Giulio Ciccone, maglia gialla al Tour e speranza del ciclismo italiano

Redazione

Giulio Ciccone, maglia gialla al Tour e speranza del ciclismo italiano

L'abruzzese manca il successo piantandosi sul muro finale di La Planche des Belles Filles. Ma veste il simbolo del primato. Nell'anno del salto di qualità. Il profilo.

11 Luglio 2019 18.59
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Doveva essere una fuga mirata a raggranellare punti nella rincorsa alla maglia a pois, obiettivo ambizioso per fare il paio con quella azzurra indossata fino alla conclusione a Verona del Giro d’Italia. E invece, al termine della sesta tappa del Tour de France, con partenza da Mulhouse e arrivo a La Planche des Belles Filles, Giulio Ciccone ha vestito il giallo simbolo del primato al suo primo Tour.

LA RESA AL BELGA TEUNS SUL MURO CONCLUSIVO

E per poco non è riuscito nell’impresa più grande della sua ancor giovane carriera, portando a casa anche la prima frazione davvero impegnativa di questa edizione della Grande Boucle. Non fosse stato stato per il cedimento sul muro finale con punte al 24% che ha premiato il belga Dylan Teuns: ma per oggi può bastare così. Lo sforzo sull’erta conclusiva ha comunque ripagato Ciccone, in grado di conservare 6 secondi di margine su un sorprendente Julian Alaphilippe, da pochi pronosticato al traguardo con i migliori alla vigilia.

LA CRESCITA COSTANTE DI UN RARO TALENTO ITALIANO

La storia di Ciccone è quella di uno dei talenti più cristallini del ciclismo italiano, merce rara a dire il vero se si guardano le ultime generazioni post Vincenzo Nibali. Un ragazzo che ha saputo fare della crescita costante, anno dopo anno, il proprio marchio di fabbrica, nell’intima convinzione di poter un giorno lottare per salire sul podio di una grande corsa a tappe. E una stagione, quella in corso, che già ora il 24enne abruzzese faticherà a dimenticare.

L’IMPRESA A PONTE DI LEGNO E LA MAGLIA AZZURRA PORTATA A VERONA

Il passaggio a una formazione World Tour con l’approdo alla Trek Segafredo e un Giro da incorniciare, con la vittoria nella tappa regina di Ponte di Legno e il passaggio per primo sulla montagna Pantani, il Mortirolo, come ciliegina sulla torta. Secondo successo nella Corsa rosa per lo scalatore di Chieti, capace di imporsi da giovanissimo nel 2016 in maglia Bardiani-Csf nella frazione con arrivo a Sestola. Una vittoria, quella, che gli ha permesso di diventare il quarto più giovane corridore di sempre a vincere una tappa al Giro, dopo Fausto Coppi, Luigi Marchisio e il corregionale che in tanti aspetti ricorda Vito Taccone.

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