Governo, la grana Conte fa scricchiolare l’asse Lega-M5s

22 Maggio 2018 19.23
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AGGIORNAMENTO: Conte convocato al Quirinale per le 17.30 del 23 maggio

Sembrava quasi fatta, ma ora l'accordo tra Lega e Movimento 5 stelle sul candidato premier e sulla squadra di governo sembra di nuovo prendere il largo. La rincorsa verso l'incarico al candidato giallo-verde e a seguire la delicata architettura di pesi e contrappesi tra le due forze politiche inizia a scricchiolare sotto il peso di due macigni: il fardello del candidato al Tesoro che vuole Matteo Salvini ma che lascia dubbioso il Colle e il profilo del candidato premier portato da Luigi Di Maio, finito sotto la lente macroscopica del mondo intero mentre rimbalza la polemica, tutta italiana, dell'avversione ai premier 'tecnici'.

TORNA LA SUGGESTIONE DI MAIO PREMIER. Sono i due tasselli che stanno mettendo così a rischio l'impalcatura del nascente governo da far balzare di nuovo all'ordine del giorno il ritorno della tentazione Di Maio premier. Un'opzione che sembra arrivare soprattutto come un warning di avviso ai naviganti. M5s e Lega ostentano tranquillità e pubblicamente vanno dritti per la loro strada. «Nessun veto» è arrivato dal Quirinale sul nome di Paolo Savona e, dunque, si va avanti così.

GIORGETTI COME CARTA DI RISERVA. A metà giornata ancora non sembrava palesarsi alcun cambio di scenario rispetto alla vigilia. Ma subito dopo, durante un faccia a faccia lontano da occhi e orecchie indiscreti, Di Maio e Salvini hanno dovuto prendere il toro per le corna. Riesaminare il caso Savona e, soprattutto, valutare la tempesta piovuta sul nome di Conte. Con una consapevolezza ben chiara. Se il Colle dovesse mettere il bastone alle ruote del carro di Salvini, allora si rimetterebbe tutto in discussione. Se dovesse arrivare il niet su Savona, allora sarebbe necessario rimettere in discussione il ruolo di Giancarlo Giorgetti e comunque si tratterebbe di ricercare la quadra su due incarichi di peso nel nascituro governo.

SALVINI MINACCIA IL RITORNO ALLE URNE. Tanto che se si dovesse decidere di ripartire da capo si rischierebbe di ricominciare anche dal nome del premier. Che oggi ha iniziato a scricchiolare sotto il peso di attacchi che nessuno può sapere se siano finiti. I due leader hanno messo sulla scacchiera le loro pedine, ma il M5s ha tentato lo scacco matto: attenti, pare dire, che se Conte dovesse cadere, allora l'unico candidato in pista non può che essere il capo politico del M5s. Una ipotesi contro la quale il leader della Lega ha alzato immediatamente la barriera difensiva paventando a Di Maio il rischio che si azzeri proprio tutto andando alle elezioni anticipate.

IN ATTESA DEL RESPONSO DI MATTARELLA. «Figuriamoci, Luigi premier resta sempre la nostra prima opzione. Ma ora si ragiona su Conte, lui è il nostro candidato», assicura uno della cerchia degli stretti collaboratori del capo politico. Da qui, almeno dal punto di vista formale, la decisione dei due leader di restare fermi ed aspettare le mosse del presidente della Repubblica. Dovrà essere il Colle a dire no a un accordo così faticosamente raggiunto dopo due mesi e mezzo di trattative. E fare a quindi muro sui loro candidati. Per ora, assicurano a fine giornata Lega e M5s «il clima è sereno e costruttivo. Si va avanti, al centro della discussione gli ultimi dettagli in attesa della convocazione del presidente Mattarella».

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