Perché Google rischia di essere bloccato in Russia

Perché Google rischia di essere bloccato in Russia

12 Dicembre 2018 13.03
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La Russia non esclude di bloccare l'accesso a Google, se il colosso non rispetterà la controversa legge che vieta ai motori di ricerca di mostrare i siti web inseriti nella black list delle autorità di Mosca. La minaccia è arrivata da Vitali Subbotin, numero due di Roskomnadzor, l'agenzia statale russa che vigila sulle telecomunicazioni. Nella black list stilata dal Cremlino, oltre a siti che incitano alla violenza e al terrorismo, sono finiti anche quelli che hanno ospitato gli appelli del leader dell'opposizione, Alexei Navalny, a scendere in piazza per manifestare – anche senza autorizzazione – contro il presidente Vladimir Putin. L'11 dicembre Roskomnadzor ha annunciato di aver multato Google per non avere oscurato dal motore da ricerca gli appelli di Navalny. La sanzione è pari a 500 mila rubli, circa 6.600 euro. A settembre, in occasione delle elezioni locali e regionali in Russia, Google aveva comunque eliminato dalla sua piattaforma i video di YouTube che contenevano questi appelli, sotto la pressione di Mosca.

Dal 2012 la Russia ha progressivamente inasprito le sue regole per il web. Al momento dell'introduzione della black list, l'elenco era stato descritto come un mezzo per proteggere i minori da contenuti dannosi come esaltazione delle droghe, del suicido o materiale pedopornografico. Nel 2013 la legge è stata modificata con una clausola per bloccare i contenuti «sospettati di estremismo», compresi la «convocazione di riunioni illegali», l'«incitamento all'odio» e ogni altra azione che «viola l'ordine costituito». Nel 2014, con l'esplosione della crisi in Crimea, Roskomnadzor ha bloccato alcuni siti che criticavano la politica russa in Ucraina. Negli anni successivi la legge è stata usata per oscurare caricature di Vladimir Putin e contenuti Lgbt.

ALLO STUDIO DEL GOVERNO RUSSO C'È UNA NUOVA STRETTA

Attualmente i motori di ricerca sono obbligati a cancellare alcuni risultati, i servizi di messaggistica devono rendere note le chiavi di cifratura agli agenti della sicurezza nazionale e i social network devono conservare i dati personali degli utenti russi in data center localizzati all'interno del Paese. È inoltre allo studio un'ulteriore stretta, che prevede multe più pesanti per chi non si adegua. La proposta è di alzare le sanzioni all’1% del fatturato annuale generato in Russia, una cifra che potrebbe rivelarsi pesante. Come scrive CorCom, infatti, nel 2017 la filiale russa di Google ha totalizzato un fatturato di 45,2 miliardi di rubli. Il che potrebbe quindi tradursi, in caso di violazioni dimostrate, in una sanzione pari a circa 7 milioni di dollari, mentre oggi Mountain View rischia al massimo di dover pagare 10.500 dollari. La proposta del governo russo, infine, mantiene per le autorità il potere di bloccare i servizi online che non osservano le norme.

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