Giulia Cecchettin accoltellata vicino casa e zittita con lo scotch, il gip: «Da Filippo palese volontà di uccidere»

Redazione
21/11/2023

Emergono nuovi dettagli sull'omicidio della 22enne. La giudice preliminare Benedetta Vitolo ha parlato di «inaudita gravità e alla manifesta disumanità». Ritrovati due coltelli e diverse impronte. Per l'estradizione passeranno una decina di giorni, poi l'autopsia.

Giulia Cecchettin accoltellata vicino casa e zittita con lo scotch, il gip: «Da Filippo palese volontà di uccidere»

Accoltellata a pochi metri da casa, zittata con lo scotch e portata via in auto. Emergono nuovi dettagli sul femminicidio di Giulia Cecchettin, assassinata dall’ex fidanzato Filippo Turetta e ritrovata senza vita nel lago di Barics, il 18 novembre scorso. Secondo quanto rivelato dalle tracce trovate dai carabinieri, la ragazza sarebbe stata colpita già intorno alle 23.18, quando un testimone l’ha sentita urlare nel parcheggio. Poi, intorno alle 23.30 dell’11 novembre, la sera dell’omicidio, l’aggressione nella zona industriale di Fossò, in provincia di Venezia, ripresa da alcune telecamere. Giulia è crollata esanime al suolo e Filippo l’ha caricata nel bagagliaio della Grande Punto nera su cui viaggiavano, per poi scaricare il corpo in un dirupo.

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La giudice: «Inaudita gravità e manifesta disumanità»

L’agenzia di stampa Agi ha rivelato poi il dettaglio dello scotch, applicato alla vittima per non permetterle di urlare e farsi aiutare. La giudice per le indagini preliminari di Venezia, Benedetta Vitolo, lo ha scritto nell’ordinanza di custodia cautelare. Nel documento ha sottolineato la «pericolosità» di Filippo Turetta, parlando della «inaudita gravità e alla manifesta disumanità del delitto commesso ai danni della giovane donna con cui aveva vissuto una relazione sentimentale». La gip ha sostenuto che ci sia stata una «palese volontà» di uccidere la 22enne. Una tesi supportata anche dalla «un’aggressione a più riprese» e da un omicidio avvenuto in due fasi. La prima è nel parcheggio, la seconda nella zona industriale, prima della fuga.

Giulia potrebbe aver lottato per 22 minuti

La giudice Benedetta Vitolo ha anche spiegato che la vittima potrebbe essersi difesa per 22 minuti. Le prime grida d’allarme sono state lanciate da Giulia Cecchettin alle 23.18, a circa 150 metri dall’abitazione. A sentirle è stato un vicino di casa che ha anche spiegato di aver visto «calciare violentemente una sagoma che si trovava a terra», prima della partenza dell’auto. Alle 23.40, però, i due giovani sono nella zona industriale di Fossò e Giulia, ferita, sarebbe riuscita a fuggire prima di essere raggiunta da Filippo, che l’ha scaraventata a terra, come si vede nei video. Tra la prima e l’ultima aggressione, sono passati quindi circa 22 minuti.

Ritrovati due coltelli

Proprio nell’area mostrata nei video, sono state ritrovate tracce di sangue, un’impronta di calzatura e un coltello senza manico lungo 21 centimetri. Sul marciapiede, inoltre, i carabinieri hanno trovato un pezzo di scotch e capelli con sangue sullo spigolo. E un altro coltello è stato ritrovato nel parcheggio davanti casa della famiglia Cecchettin. Sulla lama, anch’essa di 21 centimetri, saranno effettuati alcuni esami dai Ris. Vicino casa di Giulia, altre macchie di sangue sono ancora visibili sulle mattonelle di cemento del parcheggio.

L’autopsia e i tempi per l’estradizione

Intanto il procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, ha invitato alla prudenza: «Abbiamo chiuso l’attività immediata d’indagine, ora mancano tutti gli accertamenti tecnici per capire quello che è successo». Poi ha parlato dell’estradizione di Turetta, attualmente nel carcere di Halle, nella Sassonia Anhalt: «Ci potrebbero volere una decina di giorni». Ci sarà una prossima udienza di fronte al Tribunale regionale superiore, in Germania, si presumo dopo il 23 novembre. Lì Filippo dovrà accettare nuovamente l’estradizione e grazie al protocollo «Mae», che consente ai Paesi Ue i trasferimenti veloci, dovrebbe poi rientrare in Italia. Al rientro potrà partire l’indagine e si potrà disporre l’autopsia, che deve prima essere notificata all’accusato.