Giuliano, Silvio e le malefemmine

Paolo Madron
02/02/2011

Perché Ferrara scende nell'arena per difendere il Cavaliere.

Giuliano, Silvio e le malefemmine

Difendere l’indifendibile è un mestiere che richiede
maestria. E si capisce allora perchè quando nel Pdl
l’indifendibile è particolarmente indifendibile scende in
campo Giuliano Ferrara, che di suo ha tutta l’attrezzatura
culturale per tentare l’impresa.
Per il direttore del Foglio, questa è la teoria da
sempre dottamente sostenuta e argomementata, Silvio Berlusconi è
uno special one, uomo di una grandezza che giustifica
ogni anomalia, dal conflitto di interessi giù per li rami fino
alla prosaica ritualità del bunga bunga.
Ferrara è talmente sofisticato nel suo procedere che non può
essere banalmente ascritto alla specie dei giustificazionisti, i
cui tanti epigoni popolano in queste settimane le trasmissioni
televisive per scudare le gesta del Cavaliere.
LA DIFESA PIÙ DIFFICILE. Ferrara in televisione
non ci va quasi mai, forse perchè avendola fatta per molto tempo
ne conosce le insidie, forse perché non la ama e non crede (a
differenza del premier) sulle sue taumaturgiche virtù.
Tutto questo fa sì che, non frequentando gli schermi, la sua
prosa sia più pesante, coinvolgente, fortemente affabulatoria. E
che di essa spesso anche chi non ne condivide l’assunto resti
prigioniero nell’incedere, nella mai banale presa sul
mondo.
Stavolta però il tentativo è assai più arduo, come mai è
stato in questi 15 anni nei quali Lui ha regnato. Il cimento
dell’Elefantino rischia persino di rivelarsi vano di fronte
all’implacabile disvelamento dei dopo cena berlusconiani, che
ogni giorno si arricchisce di un particolare, di un nome, di una
bugia, di un’età dubbia e di un bonifico.
TRA GUARDONI E SPIATI. La tesi, la difesa che
costituisce l’attacco, è giocata sul ribaltamento della
prospettiva: il colpevole non è Berlusconi che nella sua villa
soddisfa la smodata propensione al sesso quantitativo, ma siamo
noi che attraverso i giornali lo spiamo costantemente.
Peggio i guardoni del guardato, peggio noi moralisti un tanto al
chilo dell’uomo che nelle sue pratiche sessuali esprime
schiettezza e indomito vitalismo. E anche quando esagera lo fa
per licenza, per un portato di quell’eccentricità che lo
rende unico, nel letto come nella politica.
Si capisce quindi bene perché il direttore del
Foglio vada in bestia  quando  le amazzoni del
sovrano, le Brambille e le Santanché, cercano di chiamare a
raccolta gli adepti per incendiare le piazze contro le toghe
attentatrici.
NO ALLA BANALE NORMALITÀ. Il Cavaliere è al di
là delle logiche che vorebbero ridurlo a protagonista di un
banale scontro di poteri. Tirarlo nell’arena è perciò una
diminutio politica ed estetica. 
Significa catapultarlo in un circuito banal-normale che lo
riduce a mero antagonista che si muove su un terreno di guerra
per lui improprio. Esattamente come gli capita quando irrompe al
telefono nei vari talk show della notte a protestare il suo
sdegno.
Ferrara invece lavora sul Berlusconi, titanico e irripetibile
protagonista della Storia, che non risponde ai tribunali e
financo alla coscienza, che incarna il potere nella sua essenza
salvifica per la nazione.
Solo così la mestizia del bunga bunga si trasforma in prova di
rassicurante vitalismo, la bugia in epifenomeno della sua
verità, la trasgressione di ogni regola in segnale di divina
elezione.