Caso Siri, Conte: «Se serve saprò scollarlo dalla sedia»

Caso Siri, Conte: «Se serve saprò scollarlo dalla sedia»

Il premier affronta il caso del sottosegretario leghista indagato: «Pretenderò spiegazioni». E su Carroccio e M5s ammette: «Per fortuna che questa è l'ultima campagna elettorale». 

27 Aprile 2019 07.22

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Ha approfittato della visita a Pechino per intervenire sul caso Siri, il sottosegretario leghista indagato per una presunta tangente da 30mila euro di cui il Movimento Cinquestelle chiede a gran voce le dimissioni. Il premier Giuseppe Conte in una intervista rilasciata ai tre principali quotidiani italiani, Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa ha spiegato: «La fiducia, è questo il tema. Soprattutto in base a questo deciderò. Parlo della fiducia del premier verso il suo sottosegretario. E dei cittadini verso le istituzioni. Se la mia determinazione andrà nella direzione delle dimissioni, troverò il modo di scollarlo dalla poltrona». Parole chiare che potrebbero essere il segnale che in questa partita tra i due alleati di governo, il punto lo hanno segnato i pentastellati. Sull'esecutivo Conte ha puntualizzato: «Si possono avere vari giudizi di questo governo, ma non ci sarebbe stato il 4 marzo se non ci fosse stata una frattura tra le élite politiche e il popolo, se i cittadini non avessero perso la fiducia verso le istituzioni. In questo contesto deve essere inserito anche il mio ruolo sul caso Siri».

CONTE: «NON SONO UN GIUDICE, MA ASCOLTERÒ SIRI»

«Delle carte ho visto poco, solo qualcosa. Vedrò cosa mi verrà portato, ascolterò le spiegazioni che mi verranno fornite. Certamente lo sfondo della mafia è un elemento di cui terrò conto», ha aggiunto il premier. «In passato c'è stato qualcuno che ha chiesto le dimissioni via telefono. Io, qualunque decisione prenderò, voglio prima guardarlo negli occhi», ha evidenziato il presidente del Consiglio, precisando: «Con Siri ci parlerò, chiederò delle spiegazioni, le pretenderò anzi e poi sarà assunta una decisione». «Il mio è un percorso molto lineare», ha proseguito, «e credo che i cittadini lo comprendano. Spiegherò il come e il perché della mia decisione, assumendomene tutta la responsabilità. Non venga però fraintesa la mia posizione: non sono un giudice, da avvocato conosco il diritto e il principio della presunzione di innocenza».

«PER FORTUNA CHE È L'ULTIMA CAMPAGNA ELETTORALE»

Per il premier «è comprensibile che Salvini difenda Siri, e anche la posizione di Di Maio è fisiologica», così come «è fisiologico che in queste settimane si alzino i toni della voce per farsi sentire di più dagli elettori. Meno male che questa», ha osservato, «è l'ultima campagna elettorale. Dopo il 26 maggio il clima deve cambiare. Cambierà per forza». Nei colloqui Conte ha difeso il suo ruolo: «Che non sia di secondo piano lo provano i 45 articoli del decreto crescita che ho approvato per il popolo italiano e le imprese. Ma a voi interessa solo cosa ha detto Salvini, cosa ha detto Di Maio», e «io non posso stare dietro alle polemiche quotidiane di Lega e M5S, ho un altro ruolo e non partecipo alla competizione elettorale», ha dichiarato.

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