Governo tra frizioni e prove di pace dopo lo scontro Conte-Salvini

Il leghista prova a gettare acqua sul fuoco. Ma non rinnega l'incontro coi sindacati. Mentre Fico lo incalza sul Russiagate. E Di Maio attacca sulla riforma fiscale: «Giù le mani dagli 80 euro, sono soldi dei cittadini».

16 Luglio 2019 12.23
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Il giorno dopo il riacutizzarsi delle tensioni tra il premier Giuseppe Conte e il suo vice Matteo Salvini, ai ferri corti sul caso Russiagate e per l’incontro tra il leder leghista e le parti sociali, nella maggioranza si prova a gettare acqua sul fuoco. Lo ha fatto per primo lo stesso Salvini, ribadendo che «non c’è stato alcun incidente» con Conte. I tempi della manovra? «Sono dettati dal presidente del Consiglio, la firma è sua, noi diamo il nostro valore aggiunto. Oggi parlerò con lui, stiamo lavorando per ridurre le tasse».

LE PROMESSE DI TRIA SU SANITÀ E ISTRUZIONE

Di manovra, in audizione al Senato sul decreto salva-conti, ha parlato anche il titolare del ministero dell’Economia, Giovanni Tria, spiegando che la prossima legge di bilancio sarà finanziata attraverso «una riduzione della spesa corrente» ma che «non ci saranno tagli a sanità e istruzione». Quanto alle spese per il welfare, le uscite «dovranno essere razionalizzate». Ma i diritti acquisiti al reddito di cittadinanza e alla pensione quota 100 non correrebbero pericoli.

IL NODO DELLA RIFORMA FISCALE

Nel pomeriggio del 16 luglio, sul tema della riforma fiscale sempre più caro alla Lega, è arrivato l’affondo di Luigi Di Maio: «Se si vuole fare la flat tax ben venga, l’unica cosa che non ho visto ancora sono le coperture. L’unica cosa che non voglio è che si tolga da una parte per mettere dall’altra. Io non sono affezionato agli 80 euro, ma quelli non erano soldi di Renzi, quelli sono soldi degli italiani. E se si dice ai cittadini “ti tolgo 80 euro per fare la flat tax”, o peggio “ti aumento l’Iva” per fare la flat tax, per me questo è inaccettabile».

GARAVAGLIA: «COSÌ È DURA ANDARE AVANTI»

Non a caso il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, ha espresso le sue perplessità sulla tenuta dell’esecutivo in vista della manovra 2020: «Il governo andrà avanti? Dipende dalla buona volontà di tutti. È difficile dirlo, Salvini ci mette tanta buona volontà, bisogna capire se questo caos prima o poi finisce o prosegue. Se questa continua situazione di tensione non termina, è più difficile andare avanti».

SALVINI NON ARRETRA SULL’INCONTRO CON I SINDACATI

Eppure, per Salvini, convocare i sindacati al Viminale non è stato «uno sgarbo istituzionale», perché «facciamo qualcosa di utile all’Italia e al governo, raccogliamo idee proposte e suggerimenti, prepariamo un taglio delle tasse che è fondamentale per questo Paese che spero l’Europa ci lasci fare senza storcere il naso». E comunque «ci siamo riaggiornati con le 43 associazioni al 6-7 agosto».

IL PRESSING DI FICO SUL CASO SAVOINI

Ma a incalzare il ministro dell’Interno, questa volta sui presunti fondi russi alla Camera, è stato il presidente della Camera Roberto Fico, riecheggiando le parole già spesa da Conte appena 24 ore prima. «Se riportiamo il dibattito dentro il parlamento è sempre qualcosa di positivo e di giusto», ha detto Fico parlando della richiesta a Salvini di riferire in Aula. «Quella è la strada più giusta». Sulla tenuta dell’esecutivo, Fico è stato altrettanto netto: «Non c’è altro governo per me in questo momento se non con il presidente Conte». A stretto giro le parole della terza carica dello Stato sono state sotto sottoscritte dall’altro vicepremier Luigi Di Maio. «Secondo me Salvini deve andare a riferire in parlamento sulla questione Russia», ha detto il leader pentastellato da Bologna. «Sono sicuro che ci andrà e così ci darà anche modo come maggioranza di difenderlo».

IL MINISTRO: «RISPONDO A TUTTO DURANTE IL QUESTION TIME»

Il pressing, infine, pare aver sortito effetto, se è vero che Salvini, conversando coi giornalisti ha detto: «Certo che vado in parlamento. È il mio lavoro. Ci vado bisettimanalmente e per il question time durante il quale rispondo su tutto lo scibile umano, sempre». Ma la buriana non sembra essere passata dato che di lì a poco è stato ancora Di Maio a punzecchiare l’altro azionista di governo. «Chi vuole incontrare i sindacati lo può fare», ha detto, «quello che però mi dà noia in questo momento è che lo si faccia per sviare da una questione molto più grande che è quella di un vice primo ministro che secondo me deve andare a riferire sulla questione russa».

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