L’inner circle femminile del ministro Giovanni Tria

L’inner circle femminile del ministro Giovanni Tria

06 Marzo 2019 09.00
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Dalla “zarina” alla “badante”. Giovanni Tria ama circondarsi di donne: il suo inner circle infatti è tutto al femminile. E sono l’una contro l’altra armata. Il ministro dell’Economia ha una portavoce, Adriana Cerretelli, editorialista del Sole 24 Ore, che tiene nel massimo spregio, ampiamente ricambiata, tutte le altre del gineceo. Ha un capo della segreteria, Renata Pavlov, chiamata la “zarina”, che faceva il bello e il cattivo tempo al Mef prima dell’arrivo di Claudia Bugno, potente consigliera del ministro per le società partecipate. Nonché Daniela Skendaj, la funionaria italo-albanese che fa la spola con la Cina. Ha poi una segretaria particolare, Luisa Antonietta Pannone, detta “pannolone” o “badante”, che pochi giorni fa, usando un eufemismo, è riuscita a far incavolare la massima dirigenza del ministero. Infatti, una decina di altissimi funzionari (dal capo del Demanio al numero tre della Ragioneria, Alessandra Dal Verme, cognata di Paolo Gentiloni) erano stati convocati da Tria per parlare di come reperire 18 miliardi attraverso le privatizzazioni. Una volta entrati nell’ufficio del ministro, lo hanno trovato davanti al camino acceso. «Scusate, mi sto rilassando, sono molto stanco. Ma accomodatevi pure, ragazzi». E loro si sono seduti al tavolo delle riunioni. Appena aperti i dossier, è piombata nella stanza del ministro l’inflessibile “pannolone”: «Ma cosa fate? Non vedete che il ministro è stanco? Fuori tutti!». Diligentemente, in silenzio, la squadra è uscita dalla porta. Per vedere, qualche minuto dopo, la Pannone sfilare davanti a loro con un vassoio di tè e pasticcini. Per il signor ministro, ovviamente.

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Completata la merenda, la squadra di tecnici è stata riammessa nella stanza dove ha ritrovato Tria ancora seduto davanti al camino. A questo punto la riunione è potuta iniziare. Dopo due ore e mezzo trascorse senza che i tecnici ricevessero alcuna indicazione dal ministro su come reperire le risorse promesse a Bruxelles per far calare il debito, Tria se ne è uscito così: «Va bene, ragazzi, siamo d’accordo. Ci rivedremo fra una decina di giorni…». E i tecnici sono usciti dallo studio più perplessi di prima. Tutti, tranne uno: Luigi Carbone. Il capo di gabinetto, rinnegando i legami antichi con il leghista Roberto Calderoli, è entrato al ministero in quota M5s; primo sponsor, Laura Castelli, la regina delle gaffe (il re è l’inarrivabile ministro Danilo Toninelli, quello che ha superato i carabinieri nella classifica delle barzellette). La sottosegretaria ha fatto sapere anche ai sanpietrini romani che è stata lei a sostenere la scelta di Carbone, cercando così di etichettarlo. E così è stato per un po’. Tanto che per accreditare questa formula, con il beneplacito della Castelli il capo di gabinetto non ha risparmiato qualche velenosa frecciata allo staff del ministro, cosa che alcuni giornali hanno prontamente captato. Da qualche tempo, però, l’aria è cambiata e “Carboncino” sta cercando di virare verso la Lega. A preoccuparlo sarebbero soprattutto le mosse che avrebbe in animo di compiere Massimo Garavaglia, cui sta letteralmente sugli zebedei. Questi repentini cambi di fronte del capo di gabinetto (dalla Lega ai cinque stelle, per poi tornare alla Lega) lo espongono al fuoco di fila dei due partiti. E “Carboncino” rischia di fare la fine di Alberto Sordi nel film Tutti a casa quando dice: «I tedeschi si sono alleati con gli americani!».

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