Giuseppina Di Foggia, l’underdog invisibile di Terna che ancora non si è integrata

Marco Zini
08/01/2024

La 54enne ex Nokia Italia, voluta da Meloni e amica della sorella Arianna, si è chiusa a riccio dopo le critiche al suo operato, tra frizioni col cda e accuse di inesperienza. Resta un oggetto misterioso: ossessionata dalla riservatezza e dal lusso, si è circondata di manager di fiducia e non paga con la sua carta aziendale per non farsi tracciare. Ama rose e orchidee bianche, tanto da spendere 32 mila euro l’anno di fiorista.

Giuseppina Di Foggia, l’underdog invisibile di Terna che ancora non si è integrata

La sua nomina, ad aprile del 2023, fu un fulmine a ciel sereno. A volerla era la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che aveva espresso la volontà di avere una donna come amministratrice delegata di un’azienda posseduta dallo Stato. E così spuntò dal nulla il nome di Giuseppina Di Foggia, 54 anni, romana, come amministratrice delegata di Terna, poltrona fino ad allora occupata da Stefano Donnarumma. Anche lei una vera underdog, come ama definirsi Meloni. Della manager si sapeva solo che era stata fatta cavaliere del lavoro nella stessa tornata in cui Sergio Mattarella concesse l’onorificenza a John Elkann.

Giuseppina Di Foggia, l’underdog invisibile di Terna che ancora non si è integrata
L’ad di Terna Giuseppina Di Foggia (Imagoeconomica).

Dal 2019 era l’amministratrice delegata di Nokia Italia

Giusy, come viene chiamata tra gli amici, è una ingegnera esperta di reti di telecomunicazioni, rimasta sempre nella stessa azienda dal 1998 quando fu assunta da Lucent, poi acquistata da Alcatel e successivamente da Nokia. Dal 2019 è stata l’amministratrice delegata di Nokia Italia, un’azienda di circa 300 milioni di euro di fatturato. Nulla se paragonata a Terna che fattura quasi 3 miliardi e investe più di 850 milioni di euro all’anno. Oltre dell’Italia, Di Foggia aveva anche la responsabilità del mercato di Malta.

Una nomina nata in ambienti vicini allo studio legale Alpa

Un mestiere, il suo, che nulla aveva a che spartire con quello delle reti elettriche. Per di più di aziende quotate, come lo è Terna che capitalizza oltre 15 miliardi di euro e ha il mercato come azionista al 70,02 per cento e la Cassa depositi e prestiti come socia di minoranza ma di riferimento (29,8 per cento) per lo Stato italiano. I ben informati riportano che la nomina di Di Foggia sia nata in ambienti vicini allo studio legale Alpa, tradizionalmente legato all’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte. Uno dei partner dello studio conosce molto bene la manager e ancora oggi viene utilizzato come consigliere. La conoscenza diretta tra la famiglia Meloni e Di Foggia ha fatto il resto.

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Giuseppina Di Foggia col marito (Imagoeconomica).

Ha subito fatto assumere due suoi ex collaboratori, Salerni e Amati

Appena arrivata in azienda, ha subito fatto assumere due suoi ex collaboratori di Nokia, Francesco Salerni e Daniele Amati, il primo come Industrial program manager, in definitiva il controller delle business unit, l’altro alla guida delle risorse umane. Al primo ha assegnato anche il coordinamento della formulazione del nuovo piano strategico di Terna, di cui si sta occupando la società di consulenza Boston Consulting. Ad Amati ha recentemente dato la responsabilità di tutta la direzione risorse umane, che gestisce oltre 5.500 persone. Nessuno dei due aveva avuto esperienze nel settore della distribuzione dell’energia e di numeri così grandi.

Il ribaltone che ha esautorato il cfo e le frizioni con De Biasio

L’agosto del 2023 di Giusy, riservatissima e finora refrattaria alle interviste pur dirigendo un colosso dell’industria pubblica, è stato piuttosto caldo. All’inizio del mese, Di Foggia ha capito che qualcuno stava tramando per affiancarla con un direttore generale facendo un blitz in consiglio di amministrazione. Lei, con una mossa a sorpresa, dopo un incontro serale con Meloni che la invitava a essere più sul pezzo, ha risposto con un ribaltone che ha esautorato il cfo della società, il responsabile comunicazione e quello degli affari societari e legale. Sembra che il blitz per imporle un direttore generale fosse orchestrato dal presidente Igor De Biasio – salviniano doc, in cda della Rai dal 2018 e amministratore delegato di Arexpo – e di alcuni consiglieri di amministrazione, preoccupati della vistosa inesperienza della neoamministratrice delegata.

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Il presidente di Terna Igor De Biasio (Imagoeconomica).

I nuovi assunti: Beccali, Del Gaizo e Massey

Il problema è che la Di Foggia non aveva pensato che un’azienda quotata in borsa e con il 48 per cento delle azioni in mano a investitori internazionali non potesse rimanere senza il direttore finanziario. E così dopo una settimana di caos, ha nominato in tutta fretta un nuovo cfo, Francesco Beccali, che già lavorava nella finanza dei Terna. Successivamente, nell’ottobre del 2023, e con non poche difficoltà, Di Foggia ha ingaggiato un nuovo direttore corporate affairs, Danilo Del Gaizo, un avvocato dello Stato inesperto di aziende e di società quotate. Per la comunicazione ha assunto, probabilmente su indicazione della Lega, David Massey, uno speech writer che lavorava alla Fao come advisor di comunicazione nell’agenzia dell’Onu che sovrintende i programmi alimentari. Massey ricopre da 6 mesi l’incarico ad interim, il che vuol dire che l’indicazione di nominarlo non è stata di certo della capa azienda.

Ristoranti costosi e alberghi di lusso, ma senza farsi tracciare

Da allora, Di Foggia si è chiusa a riccio, cercando di farsi notare il meno possibile e di non dare adito ad altre pesanti critiche al suo operato. Iper riservata, non desidera pranzare in ristoranti dove ci siano possibilità di essere ascoltata. Tutti quelli che sceglie sono molto costosi, e lei non paga con la sua carta di credito aziendale per non farsi tracciare. Gli alberghi dove soggiorna debbono essere pluristellati e le stanze costare almeno oltre i 1.000 euro. Le sue nove addette alla segreteria ci mettono tutto il loro impegno per cercare sempre la migliore sistemazione.

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Il capo di gabinetto di Meloni, Gateano Caputi (Imagoeconomica).

Quando Caputi la vuole incontrare, lo mette sempre in coda…

Di suo, in azienda si fa vedere poco. Non ama per nulla stare nella sede principale di Terna di via Galbiati, moltissimo in quella di via Poli, a un tiro di voce da Palazzo Chigi, ossia dallo sponsor che supportò la sua nomina. Iper ecologista, ama moltissimo le rose e le orchidee bianche, tanto da spendere 32 mila euro l’anno per il contratto del fiorista che deve addobbare di fiori sempre freschi i suoi uffici romani. A chi le rinfaccia il supporto di Meloni e soprattutto della sorella Arianna, cui la lega un’amicizia, risponde che lei vuole essere indipendente dalle logiche politiche nelle scelte aziendali. Sarà per questo che quando si fa sentire Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier, chiedendo di incontrarla, lei lo mette sempre in coda a un’agenda zeppa di improrogabili impegni da ottemperare.