Gli egiziani protestano a Roma e Milano

Redazione
04/02/2011

Gli egiziani di Milano e Roma si sono mobilitati nella giornata del 4 febbraio in segno di solidarietà per i...

Gli egiziani di Milano e Roma si sono mobilitati nella giornata
del 4 febbraio in segno di solidarietà per i loro connazionali
che stanno protestando contro Hosni Mubarak al Cairo. Un migliaio
di egiziani, copti e musulmani, hanno sfilato per le strade di
Milano al grido «Libertà, libertà per l’Egitto siamo qua.
Basta morti, basta feriti, basta violenza».
Il corteo è partito alle 15 da piazzale Loreto, dove ha sede il
consolato egiziano, e ha percorso via Vitruvio fino a raggiungere
il piazzale antistante la Stazione Centrale. Una manifestazione
pacifica, che ha creato solo disagi al traffico. Molte le
bandiere, tra cui quelle dell’Egitto, della Palestina, della
Tunisia e della Turchia. Il 5 febbraio si replica, alle 16,
sempre partendo da piazzale Loreto.
GLI SLOGAN. Molti slogan erano gridati in arabo
e poi ripetuti in italiano, come «Via Mubarak», «Assassino».
Alcuni striscioni recitavano «Arabi, via i regimi corrotti»,
«Mubarak = Hitler», «Dall’Europa alla Palestina al Maghreb
let’s take our future». Alcuni manifestanti avevano
scritto sulla faccia, con i colori della bandiera egiziana, «Via
Mubarak».
«Il popolo egiziano», ha spiegato Yasefer, 42 anni, portavoce
della neo-nata Comunità egiziana, «ha fatto una rivolta
popolare pacifica per conquistare la libertà. Nessun dittatore
va a dormire alla notte e poi si sveglia e dice: “Ho
sbagliato” e cambia. Il popolo deve lottare e pagare il suo
contributo di sangue e vite per ottenere la libertà. Noi
chiediamo solidarietà all’Italia per dare un senso alla vita
dei nostri figli e continueremo a manifestare finché lo faranno
in Egitto, perché non vogliamo che si sentano traditi».
TENSIONI DAVANTI ALLA MOSCHEA DI ROMA. Dibattiti
animati tra i fedeli musulmani davanti alla moschea di Forte
Antenne a Roma, la più grande d’Europa. Oggi, dopo la
preghiera del venerdì, in molti si sono trovati a discutere
sulla crisi in Egitto. E alcuni egiziani hanno puntato il dito
contro l’imam della moschea di Roma, Al-Ghobashi,
tradizionalmente indicato da Al Azhar e loro connazionale,
perché, dicono, «non prende una posizione chiara su ciò che
sta succedendo» nel Paese per timore di una reazione dal regime
di Mubarak. Lo stesso imam è intervenuto nelle discussioni in
arabo fuori dalla moschea, replicando: «Io sono per la pace, il
mio ruolo mi impone di non occuparmi di politica». Alcuni
egiziani hanno polemizzato anche per il fatto che durante la
preghiera del 4 febbraio nella moschea non sia stato fatto
riferimento alle vittime durante le manifestazioni al Cairo.