La sorella di Giuseppe Uva contro Salvini: «Con lui licenza di uccidere»

19 Gennaio 2019 17.32
Like me!

Il giudizio è arrivato da chi in una caserma ha lasciato un fratello. «Questo è il metodo delle forze dell'ordine. Con l'appoggio di Salvini, ora, hanno la licenza di uccidere», ha dichiarato Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto dopo essere stato portato via dalle forze dell'ordine a Varese nel 2008, a proposito del caso del tunisino deceduto l'altro ieri ad Empoli. La donna, precisando di non «avercela con le forze dell'ordine» ma con chi «abusa della divisa che indossa a scapito dei più deboli», ha aggiunto che «siamo in un tritacarne», riferendosi a tutti i parenti delle vittime di casi analoghi.

LEGGI ANCHE: Cosa sappiamo sul tunisino morto a Empoli durante l'arresto

In attesa che la Cassazione fissi il processo nella speranza che i giudici ribaltino la sentenza con cui in primo grado e in secondo grado sono stati assolti i due carabinieri e i sei poliziotti imputati per la morte del fratello, Lucia Uva ha spiegato che «se prima noi dovevamo fare le indagini, scoprire quel che era realmente accaduto e poi presentarci in Tribunale, ora con Salvini cosa ci possiamo aspettare?». «Noi», ha proseguito, «parenti di persone morte come questo ragazzo tunisino, come Stefano Cucchi, come Michele Ferrulli», il manovale deceduto per arresto cardiaco il 30 giugno 2011 a Milano, mentre gli uomini delle Volanti lo stavano ammanettando a terra, «finiremo in un calderone di ingiustizia». «Siamo in un tritacarne», ha concluso Lucia Uva, «E badi bene, io non ce l'ho con le forze dell'ordine in generale, non voglio fare di tutta l'erba un fascio. Ce l'ho con coloro che indossano la divisa e, abusando del loro potere, fanno gli sceriffi a scapito della vita dei più deboli».

ILARIA CUCCHI: «VICENDE TUTTE UGUALI, NON SIAMO ANDATI AVANTI»

«Sono preoccupata, si tratta di vicende tutte uguali. Quello che avviene un istante dopo la notizia di vicende come queste, avviene sempre con le stesse dinamiche e meccanismi. Nessuno mette in discussione l'abilità e l'operato della parte per bene delle forze dell'ordine. Resta il fatto che di fronte a simili accadimenti assistiamo a prese di posizione preventive», ha dichiarato Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra detenuto morto all'ospedale Pertini di Roma, la quale ha commentato la vicenda del tunisino deceduto giovedì 17 gennaio ad Empoli dopo essere stato colto da un malore durante un intervento di polizia. «All'indomani della morte di mio fratello», ha spiegato Ilaria Cucchi, «l'allora ministro La Russa dichiarava davanti alle telecamere di non saperne nulla ma di essere certo dell'onorabilità dei carabinieri. Oggi invece sappiamo che non era così. E oggi Salvini interviene e fa il giudice. Non abbiamo fatto passi in avanti: sarebbe bene aspettare di capire meglio prima di assumere posizioni. Intanto diamo sostegno, abbraccio e condoglianze alla famiglia».

PATRIZIA MORETTI: «TROPPI MORTI, STO PERDENDO LE SPERANZE»

«Ormai abbiamo commentato moltissime volte e continua a ripetersi la tragedia. Troppi morti, sto perdendo le speranze. Non saprei che altro dire», è il commento della madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, sul caso di Arafet Arfaoui. Federico morì nel 2005 a Ferrara, durante un violento controllo di polizia, di notte in un giardino pubblico. Per l'episodio furono condannati quattro agenti in via definitiva, per eccesso colposo in omicidio colposo. Moretti ha detto anche di non aver sentito le parole del ministro Salvini, e di non volerle commentare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *