Gli stipendi piangono

Redazione
27/09/2010

Si fanno sempre più vuote le tasche dei lavoratori dipendenti italiani, che hanno perso in dieci anni oltre 5 mila...

Gli stipendi piangono

Si fanno sempre più vuote le tasche dei lavoratori dipendenti italiani, che hanno perso in dieci anni oltre 5 mila euro di potere d’acquisto. Lo sostiene la Cgil in un dettagliato rapporto sulla crisi dei salari: secondo il sindacato, nel decennio 2000-2010 le retribuzioni hanno avuto, a causa dell’inflazione effettiva più alta di quella prevista, un’erosione cumulata del potere di acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag che porta il saldo negativo a 5.453 euro.
«C’è un grande problema di abbassamento dei salari soprattutto legato al prelievo fiscale», ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, rinnovando la richiesta di ridurre subito la pressione fiscale sul reddito da lavoro dipendente. E’ una questione, ha detto, «che va affrontata in tempi rapidi e che non può essere rimandata alle calende greche».
Il lavoro dipendente, sostiene il rapporto, è fortemente penalizzato sotto il profilo fiscale rispetto ad altre forme di reddito e questo sistema uccide la produttività. A sostegno di questa tesi l’Ires porta il dato sulla produttività in Italia sostanzialmente stabile rispetto al 1995 (+1,8%), rispetto ad incrementi in Germania, Francia e Regno Unito molto superiori al 20%.
La perdita del potere d’acquisto si e’ concentrata, sottolinea il Rapporto, nel 2002 e 2003 (con oltre 6.000 euro persi nel biennio), mentre il 2008 e il 2009, nonostante la crisi, hanno visto un parziale recupero, grazie al basso tasso di inflazione.
L’incremento medio reale di soldi nelle tasche dei dipendenti del biennio 2009-2010 risulta comunque di appena 16,4 euro mensili nel biennio 2009-2010. Inoltre, secondo il rapporto la perdita cumulata calcolata sulle retribuzioni equivale a circa 44 miliardi di maggiori entrate sottratte al potere di acquisto dei salari.