Giustizia, una task force per il processo civile

Redazione
26/08/2012

Bisogna «curare» il processo civile «aggredendo l’arretrato esistente» con la creazione di «task-force da dedicare ai fascicoli pendenti da più tempo. Un’ipotesi...

Giustizia, una task force per il processo civile

Bisogna «curare» il processo civile «aggredendo l’arretrato esistente» con la creazione di «task-force da dedicare ai fascicoli pendenti da più tempo. Un’ipotesi è formare dei gruppi di lavoro composti da un magistrato e due avvocati. Abbiamo fatto delle simulazioni: se applicassimo 200 persone a smaltire le cause in appello che sono in attesa di decisione da oltre tre anni, calcolando 40 mila sentenze l’anno, impiegheremmo cinque anni per azzerare l’arretrato complessivo». Lo ha affermato Paola Severino, ministro della Giustizia, in un’intervista a La Stampa. In tema di intercettazioni, «va risolto laicamente il problema se partire dal testo già votato in parte in Parlamento o farne uno nuovo», ha spiegato Severino.
AGIRE SUI GRUPPI DI PRESSIONE. La decisione è «politica», ma «nell’uno come nell’altro caso siamo molto avanti, grazie anche al contributo del confronto svolto con i responsabili dei partiti che sostengono il governo».
La Guardasigilli ha definito «necessario un intervento sui gruppi di pressione». Ha poi specificato che «una regolamentazione del lobbismo ci allinea alla normativa europea. E creando regole comuni in materia di rapporti economici, indirettamente aiutiamo anche la crescita. Chi ha regole difformi o peggio nessuna regola» ha evidenziato «rischia di restare ai margini della competizione economica e degli investimenti stranieri». Passando alla lotta alla corruzione, «l’approvazione del ddl al Senato è una priorità» e «se in Parlamento si ritiene che il testo possa essere migliorato, ci sono tanti modi», ha detto Severino.
RICHIESTE EUROPEE. «Quel testo è giunto a metà del proprio cammino e ritengo naturale che il governo lo voglia portare a compimento». Inoltre, ha aggiunto la responsabile della Giustizia in un colloquio con Repubblica, «ce lo chiede l’Europa, e non possiamo certo fingere indifferenza e attendere ancora. Le misure sono inderogabili e imprescindibili, la chiave di volta per garantire la crescita del Paese».