Spending review: e Tria minacciò le dimissioni

Il ministro non era stato informato della nomina di Castelli e Garavaglia a commissari. E così ha preteso da Conte il ritiro del provvedimento. Ma ora chi troverà i miliardi previsti dai tagli alla spesa?

30 Aprile 2019 07.49
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Domanda: perché il provvedimento di nomina dei viceministri all’Economia, la grillina Laura Castelli e il leghista Massimo Garavaglia, a commissari della spending review, è stato ritirato dopo solo una settimana?

Risposta: perché il ministro Giovanni Tria non ne sapeva nulla e si è così arrabbiato da mettere le sue dimissioni sul tavolo del presidente del Consiglio – a cui sembra abbia scritto una lettera di fuoco – e del presidente della Repubblica.

LA NOMINA DI CASTELLI E GARAVAGLIA ALLA SPENDING REVIEW

Il Consiglio dei ministri si era riunito giovedì 18 aprile presso la Prefettura di Reggio Calabria, sotto la presidenza di Giuseppe Conte e con Giancarlo Giorgetti a fungere da segretario. In quell’occasione, su proposta del premier, aveva conferito a Castelli e Garavaglia l’incarico di commissario straordinario del governo «per il coordinamento delle attività di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica, a norma dell’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400». Peccato che Tria fosse assente perché gli era stato detto che la riunione del cdm a Reggio era esclusivamente fatta per dare importanza (mediatica, of course) a un provvedimento denominato “Misure emergenziali per il servizio sanitario della Regione Calabria”. E che dell’intenzione di nominare i suoi due vice non fosse stato minimamente informato. Anche perché la nomina era stata messa in votazione alla fine dell’ordine del giorno, nelle “varie ed eventuali”.

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Saputo della cosa, il ministro dell’Economia è andato su tutte le furie, ha preteso le scuse di Conte e il ritiro – neppure la revoca, proprio il ritiro – del provvedimento. Cosa che è avvenuta alla chetichella venerdì scorso, 26 aprile. L’unico che se n’è accorto è stato il Sole 24 Ore che lo ha scritto sabato 27. Per il resto silenzio assoluto. Nonostante sulla revisione della spesa siano state riempite centinaia di pagine di giornale, visti i tanti commissari, da Tommaso Padoa Schioppa a Carlo Cottarelli, che si sono bruciati le mani nei reiterati e disperati tentativi di ridurre sprechi e di razionalizzare le spese. E anche il governo del (sedicente) cambiamento, ha stimato che nel 2021 la spending review dovrà dare 5 miliardi, che dovranno diventare 8 nel 2022. Ora chi li andrà a scovare?

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