«Gli attacchi ai pm sono incostituzionali»

Redazione
29/01/2011

«Gli attacchi ai magistrati sono contro la giustizia e la Costituzione». L’Associazione nazionale della magistratura (Anm) ha scelto queste dure...

«Gli attacchi ai pm sono incostituzionali»

«Gli attacchi ai magistrati sono contro la giustizia e la Costituzione». L’Associazione nazionale della magistratura (Anm) ha scelto queste dure parole come apertura per il documento per d’inaugurazione del nuovo anno giudiziario del 29 gennaio, «la sede più appropriata per ribadire con forza che i magistrati continueranno a svolgere il loro compito, senza lasciarsi intimidire, avendo come unico riferimento i principi di legalità e di eguaglianza».
Luca Palamara, presidente dell’Anm, presente alla cerimonia di Roma, si è detto «moralmente e idealmente vicino, e solidale, ai colleghi di Milano milanese, oggetto di inaudite aggressioni. A loro va la nostra stima, il nostro sostegno e la nostra vicinanza. Tutta la magistratura italiana è a Milano», ha proseguito Palamara, che nella sua nota ha anche espresso «molta preoccupazione per le manifestazioni contro i giudici. Il popolo manifesta contro se stesso».
«CSM NON SI PIEGA A DISEGNI EVERSIVI». Né è stata più conciliante la presa di posizione del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) Michele Vietti, a Torino per la cerimonia: «La sede processuale non può essere sostituita da altre sedi a propria scelta, che siano mediatiche o di piazza», ha affermato il magistrato riferendosi alla manifestazione e alla difesa del premier sul Rubygate (leggi la notizia del nuovo messaggio di Berlusconi sui magistrati).
È nel processo che si incarna lo Stato di diritto», ha aggiunto Vietti, precisando: «Ai giudici si deve rispetto». «L’attività della magistratura non sottende disegni eversivi», ha proseguito infine nella sua requisitoria: «L’opera silente delle toghe merita la stima di chi, per condizione, è servitore dello Stato».

Tribunale di Palermo, «processo breve è colpo di spugna»

Secondo il bilancio del procuratore generale di Milano, Manlio Minale, le intercettazioni telefoniche e ambientali della sua procura sono diminuite nel 2009 e nel 2010, rispetto agli anni passati.
«Nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2009 ed il 31 dicembre 2009, si è fatto ricorso alle intercettazioni telefoniche soltanto in 477 procedimenti», è annotato nel documento letto dal magistrato, «e ancora nel semestre dal 1 gennaio 2010 al 30 giugno 2010, in 216 procedimenti. (…) Una percentuale compresa tra l’1,6 e 2,4%». Il presidente della Corte d’appello di Milano, Giuseppe Tarantola, ha invece sottolineato «i notori problemi» della carenza di organico dei magistrati, che «generano pendenze sempre maggiori».
Riferendosi al caso Ruby in un’aula gremita, in cui erano presenti anche il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati e il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, ha ribadito «l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge».
CORTE DI ROMA: «TONI DENIGRATORI». Da Roma, il presidente della Corte d’ appello Giorgio Santacroce, ha posto l’accento sullo «stato di profondo disagio che pervade oggi i magistrati nel delicato compito di amministrare la giustizia in questo Paese», dovuto «alle condizioni tutt’altro che ottimali in cui si svolge il loro lavoro, ma soprattutto al tenore e l’inusuale provenienza degli attacchi che subiscono con sempre maggiore frequenza e che vanno al di là della critica legittima dei provvedimenti giudiziari e del modo di lavorare».
«Un crescendo di toni gratuitamente denigratori», ha proseguito Santacroce, parlando di «estremismo verbale», come «il lato oscuro della libertà di manifestazione del pensiero: oggi siamo più liberi di ieri,  solo che ciascuno fa uso di questa maggiore libertà come sa ed è portato a fare».
«PROCESSO BREVE, COLPO DI SPUGNA». A Palermo, il presidente della Corte d’Appello Vincenzo Oliveri ha puntato il dito contro il «processo breve, già licenziato dal Senato»: un «colpo di spugna» che «cancella ogni speranza di giustizia per le vittime di reati di particolare gravità», e che, «indirettamente, rischia di alimentare il senso di impunità, con danni incalcolabili».
Quanto a intercettazioni, a Palermo sono invece aumentate di circa il 50% rispetto al 2009 (quasi 13mila controlli telefonici e 3018 ambientali, contro le 8800 e le 1636 del 2009), per una spesa annuale di 43milioni 601mila euro: «In presenza di culture omertose gli ascolti sono un caposaldo dell’impianto probatorio», ha rivendicato Olivieri.

Il Guardasigilli, «resistenze corporative nella magistratura»

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova che ha celebrato l’omelia dell’inaugurazione nel capoluogo ligure, ha dichiarato: «Senza l’amministrazione della giustizia non vi è nessuna società, non vi è nessuna convivenza». Il porporato ha inoltre espresso «stima» per chi si occupa di giustizia, e ha rivolto loro «un augurio», invocando «l’aiuto dello spirito santo perché possiamo essere tutti quanti, indipendentemente dal ruolo di ciascuno, uomini di giustizia».
ALFANO, LA DIFESA DI RITO. «Non ci sottrarremo al confronto delle idee, purché si tenga conto del richiamo del primo presidente della corte di Cassazione, per il quale sull’efficienza della giustizia nessuno può chiamarsi fuori limitandosi ad additare le colpe altrui», ha replicato il ministro della Giustizia Angelino Alfano ai magistrati.
«Una regola», ha proseguito Alfano nel suo discorso per il nuovo anno giudiziario, rimasta inascoltatata per «le resistenze corporative di più parti», che «ostacolano qualsiasi tentativo di riforma del sistema giudiziario italiano».
Per il Guardasigilli, «l’impegno del governo in materia di giustizia non è mancato. È impossibile negarlo, non appena ci si allontana dal piano della facile polemica e dal velo dei sospetti. Il nostro contrasto alla criminalità organizzata si è confermato imponente ed efficace, con il numero più alto di detenuti sottoposti al 41 bis. E, dall’altra parte, il più basso di revoche del carcere duro».