Camilla Dacrema

Giulia Grillo sta riuscendo a far rimpiangere Beatrice Lorenzin

Giulia Grillo sta riuscendo a far rimpiangere Beatrice Lorenzin

25 Settembre 2018 11.04
Like me!

Giuro che non volevo scrivere di grillini due volte di fila, pur se di personaggi molto diversi. Ma la ministra della Sanità, Giulia Grillo, è impossibile da trascurare per diversi buoni motivi. Tra i ministri del governo giallo-verde, è la prima per la quale si è parlato, nel suo stesso Movimento, di rimpasto; anche se ovviamente per escluderlo subito. In secondo luogo, la ministra ha tenuto col fiato sospeso per tutta l’estate i giornali e i genitori di figli piccoli, annunciando che l'obbligo vaccininale sarebbe stato abolito, per poi sparire dai media e lasciar fare, sul territorio, a presidi e medici che l'hanno mantenuto – è il caso di dirlo – a furor di popolo.

GIULIA GRILLO ABBANDONATA DAI SUOI PIÙ STRETTI COLLABORATORI

Per poco non è riuscita a far diventare simpatico ai giovani genitori persino il professor Roberto Burioni, il che è tutto dire. Inoltre i suoi più stretti collaboratori, il capo di gabinetto Alfonso Celotto e il capo dell’ufficio stampa Roberto Turno, due figure chiave del ministero, se ne sono andati e non sono stati ancora sostituiti. Nonostante i proclami e le battaglie passate (e pure si distingueva in positivo da Beatrice Lorenzin, sua predecessora, a differenza della quale riconosceva l’importanza di garantire l’assistenza sanitaria nelle interruzioni di gravidanza, ovvero l’applicazione della legge 194), Giulia Grillo è divenuta l’emblema dei grillini al potere che non sanno usare il potere. Doveva essere un fiore all’occhiello, è un problema: ma poiché la situazione è pressoché analoga in quasi tutti gli altri fortini governativi dei cinque stelle, la cosa non sembra scuotere più di tanto né gli addetti ai lavori né la stessa opinione pubblica che li ha votati e che in buona fede vorrebbe che davvero si voltasse pagina.

L'IPOTESI RIMPASTO E L'"OSTACOLO" DELLA GRAVIDANZA

E poi c’è un’altra cosa che mi ha fatto arrabbiare: quando La Stampa ha lanciato l’eventualità del rimpasto, ha scritto anche che non si poteva mandarla via perché incinta. Già è difficile che le donne abbiano la cultura del potere, avendone avuto storicamente pochissimo (e parlo di potere ufficiale), ma se la gravidanza, già non abbastanza tutelata, viene anche deformata per farne lo scudo dell’incompetenza, allora al danno si aggiunge la beffa. Restare ministra solo perché incinta, come qualsiasi lavoratrice dipendente con posto stabile, non è il massimo né per lei né per il governo del cambiamento. Quindi, delle due l’una: se è capace, pur scontando le difficoltà di un ruolo delicato senza esserne del tutto preparata, resti e dimostri quel che sa fare. Oppure tolga il disturbo, facendo il bene di un movimento che dimostrerebbe così di sapersi correggere in corsa. È il caso dire che a nessuna, nemmeno a lei, il medico ha ordinato di fare la ministra.

Se – come è evidente – Giulia Grillo (nessuna parentela con il grande capo genovese) resta ben stretta alla sua poltrona, ha il dovere di porre fine al caos che regna al ministero che dovrebbe occuparsi della salute delle italiane e degli italiani, proprio quando la manovra economica, per dare qualcosa in più da una parte, potrebbe togliere dall’altra: in questo caso, 2 miliardi al Fondo sanitario nazionale. In che modo potrebbe riuscire? Innanzitutto circondandosi di collaboratrici e collaboratori capaci, come quel Giuseppe Chinè, già capo ufficio legislativo del ministero dell’Economia e a lungo capo di gabinetto del ministero di Grillo, che ben prima di Celotto aveva visto la mala parata e si era rifugiato nello stesso ruolo al ministero dell’Istruzione, dal leghista Marco Bussetti. Ci vuole infatti qualcuno che sappia trattare con i colleghi di via XX Settembre, altrimenti è una débâcle annunciata: già le Regioni, cioè quelle che materialmente spendono nella sanità, sono in rivolta, mentre l’Agenzia del Farmaco, quella che decide se un medicinale si può vendere, è senza guida.

IL CONFRONTO (INEVITABILE) CON BEATRICE LORENZIN

Per l’ufficio stampa infine, può chiedere a qualcuno dei giornalisti che si occupa di salute in un giornale o in un sito, e avrà un ritratto impietoso del caos che la circonda. Né può dire, come Rocco Casalino, che ci sono quelli che remano contro: i collaboratori Celotto e Turno se li era scelti lei, e hanno preferito lasciare. Insomma ministra Grillo, si rimbocchi le maniche o lasci per davvero. Tra l’altro, con la gravidanza che avanza, il rischio è di un altro paragone difficile con chi l’ha preceduta: proprio Beatrice Lorenzin durante la sua permanenza al ministero ha avuto due gemelli, che ora all’incirca hanno tre anni, ed è riuscita a non farseli rimproverare (perché si sa, in Italia basta poco) e a fare pure la leaderina di quattro amici (o poco più) nel raggruppamento di Angelino Alfano. Giuro che scrivendo di Giulia Grillo non volevo fare l’elogio, politicamente postumo, di Beatrice Lorenzin.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *