetterà i patti con l'Ue. Ma ha spiegato che bisogna rivedere il tabù della spesa. E poi ha attaccato il sovranismo nordico che impedisce passi avanti sul bilancio dell'Eurozona. 

20 Maggio 2019 14.18

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Da una parte ha assicurato che Roma rispetterà i patti con Bruxelles, dall'altra ha spiegato che è il momento di rompere il tabù sul deficit e ha attaccato quel sovranismo nordico che è alla base di tutti i ritardi sul completamento di una vero bilancio Ue. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha spiegato al Global Sustainability Forum dell'università Luiss, che l'idea di considerare il rapporto debito/pil come strategia di crescita non è defunto con l'austerità perché è la dottrina su cui è stato disegnato il fiscal compact, che fu adottato nel pieno politica austerità della crisi intorno al 2011. «Su questa regola sarebbe necessaria un'analisi seria dei risultati». «Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione», ha infatti detto Tria riguardo alla possibilità di un «finanziamento in moneta del deficit», ovvero l'intervento diretto della Banca centrale nelle emissioni, pur ricordando che ciò richiederebbe una difficile revisione dello Statuto della Bce. Tria ha parlato di un «sovranismo nordico» che impedisce il rilancio del bilancio Ue.

«Non dobbiamo dimenticare che esiste un secondo modo di finanziare un deficit, che è il finanziamento monetario. Questo non è più a disposizione di un singolo Paese, ma almeno sul piano teorico lo è per l'Europa, anche se ciò richiederebbe una non prevedibile revisione dello statuto della Bce». «Tuttavia», ha proseguito il ministro, «credo sia anche il momento di affrontare il tabù della monetizzazione e recuperare appieno gli strumenti di politica macroeconomica, anche per assicurare quel coordinamento non risolto, certamente in Europa, fra politica monetaria e di bilancio. D'altra parte l'enorme massa di liquidità emessa con il quantitative easing è stata fondamentale per salvare l'euro ma non ha portato ancora all'obiettivo di inflazione».

«PER ABBASSARE LO SPREAD, DOBBIAMO RECUPERARE FIDUCIA»

In mattinata, intervistato dal Quotidiano nazionale, Tria aveva spiegato: «Siamo in campagna elettorale e in questi casi, più o meno ovunque, si tende a parlare in libertà più di quanto si dovrebbe. Però contano i fatti. E i fatti sono che il governo ha approvato all’unanimità il Def che ha incassato anche il placet del Parlamento. E nel Def è scritta nero su bianco la volontà dell’Italia di rispettare gli impegni presi sul contenimento di deficit e debito. Vale questo. E alla fine lo spread non potrà non tenerne conto», ha assicurato. «Non è facile, lo ammetto, far quadrare l’equazione ma ci riusciremo come già nell’autunno scorso, quando quasi nessuno ci credeva. Certo, bisognerà fare delle scelte, scelte politiche prima che economiche, perché non si può immaginare di poter rispettare gli impegni presi su deficit e debito e al tempo stesso abbassare le tasse e aumentare le spese. La scelta tra più spesa o meno tasse è una tipica scelta politica di fondo, ha aggiunto, come lo è la scelta tra spesa corrente e spesa per investimenti, che significa tra più consumi oggi o maggiore crescita e quindi più consumi domani. D’altra parte se si provoca una crisi finanziaria non ci sono neppure più consumi oggi». Il ministro spiega che «il nostro spread è oggettivamente eccessivo rispetto sia a quello di altri Paesi dell’euro sia rispetto ai fondamentali sottostanti dell’economia italiana. Detto questo, i suoi movimenti sono determinati dalla fiducia: nelle prospettive del Paese, nella credibilità della sua classe politica, nella stabilità delle sue scelte di politica economica. Noi dobbiamo lavorare per recuperare quella fiducia. A tutti i livelli».

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