«Gli immigrati non sono tutti delinquenti»

Redazione
06/12/2010

Attenzione a identificare tutti gli immigrati come delinquenti. A chiederlo con parole ferme e accorate è l’arcivescovo di Milano, cardinale...

«Gli immigrati non sono tutti delinquenti»

Attenzione a identificare tutti gli immigrati come delinquenti. A chiederlo con parole ferme e accorate è l’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che proprio al tema dell’integrazione degli stranieri ha dedicato un passo saliente del suo tradizionale messaggio per Sant’Ambrogio.
«Davanti ai gravissimi fatti che stiamo apprendendo dalla cronaca di questi giorni restiamo profondamente addolorati, anzi sconcertati. Prego per le vittime di queste e di tutte le violenze, per i loro familiari. Prego inoltre perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza».
Tettamanzi ha ricordato ai politici presenti l’ Editto di Costantino che 1.700 anni fa sancì la libertà di culto, spiegando che nel 2013 Milano ricorderà quella data e che «a quella ricorrenza occorrerà giungere con una riflessione e una pratica più mature e civili sul diritto a esprimere con libertà la propria appartenenza religiosa a partire dalla possibilità di disporre, nel dovuto rispetto delle leggi, di luoghi di culto per le religioni più praticate a Milano». Il riferimento, sia pure non esplicito, è alla mancanza di una moschea a Milano, e alla necessità di salvaguardare il pluralismo religioso, da sempre cavallo di battaglia del cardinale.
Preoccupato anche lo sguardo su Milano: «il suo autentico splendore si è offuscato». Per rilanciarla, ha sottolineato, bisogna puntare sulla «risorsa catatteristica della nostra città». Vale a dire il lavoro, che «ha una componente di sacralità, come la Bibbia più volte testimonia».
Infine l’appello agli amministratori a sostenere il terzo settore, penalizzato dai tagli della finanziaria: «Una minore distribuzione dei finanziamenti pubblici e la distorsione di alcuni intelligenti strumenti come il 5 per mille tanno penalizzando queste realtà di aiuto, fino a metterne a rischio l’esistenza» ha concluso Tettamanzi.