Quali sono i Paesi contrari al Global Compact

29 Novembre 2018 15.00
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All'interno del governo gialloverde si cerca di ricomporre la frattura sul Global Compact: Matteo Salvini ha assicurato unità di intenti tra Lega e M5s e il premier Giuseppe Conte ha fatto un passo indietro mettendo la scelta nelle mani del parlamento. Intanto, anche in Europa e nel mondo i Paesi si dividono sul tema, tra quelli favorevoli alla cornice di principi proposta dall'Onu attraverso la quale gestire le migrazioni e quelli decisamente contrari.

L'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha precisato più volte che il Global Compact non è un quadro giuridicamente vincolante e non creerà nessun obbligo giuridico per gli Stati, ma la questione sta assumendo naturalmente sempre più un aspetto puramente politico.

I PAESI CONTRARI AL GLOBAL COMPACT

I primi a tirarsi fuori dall'accordo sono stati gli Usa, che nel 2017 furono l'unico Paese dell'Onu ad opporsi al testo delle Nazioni Unite. In seguito, a dirsi indisponibili a firmare si sono detti i Paesi Est-europei del gruppo Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia), l'Austria, la Slovenia, la Bulgaria, la Svizzera e, fuori dall'Europa, l'Australia e a Israele. In Estonia il dibattito ha quasi fatto cadere il governo mentre in Belgio i nazionalisti fiamminghi soci di minoranza dell'esecutivo hanno dichiarato il documento «particolarmente problematico». La lista dei riottosi insomma potrebbe allungarsi, mentre si avvicina la data della firma. Una posizione, la loro, che ha ricevuto critiche sia dalla stessa Onu sia dalla Commissione europea. Se «i Paesi in dubbio avessero letto il testo, sarebbero rimasti», ha sottolineato nelle scorse settimane il presidente Jean-Claude Juncker.

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