Cosa funziona della Giunta Raggi? Il legame con la moda

Tra topi e spazzatura, lo staff della sindaca ha saputo distinguersi per la grandiosa ondata di restauri capitolini finanziati dalle maison. Sempre più rapite dai suggestivi monumenti del centro Italia.

30 Giugno 2019 09.00
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La sera del 6 luglio 2007, il Tempio di Venere sul Palatino ospitò il cocktail di apertura di quelle che nella storia della moda vengono tramandate come le “Valentiniadi”: tre giorni di festeggiamenti per i 45 anni della maison Valentino, all’epoca nella disponibilità del fondo Permira e della famiglia Marzotto. Sull’allestimento del sito archeologico aveva messo le mani il premio Oscar Dante Ferretti e, per la prima volta in vita nostra, dubitammo del suo gusto o, meglio, capimmo perfettamente perché piacesse tanto a Hollywood: sulla spianata del tempio, che ovviamente era nelle condizioni attese e logiche, cioè dissestata in tutte le (delicatissime) parti pavimentali in marmo, era stata costruita una plancia, in modo che gli ospiti, e in particolare quelli di sesso femminile, non dovessero inciamparvi mentre caracollavano sui tacchi alti.

UN ACCROCCHIO INSPIEGABILMENTE AUTORIZZATO

Le colonne mancanti erano state riprodotte in vetroresina illuminata; nell’area dell’ara, e scusate il gioco di parole, era stata alloggiata una riproduzione della Venere di Cnido, temo sempre in vetroresina ma non ebbi cuore di avvicinarmi per verificare, tramortita dal kitsch dell’insieme. Ovunque era stata stesa una moquette, scura. Come la Giunta capitolina dell’epoca, capitanata dal vicesindaco Maria Pia Garavaglia che molto si vantava di essere riuscita a «riportare Valentino a Roma» e dal sindaco Walter Veltroni, avessero permesso un simile accrocchio peplum, pur se temporaneo, non è dato capire. Dopo il tramonto si alzarono in volo delle ballerine in abiti Valentino, lo sfondo del Colosseo annullò nella bellezza quel luogo magico trasformato in una succursale del Jackie O’.

UNA PRIMA ASSOLUTA PER LA SFILATA DI FENDI

Non sappiamo ancora come, giovedì prossimo, verrà allestito quello stesso sito per la sfilata couture di Fendi, che in effetti sarà la prima mai tenuta sul Palatino (Valentino servì un cocktail prolongé, seguirono i festeggiamenti coreutici) e che Silvia Venturini Fendi ha voluto dedicare alla memoria degli anni trascorsi da Karl Lagerfeld alla direzione creativa della maison, 54, mescolando look «in parte ispirati al dna di Fendi e in parte proiettati nel futuro». Però sappiamo una cosa, e cioè che 12 anni non trascorrono senza lasciare tracce e che a nessuno verrà più in mente di concedere la vetroresina.

ANCHE LA GIUNTA RAGGI HA DATO BUONI FRUTTI

Intuiamo anche che la Giunta Raggi, fra le piramidi di spazzatura e i topi dilaniati dai gabbiani di fronte all’ambasciata di Francia a piazza Farnese, spettacolo mattutino ormai dei più comuni, ha saputo anche produrre qualche frutto sano e abile. Molti lo identificano nel vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, già assessore alla Crescita culturale della città, ma soprattutto presidente del Comitato organizzatore dell’Association internationale pour la Biennale des jeunes créateurs d’Europe et de la Méditerranée dal 2001 al 2004, cioè negli anni della militanze nelle fila di Alleanza democratica, e che è il primo referente a cui chiunque si rivolga per proporre eventi, sfilate, manifestazioni culturali. Non ci sono però dubbi che all’origine della nuova, grandiosa ondata di restauri capitolini finanziati dalle multinazionali della moda in una forma e con una ricchezza mai viste prima, e che molto contrastano con il degrado della città, vi siano il sovrintendente di Roma, Francesco Prosperetti, la sua visione laica e proattiva dei beni culturali e soprattutto della loro tutela a fronte di investimenti pubblici sempre più risicati.

UNA NUOVA PARTITA DI POTERE ATTORNO ALLA CULTURA

Come noto, e come notava Sergio Rizzo su Repubblica raccontando i risvolti della controriforma Bonisoli tesa a togliere autonomia ai musei («Beni culturali, è guerra per bande», a cui hanno replicato sul Fatto, evidentemente in vece del dicastero ma nella veste di commentatori, il neo-presidente del Comitato tecnico scientifico per le Belle arti del Mibac, Tomaso Montanari, e lo storico dell’arte Salvatore Settis che a un certo punto portò i gessi della Sapienza e il millenario concetto della riproducibilità dell’arte alla Fondazione Prada, sdoganando in via definitiva l’equazione bellezza=molteplicità anche agli occhi di chi fa solo shopping, attorno al tema della cultura si sta giocando una nuova partita di potere, molto rilevante.

L’INTERSSE DELLE MAISON PER I MONUMENTI

Quanto lo sia, lo dimostra proprio l’interesse che in questi ultimi anni le maison della moda, con la ovvia e doppia polarizzazione Kering-Lvmh, stanno riservando ai monumenti più suggestivi del centro Italia, in particolare Firenze e Roma, come “location” (che brutto termine) ideale per la manifestazione del loro stesso potere. Mentre la piazza di Milano perde terreno, non avendo forse capito per tempo che, in tempi di social e di influencer, la “location” è diventata elemento dirimente nella scelta e i restauri conservativi garantiti in cambio dello spazio offerto per l’evento un ottimo argomento mediatico, le sovrintendenze di Firenze e di Roma vanno avvantaggiandosi di una serie di iniziative che gli specialisti di economia definirebbero win-win e che permettono loro di finanziare il restauro di luoghi, monumenti, chiese e parchi impossibili altrimenti, garantendosi anche il controllo dei lavori e, non di rado, le curatele delle mostre. Non vorremmo metterci a fare i conticini, ma partendo dal restauro della Fontana di Trevi (e, in itinere, delle quattro grandi fontane di Roma) sempre a opera di Fendi, passando per il restauro della Rupe Tarpea di Gucci, gli interventi storici e continui di Bulgari (Barcaccia, Scalinata di Trinità de’ Monti, ora l’area sacra di Largo di Torre Argentina), si superano i 10 milioni. Con i 2,5 milioni che Fendi destinerà al restauro del Tempio di Venere, ci si avvicina ai 15. Non molti, per aziende che investono centinaia di milioni all’anno in eventi e campagne pubblicitarie; moltissimi per il ministero e per il patrimonio nazionale (che sì, rimane tale anche se non centralizza tutto a Roma).

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Commenti: 1

  1. Della Raggi io salverei anche la sua sobrietà e la sua pazienza rispetto al continuo dileggio da parte dei media che contano (che contano i soldi).
    Sono convinto che ancora la sua esperienza a Roma ha molto da dire

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