Giovannona Maglielarghe

20 Aprile 2011 16.00
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Anche lei, Giovannona Maglielarghe, come molti altri teologi della domenica italiana, dovrebbe accendere un bel cero al profeta Maometto che le ha permesso di rifarsi un look da Oriana Fallaci de’ noantri e menarci il torrone con la fobia anti islamica e il cattolicamente corretto alla Magdi Allam.
In effetti anche Maria Giovanna “Cristiana” Maglie ha vissuto, come il giornalista egiziano più amato da Silvio Berlusconi (dopo Hosni Mubarak e nipoti), una lunga e travagliata conversione.
DALL’UNITÀ A BERLUSCONI. Dal Pci, in cui ha mosso i primi passi come giornalista de L’Unità (raccomandata da Walter Veltroni, ha rivelato lei stessa al giornalista Mariano Sabatini), all’innamoramento per Bettino Craxi, fino al berlusconismo di incenso e libertà. La svolta è stata dopo l’11 settembre 2001, momento in cui i più astuti, a destra, sono andati a riesumare gli appunti del catechismo per assumere i panni di difensori della civiltà giudaico-cristiana dai kamikaze di Bin Laden, così trovando nel frattempo un impiego.
La Giovannona lo ha fatto con estrema maestria, e ora si annovera (per mancanza di prove) tra le esperte di Islam e cultura occidentale, pronta a caricare chiunque attenti alla società cristiana, a querelarli semmai (come ha fatto con Massimo Fini per l’elogio, puramente provocatorio, del Mullah Omar).

La giornalista amata da Facebook

La nostra Orionanona ringhia minacciosamente soprattutto quando si sfiorano le donne dell’Islam, ramo propagandistico che si contende con Daniela Santanchè e Souad Sbai, prontamente candidata ed eletta alla Camera sempre in quota orianesimo de’ noantri.
Nemmeno la Giovannona si è fatta mancare una carica elettiva per chiari meriti religiosi, e alla Provincia di Trapani (giustamente, visto che lei è di Venezia) ha fatto per breve tempo, prima della revoca, l’assessore con l’elmetto e il cerone sbiancante (per non confondersi con gli islamici).
Le sue posizioni radicali le hanno fatto guadagnare anche dei fan: su Facebook c’è anche un gruppo di 181 iscritti Maria Giovanna Maglie For President!!, dedicato alla «giornalista che non ha peli sulla lingua e che riesce a spiazzare tutti con la sua pungente ironia!».
A NEW YORK DIVENTA LADY NOTA SPESE. In Rai si era però fatta un’altra fama, ma è roba passata su cui non vale la pena perdere troppo tempo. Ecco, magari solo qualche minuto. Giusto per dire di “Lady nota spese”, nomignolo affibbiato alla Maglie quand’era corrispondente del Tg2 da New York, come “ambasciatrice di Craxi negli Usa”, altro epiteto.
In quel periodo successe qualcosa di spiacevole. Sui giornali italiani cominciarono a uscire titoli micidiali, «A New York va in onda la truffa», e cifre favolose, tipo 70 miliardi di lire, per le spese dell’ufficio di corrispondenza della Maglie (molto larghe).
L’Espresso tirò fuori una fattura emessa, per conto della sede Rai di New York, da una certa Modern Communications Services per un importo di circa 120 mila dollari. In realtà non esisteva, sostenne il settimanale, alcuna Modern Communications Services all’ indirizzo indicato dalla Maglie. In realtà l’azienda si troverebbe a Millwood, in periferia, e non avrebbe mai lavorato per la Rai. Accuse smentite totalmente dalla Maglie.
Pierluigi Celli, il direttore generale della Rai dell’epoca, raccolse però tutta la documentazione, in un fantomatico dossier che conteneva le contestazione della Rai relativa ai costi per l’acquisto di materiali filmati utilizzati dalla Maglie per realizzare 26 puntate del suo Pegaso America (150 milioni di euro di spese), e un capitolo a parte per i costi dell’ufficio di corrispondenza che avrebbe presentato in un anno e mezzo un conto di 10 miliardi di lire.

Le dimissioni dalla Rai e il martirio mediatico

In breve, la Giovannona fu “invitata” a dimettersi dalla Rai, anche se poi il pm archiviò tutto per mancanza di prove. Fu forse quel martirio mediatico a spalancarle le porte dell’ipergarantismo berlusconiano, anche se era già sulla strada giusta come ammiratrice di Craxi («uno dei migliori statisti italiani, capro espiatorio di una stuazione su cui non è mai stata fatta chiarezza»).
IL RITORNO NEGLI USA E IN TIVÙ. Dopo la storiaccia della Rai, la Maglielarghe tornò a New York per Radio Radicale, e da lì fece sapere che in Rai non ci sarebbe tornata, ma che stava «pensando piuttosto a Mediaset, che ha delle signore reti», ma solo nel caso le avessero offerto «un talk show televisivo» in cui avrebbe avuto «carta bianca».
Quindi corrispondente dell’Indipendente di Vittorio Feltri, in quel momento giustizialista. In realtà poi la Maglie, a quel punto già talebana dell’anti-islamismo, ricomparve in Rai (Rai Due, tra l’altro), in un programma paraculo di Luigi Moncalvo, con un altro personaggio assimilabile a questi, Luca Telese.
Ci è più simpatica, la Giovannona, quando si abbatte sulle stronzaggini femminili, la snobberia al caviale di Carla Bruni, le nuove eroine dei tg come Maria Luisa Busi, o le gonne sbagliate di Michelle Obama. Molto apprezzata da Il Foglio. Se non riuscirà a essere un’Orianona, potrà fare la Ferrara in tailleur.

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