Barbara Ciolli

Come sui migranti il Marocco sostituirà la Libia

Come sui migranti il Marocco sostituirà la Libia

15 Dicembre 2018 08.00
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Il Global compact delle Nazioni unite sulle migrazioni, approvato a Marrakech nel giorno dei 70 anni della dichiarazione universale sui diritti umani, è oggetto di molteplici interpretazioni e divide anche Stati non secondari dell'Unione europea (Ue). Ma uno dei punti fermi, e fondamentali, è che è stato sottoscritto in Marocco. Nella partita degli accordi tra l'Ue e i Paesi terzi e di origine dei migranti, re Mohammed VI intende essere protagonista per il Nord Africa, come prima delle rivolte del 2011 lo era stato il rais Muammar Gheddafi e non solo perché, anche nell'Unione africana (Ua), il Marocco ha scalzato la Libia nella leadership e come ponte tra l'Africa subsahariana e il Mediterraneo. Dal 2017, con gli accordi del piano Minniti con le milizie per trattenere in Libia migliaia di migranti in condizioni nella realtà spesso disumane, e poi con il blocco dei porti italiani agli sbarchi del nuovo governo Movimento 5 stelleLega, i flussi dall'Africa nera si sono spostati verso il Marocco. La maggioranza degli sbarchi avviene ormai in territorio iberico, non italiano.

IL MAROCCO COME LA TURCHIA PER I MIGRANTI

Nel 2018 gli arrivi in Spagna si sono impennati a circa 41 mila, contro i 23 mila in Italia. Si è ripreso a morire in mare nello Stretto di Gibilterra e, dal peso delle richieste dell'Ue nelle politiche migratorie di Mohammed VI, è sempre più evidente che presto il Marocco sarà per l'Africa quello che dal 2016 è stata la Turchia per chiudere la rotta dei Balcani. Architetto della controversa intesa con Ankara fu, all'epoca, la cancelliera tedesca Angela Merkel, due anni dopo guarda caso madrina, con il re del Marocco, del patto Onu del Global compact. Singolare che l'Italia, su pressing della Lega sui grillini, abbia dato forfait alla riunione in Marocco, dopo aver condiviso dal 2016 il percorso di trattative per la road map internazionale. Dei Paesi mediterranei dell'Ue più esposti agli sbarchi, l'Italia era l'unica assente e per il futuro è come confinarsi ai rapporti con gli interlocutori al momento meno presentabili, come il non governo libico o il regime eritreo. Cedendo la palla alla Spagna e alla Germania, per accordi sempre restrittivi – ma più civili – sui flussi verso l'Ue.

La politica sui migranti del Marocco è umana nella filosofia, globale nella sostanza, pragmatica nella metodologia e responsabile nell'approccio

RABAT TRA SANATORIE ED ESPULSIONI

Capofila dei 164 governi presenti, dal palcoscenico dell'Onu di Marrakech la cancelliera Merkel ha ribadito che le «migrazioni nel mondo ci sono sempre state e quando sono legali sono anche positive», l'obiettivo è «lottare contro i trafficanti». Mohammed VI le ha fatto eco, dichiarando che «l'interesse per le migrazioni del regno del Marocco, teatro dell'evento globale» non è «né recente né incidentale». Ma al contrario riflesso di una politica duratura, «umana nella filosofia, globale nella sostanza, pragmatica nella metodologia e responsabile nell'approccio». Il pragmatismo dei metodi, specie dall'estate 2018 che in Marocco ha segnato un aumento dei controlli e delle espulsioni di stranieri dalle loro abitazioni, verso centri di raccolta nel Sud desertico, cozza con l'assorbimento dei migranti, anche attraverso sanatorie, negli ultimi anni. Nel 2014, 24 mila dei circa 70 mila subsahariani stimati nel regno erano stati regolarizzati e altri 28 mila legalizzati nel 2017, anche grazie a fondi dell'Ue per far rimanere gli africani in Marocco.

LA LINEA DI MOHAMMED VI E ANGELA MERKEL

Nel 2018, l'Unione africana ha concordato l'istituzione a Rabat di un Osservatorio sulle migrazioni in Africa, con il compito di coordinare le politiche nazionali nel continente. E, al summit del 2017 tra l'Ue e l'Ua sul tema, Mohammed VI aveva speso belle parole, ricordando che la migrazione «non è affatto intercontinentale, perché quattro africani su cinque restano in Africa», rifiutando anche l'assioma che gli stranieri impoveriscano i Paesi di permanenza: «Nel mondo la migrazione illegale è circa il 20% e l'85% dei guadagni degli immigrati resta negli Stati che li ospitano». Musica per le orecchie di Merkel, copresidente con il sovrano marocchino del Global forum sulle migrazioni e lo sviluppo del meeting a Marrakech: come Mohammed VI e la maggioranza dei leader dell'Onu, la cancelliera è per creare canali migratori regolari e per una gestione internazionale e multilaterale dei flussi. Al contrario di governi sovranisti come l'Ungheria, che in un comunicato a Palazzo di Vetro ha chiosato che l'immigrazione deve essere fermata tout court.

IL BLOCCO VISEGRAD CONTRO LE MIGRAZIONI

Neanche gli Stati Uniti hanno firmato la road map dell'Onu, «limitativa delle sovranità nazionali» nonostante il “Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare” non sia vincolante e, come da titolo, promuova il rafforzamento delle misure di contrasto ai flussi irregolari e, tra i 23 obiettivi, includa la cooperazione per aumentare i rimpatri e le riammissioni «dignitose». Le organizzazioni per i diritti umani e anche degli esperti di diritto internazionale reputano il valore del Global compact, da ratificare a Palazzo di Vetro il 19 dicembre 2018, «simbolico» se non addirittura foriero di «politiche più restrittive», per esempio sui ricongiungimenti famigliari, di quanto in materia non fosse già stabilito dalle normative nazionali o dalle direttive dell'Ue. Non di meno, l'Austria e i Paesi dell'Est del blocco di Visegrad, ostili anche ai rifugiati, si sono tirati fuori dalla dichiarazione di intenti dell'Onu, come anche l'Australia e Israele dai confini blindati agli ingressi.

L'ACCORDO TRA IL MAROCCO E I GOVERNI SPAGNOLI

Per tutti, nell'Ue, è tempo di elezioni e in vista del voto di maggio 2019 lo spartiacque è tra limitare o bloccare, non tra accogliere o respingere. D'accordo con la destra spagnola del vecchio governo Rajoy, Mohammed VI ha violato ripetutamente i diritti umani dei migranti che, anche illegalmente, tentavano di entrare dalle barriere nelle enclavi spagnole di Ceuta e Mellila. A Madrid sono state passate per anni informazioni di intelligence preziose dal Marocco, oltre che per l'antiterrorismo, per intercettare i barconi in mare. E dall'estate 2018, con il boom di partenze verso la Spagna, anche il governo socialista Sachez, che ha accettato nei suoi porti alcune navi umanitarie respinte dal ministero dell'Interno italiano, ha avviato un giro di vite sugli ingressi. In Marocco il gioco di sponda è stato immediato, con l'arresto di circa 6.500 migranti, secondo i dati degli attivisti per la difesa dei diritti umani nel Paese: africani spediti nei centri di espulsione, dalle denunce delle associazioni in qualche caso anche minori e titolari di permessi di residenza.

DALL'UE 250 MILIONI PER IL MAROCCO

Per gli stranieri che da anni vivono in Marocco, «un passo indietro enorme per il Paese». Gli africani subsahariani notano ormai «grandi differenze tra i discorsi ufficiali e la realtà». Il regno giustifica le operazioni estive, in coordinamento con Madrid e Bruxelles, come un'azione contro i trafficanti e i sans papier e nega di «voler mai diventare il poliziotto dell'Ue». Ma «l'equilibrio tra realismo e azione pro-attiva, legittimi interessi degli Stati e rispetto dei diritti umani» di Mohammed VI è vincolato anche a parte dei circa 200 mila marocchini irregolari in Spagna che la nuova ministra alle Migrazioni Consuelo Rumi è pronta a regolarizzare. A novembre il premier spagnolo Pedro Sanchez ha discusso di politiche migratorie con il re del Marocco proprio alla vigilia della firma del Global compact, in occasione della sua prima visita di Stato a Rabat. E a settembre l'Ue ha stanziato quasi 250 milioni di euro perché il Marocco limiti le partenze verso il Vecchio continente, anche con aiuti alla sussistenza e creando posti di lavoro.

FRATELLI D'ITALIA: «GLOBAL COMPACT DI SOROS»

Il compromesso di Mohammed VI tra le promesse da “re buono” dell'Unione africana e gli impegni con l'Ue si riflette nel testo del Global compact dell'Onu. Ma per partiti della destra radicale e sovranista, come anche Fratelli d'Italia allineato con il blocco di Visegrad, equivale a «schierarsi con Soros e sancire l'immigrazione come diritto fondamentale». Come la Svizzera, la Danimarca, il Belgio che sul sì o sul no al Global compact – non vincolante – rischia la caduta del governo, la Norvegia e il Regno Unito, l'esecutivo di Roma ha preso tempo, riservandosi di valutare il documento e di approvarlo in seguito. Ma intanto l'Italia si chiude, a livello diplomatico e politico, sulle posizioni del male maggiore per i migranti. Cioè le sofferenze di migliaia di loro costretti a trattamenti disumani nei lager libici o abbandonati nel deserto, prima ancora che essere mandati a morire in mare da un Paese in mano a milizie e gruppi criminali, molto meno affidabili degli interlocutori marocchini.

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