Golden power su Tim, il governo non molla la presa

Redazione
10/08/2017

Dopo l'affondo del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, Tim e Vivendi si difendono sostenendo che per l'acquisizione della compagnia che...

Golden power su Tim, il governo non molla la presa

Dopo l'affondo del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, Tim e Vivendi si difendono sostenendo che per l'acquisizione della compagnia che gestisce la rete italiana delle telecomunicazioni il golden power non possa scattare. E a supporto della loro tesi portano il parere pro veritate firmato dal giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese e da Andrea Zoppini, già consigliere giuridico della presidenza del Consiglio, consulente del ministero dell'Economia e della Banca d'Italia. Il documento è già da alcuni giorni sul tavolo del governo, che però non molla la presa. L'istruttoria è condotta dal Comitato tecnico per l'esercizio dei poteri speciali e segue il suo corso.

TIM E VIVENDI HANNO CHIESTO PIÙ TEMPO. Lunedì 7 agosto la notifica ufficiale è arrivata alle due società, con la richiesta di rispondere entro 10 giorni. Tim e Vivendi, che non confermano e non commentano, avrebbero chiesto più tempo e il Comitato tecnico avrebbe concesso una proroga al 23 agosto. Il governo vorrebbe che l'istruttoria si chiudesse entro fine mese per poi prendere posizione entro metà settembre, e per l'esecutivo le memorie inviate precedentemente non hanno valore.

PER CASSESE E ZOPPINI NESSUNA NOVITÀ. Secondo Cassese e Zoppini, tuttavia, la posizione di Vivendi non provoca «alcun pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e della continuità degli approvvigionamenti». Non ci sarebbero quindi i presupposti per far scattare il golden power, né per esigere una notifica al governo sulle variazioni della presenza del socio francese in Tim, poiché non ci sarebbero novità sul controllo dell'azienda ai sensi del codice civile.

La documentazione richiesta dai tecnici del governo, secondo indiscrezioni di stampa, sarebbe comunque ben più ampia. E deve comprendere delibere e atti societari fino ai progetti industriali, se si acquisiscono partecipazioni in imprese che operano nei settori che la legge sul golden power definisce strategici. In Borsa, intanto, il titolo Tim scivola dell'1,6%, accusando il pressing non solo del governo, ma anche di Consob e Agcom.

LA SMENTITA DEI FRANCESI. Lunedì 7 agosto, infatti, Vivendi è dovuta uscire allo scoperto, chiarendo all'Authority guidata da Giuseppe Vegas «di non esercitare alcun controllo di fatto su Telecom Italia ai sensi del Testo unico della finanza e del Codice civile: la partecipazione detenuta in Telecom Italia, infatti, non è sufficiente a determinare alcuno stabile esercizio di un'influenza dominante sulle assemblee dei soci», hanno detto i francesi in quella sede, smentendo un loro precedente comunicato.